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mercoledì 9 maggio 2012

poesia

Quanti sassi butterai nel mare,Maria,
con gli occhi bambini  che cercano
il tuo Manolis, pescatore di pesci ragazzo,
quanti sassi per rubare un'occhiata Maria,
quanti sassi buttati nel mare.

Il mare é pieno d'acqua e di pesci,
le reti sono gialle, i bambini
giocano con gli spruzzi e la sabbia.

Inarchi il nudo magro e lungo Maria,
 raccogli i capelli, ti tendi tutta
cercandoti un corpo di donna
troppo acerbo, ancora, troppo acerbo,
e ti brucia negli occhi questo sogno
che giochi, nervosa, questo gioco
che sogni, nervosa, Maria.

Manolis,,  pescatore di pesci, sorride pigro,
tra i denti bianchi, principe del mare,
tendendo svogliato le reti, lasciandosi  baciare
dai tuoi occhi, cercandoli, pigro,
pescatore di pesci del mare.

Dove andranno di notte le stelle,Maria,
dove vanno le barche, nel buco immenso
del buio? Dove  vanno i tuoi sassi, Maria?
Dove  sono di notte i gabbiani corti, dalle ali
immense?  Dove  vanno i tuoi sassi,
che butti, con occhi che cercano altrove, Maria?

Sulla porta di casa  ride nei denti bianchi,
pescatore di stelle del cielo,
Manolis, principe pigro,
mentre passa e ripassa ,Maria,
lanciando ami pungenti di sguardi,
bruciando sogni ragazzi; bruciando
il suo corpo bambino, passa e ripassa Maria.

Tenera , dolce Maria, bambina
che vuole essere grande;
che fatica essere donna, che fatica
in un sogno di sole e d'acqua,
che fatica gridare nell'aria con tutto il corpo,
corpo acerbo di bambina, la pazza
euforia di farfalle e fiori d'ibisco
che ti riempie tutta, regalandoti, infine,
quel corpo che già ti sentivi.

Quanti sassi ha buttato nel mare , Maria,
con gli occhi di bambina che cercano
il suo Manolis, pescatore di pesci ragazzo,
quanti sassi per rubare un'occhiata,Maria,
quanti sassi buttati nel mare!

20.7.80 Leros-Panteli

poesia


LIQUIDA


Si scioglie
lo sciabordìo d'acqua
ma coglie questo sopore
alla soglia del sonno

pare non voglia
lasciarti andare
e continua a cullare

fresca ti fascia
fino a
lambirti la coscia
mentre liscia cola
l'acqua che inonda
e dilava
leccando le membra
e lascia
un ondeggiare che cresce
sembra

l'onda e liquida inonda
liscia
         lo stare sospeso
se fascia

riesce a scioglier
la soglia vicina
alla veglia

e ti lasci librare
nel volo liquido
di pesce

17.08.06 Ibiza

FINESTRE


FINESTRE
Si spalancavano così,all’improvviso,
su altre dimensioni del tempo
dolci, languide se vuoi, malinconiche
o piene di immensa nostalgia. Del passato
e anche del presente. Del futuro,forse?
Piene di speranza anche, e di paura.
L’aria tersa giocava repentine zoomate
gratuite, immeritate forse. Avanti e indietro,
come in una giostra delle fiere d’un tempo.
Canzoni leggiadre cantavano in falsetto
sulla cornice di legno antico; sugli svolazzi
di farfalle e di uccelli squittenti, sulle ragnatele
di poliammide.
Ed era, ogni volta, un tuffo al cuore,
un’extrasistole che inciampava sui propri passi,
un navigare sospesi.
E altre, ancora, all’infinito s’aprivano
dentro quelle, con giochi ed effetti allucinati. Mondi
nuovi ogni volta, ancora, da non riuscire a raccontarlo.
Sogni nei sogni, in magiche scatole cinesi, nel gioco
di specchi all’infinito; e anche oltre. Ed erano gratis.
Offerta promozionale al millesimo clandestino
della speranza, regalo assoluto.
Trasudavano profumi
di ginepro e di salmastro. Di pino mugo e di corteccia.
E stentavi davvero a credere che quello fosse un sogno
un po’ più vero e reale, di quello nel quale era appena
affogato quell’altro… Sì, all’infinito, nel caleidoscopio
tremante.
La brezza soffiava piano nel suo flauto,
per non svegliare l’attesa. Per non rovinare l’incanto.
                luglio 2011 Nanni Omodeo Zorini





martedì 1 maggio 2012

Panta rei, os potamos

  "Panta rei, os potamos"

Disse, guardando da fuori

Il se stesso che
                                   Si andava
Lasciando vivere:
                                   Galleggiando
Scorreva- nella sera malata

            Aveva poi trovato
Negli angoli remoti di ieri
La propria immagine stagliata
Che aveva dimenticato

            Il morbido della tua pelle
            Rivoltato come un guanto
            Mostrava l’anima nuda
Con lingue di fuoco
Leccò via le ferite
E ti riscopristi viva
E nuda tra le sue mani

            Il Maestro, allora,
Ti prese per mano
            Traversando il tramonto

Tu, tremavi, contenta

domenica 29 aprile 2012

profumi lontani

Odore di eucaliptus
ai giardini di Naxos
                              vendemmiati
di pioggia distesa
Il tuo sorriso si apre
                       come una mandorla
mentre il giorno
                         piano




scivola giù
un po' più in basso
dove comincia la sera
Averti incontrata qui
in questa terra di Sicilia che al dicembre
matura
gli aranci
aggrappati a
questa terra nera
Le parole che tentano
un dialogo provvisorio rimbalzano
tra noi
           come
frutti succosi
giocati a palla in un mosaico romano
Sfioro la tua presenza strana e straniera
straniero
                nell'idioma
gallico che balbetto
                               impacciato
Odore del     profumo
                                    grazioso
della tua spigliata eleganza

Giardini di Naxos (in un tempo remoto, di qualche trilione di anni)
Taormina ,dicembre '82

giovedì 26 aprile 2012

C'erano albe spaventate...

C’erano albe spaventate e tremori di improvvise

repentine separazioni, ricordi ?
                                                       Poi venne una pace calma
in cui ci tuffavamo cercando refrigerio alla calura eccessiva.

Son passati ormai mille anni, non credi, o più.
La brezza ci porta sorrisi più nuovi; la terra s’è fatta
più mite e sorride la sera.
                                           La città s’è calmata
dei suoi furori e morbida si mette il pigiama estivo;
allora mi addormento ,
così, come una cosa normale.


martedì 1 novembre 2011

Wormhole


Omodeo Zorini Nanni  Wormhole
ISBN: 9788848812054  Pagine: 382     /7/S/1/
€ 13,00- acquistabile: http://www.lampidistampa.it/index.php?p=catalogo&id=1562    e c/o librerie Novara: Lazzarelli; Mondadori (p.zza Erbe); Corsico (Ipercoop)
Wormhole- Eugenio per organizzare una cena e rincontrare ex-compagni di liceo compie un viaggio a ritroso attraverso i reperti del proprio vissuto: frammenti di diario, lettere, vecchi abbozzi di narrazione incompiute, testi poetici,… che vengono inseriti nel mosaico della narrazione.
Con frequenti flash-back all’indietro, in varie epoche e luoghi. (la“macchina del tempo” letteraria prende in prestito la teoria del ponte di Rosen-Einstein del ‘wormhole’). Cena e macchina del tempo costituiscono la cornicecontenitore di segmenti narrativi e “reperti”. L’apertura della “quarta parete” (v. film “La rosa purpurea del Cairo” - W. Allen, ripresa da “Suburbio e fuga” di R. Queneau) crea una violenta osmosi tra i piani di realtà e la narrazione.
L’impasto narrativo è composito e variegato per linguaggio, situazioni e per stili, che variano nei vari contesti: dalla narrazione piana al linguaggio ricercato e sperimentale, infarcito di dialettalismi, onomatopee e neologismi.
Nell’“introduzione” i personaggi si presentano, al pubblico-lettore coralmente e poi ciascuno per proprio conto. La teoria/visione del narrare è rielaborata da varie più autorevoli: Pirandello, Pennac, Queneau, Calderon de la Barca,… Ultima trovata (presente ad esempio in O. Pamuk e in moltissima produzione pittorica) è quella di introdurre l’autore nel racconto.
Per rendere più agevole il percorso tra materiali narrativi eterogenei viene proposto in appendice, un “navigatore”, a mo’ di mappa di google heart, una “linea del tempo” cronologica e una guida alla lettura... Un altro gioco letterario

domenica 19 giugno 2011

Abbiamo voglia di essere felici 
in queste giornate di sole 
che rubiamo all'inverno 
incatenandolo, con le nostre risa, 
e,magicamente stregandolo.
Abbiamo voglia di buttare all'aria 
gli stracci
e ballare
con le facce dippinte
d'azzurro
Le chitarre provano gli accordi 
e divampano
voglie di fiore di pesco-
1/3/80

lunedì 16 maggio 2011

Zeca Afonso - Grândola, Vila Morena


http://www.youtube.com/watch?v=gaLWqy4e7ls

(traduzione di google) Grândola, Vila Morena Grândola, villaggio scura terra di fratellanza è il popolo che maggior parte degli ordini dentro di te, della città o dentro di te, o città è la gente che maggior parte degli ordini Terra fraternità Grandola, città scura Ad ogni angolo, un Friend In ogni volto, l'uguaglianza Grândola, scuro villaggio terra fraternità fraternità terra Grândola, città scura in ogni volto, l'uguaglianza è il popolo che la maggior parte dei comandi , all'ombra di una quercia non sapeva che età ho giurato di avere il compagno Grândola, la vostra volontà Grândola la tua volontà hanno il compagno giurato All'ombra di una quercia non sapeva che età

José Afonso, no(da Wikipedia) 25 aprile 1974 : la rivoluzione dei garofanime completo José Manuel Cerqueira Afonso dos Santos ((da Wikipedia) Zeca Afonso -  Aveiro2 agosto 1929 – Setubal23 febbraio 1987), è stato un cantautore portoghese.
Nato il 2 agosto del 1929 ad Aveiro, "nella parte della città orientata verso il realismo e verso il mare", in una famiglia di amministratori coloniali dell'impero lusitano, di orientamenti reazionari, pro-salazaristi e addirittura filo-hitleriani, divenne la voce della Resistenza, della rivolta e della rinascita del suo paese.L'infanzia e l'adolescenza [modifica]
Quando il padre, José Nepomuceno Afonso, viene trasferito in Angola, nel 1930, come delegato del procuratore della Repubblica, il piccolo José rimane a Aveiro per motivi di salute, affidato alle cure della zia Gigé e dello zio Xico, un “repubblicano anticlericale e contrario alla dittatura di Sidónio Pais. Un uomo integro.”.
Dal 1932 al 1937 José Afonso vive con in genitori ed i fratelli in Angola, incantato ed abbagliato dalle immensità africane. Il suo rapporto fisico con la natura è la causa del suo profondo legame con il continente africano, che si rifletterà in tutta la sua vita. I fragori dei tuoni, i grandi fiumi attraversati su delle zattere e la foresta gli avevano occultato la realtà coloniale. Solo anni dopo,  esercitando la sua cattedra di insegnamento in Mozambico, avrà modo di conoscere l’amare immagine della società coloniale modellata sullo stile dell’apartheidsudafricano.
Nel 1937 ritorna a Aveiro, dove è ricevuto dalle zie materne; nello stesso anno parte per il Mozambico. A Lourenço Marques (l’odiernaMaputo) rivede i genitori e i fratelli, con i quali vivrà per l’ultima volta assieme fino al 1938. Tornato  in Portogallo, nel 1938, José Afonso viene ospitato dallo zio Filomeno, allora presidente della Camera dei deputati  già in pieno regime salazarista, a Belmonte. L’anno dopo i genitori sono già a Timor, dove verranno catturati e deportati dagli occupanti giapponesi, fino al 1945. Per tre anni José Afonso rimane senza alcuna notizia dei genitori.
La formazione politica [modifica]
A Belmonte, “Zeca” Afonso termina l’istruzione primaria e vive nell’ambiente più profondo del salazarismo clericale e fascista, di cui lo zio è fervente ammiratore e sostenitore. “Fu l’anno più brutto e disgraziato della mia vita”, ebbe ad ammettere in confidenza. Filofranchista e filonazista, lo zio di José Afonso lo costringe a indossare la divisa della “Mocidade Portuguesa”, l’organizzazione giovanile salazarista fondata a modello della “Gioventù Fascista” italiana e della “Hitlerjugend” tedesca. Ma con il suo arrivo a Coimbranel 1940, ospitato da una zia molto religiosa, le sue pulsioni più intime si sovrappongono alle influenze familiari. José Afonso comincia a cantare verso la fine del quinto anno del liceo “Dom João III”, e la sua voce non resta indifferente e comincia a risuonare per la città vecchia.
 I tradizionalisti cominciano a chiamarlo “Il ragazzino che canta bene.”
A Coimbra passa per le “Repúblicas”, le libere associazioni studentesche, ove conosce l’amicizia e la goliardia accademica. Sedotto dalla città e dalla sua atmosfera, ha i suoi primi contatti con l’associazionismo cooperativo e
 ricreativo e gioca a calcio nella squadra dell’Università, la “Académica” girando con la squadra un po’ per tutto il paese. Nei collettivi conosce dei “tipacci popolari”, tra i quali Flávio Rodrigues, che ammira come grande chitarrista, superiore addirittura a Artur Paredes.Si inizia all’arte della serenata e canta in “feste e sagre di paese.Un’occasione qualsiasi bastava per invitare degli studenti di Coimbra, che si riempivano la pancia a facevano cantare la gente...”
Da studente, fa parte di vari gruppi dell’ “Orfeão Académico de Coimbra” e della “Tuna Académica da Universidade de Coimbra”; con i gruppi tiene spettacoli non solo in Portogallo, ma anche in Angola e in Mozambico. José Afonso diviene una vera stella del fado di Coimbra, tradizionale e lirico; ma è anche l’epoca in cui, alla ricerca delle canzoni  della più autentica tradizione popolare, José Afonso entra in contatto con gli ambienti sociali più miserevoli (il Portogallo era di gran lunga il paese più povero dell’intera Europa occidentale), specialmente nella città di O' Porto. È  proprio dal poverissimo quartiere di Barredo che trae l’ispirazione per la ballata “Menino do Bairro Negro”.
I primi dischi [modifica]
Nel 1958 José Afonso scrive il suo primo disco, “Baladas de Coimbra”, proprio nel momento in cui accompagna e sostiene il movimento che si è raccolto attorno alla candidatura alla presidenza di Humberto Delgado. Si tratta di elezioni in cui il regime, per dimostrare una sua “apertura democratica”, ha permesso che si presentasse un candidato chiaramente di opposizione; ciononostante, si tratta di un’apertura di pura facciata. Vengono commessi ogni sorta di brogli elettorali e di intimidazioni violente nei confronti dell’opposizione; passa naturalmente il candidato del regime (Américo Tomás, che nel 1974 verrà cacciato assieme a Marcelo Caetano dalla “Rivoluzione dei Garofani”) e Delgado deve prendere la via dell’esilio per sfuggire alle persecuzioni della PIDE. Più tardi, José Afonso  incide “Os Vampiros” che, assieme alla “Trova do Vento que Passa”, scritta da Manuel Alegre e interpretata da Adriano Correia de Oliveira, costituisce una pietra miliare nella canzone di impegno e di resistenza antifascista.
Nel maggio del 1964,José Afonso tiene un concerto a Grândola, una cittadina della regione meridionale dell’Alentejo, dove ha modo di conoscere la locale realtà associativa e cooperativa (la “Sociedade Musical Fraternidade Operária Grandolense” è stata fondata alla fine degli anni ’40 e subisce in ogni momento la mannaia del regime);
 impressionato fortemente, se ne ricorderà anni dopo scrivendovi sopra una canzon. Poco dopo, José Afonso parte ad insegnare in Mozambico; professore di liceo, svolge un’intensa attività politica anticolonialista che gli causa i primi gravi problemi con la PIDE e con l’amministrazione coloniale. Più tardi torna in Portogallo, dove viene inviato a insegnare a Setúbal (non lontano da Grândola), ma la sua attività di oppositore totale al regime si intensifica e viene  espulso dall’insegnamento. Per sopravvivere si vede costretto a dare lezioni private e incide più tardi il suo primo album, "Baladas e Canções".
Tra il 1967 e il 1970, José Afonso svolge un’attività politica e musicale enorme e diventa un simbolo della resistenza antifascista. Viene numerose volte arrestato dalla PIDE, tiene contatti con la resistenza in esilio, con il PCP (il Partido Comunista Português di Álvaro Cunhal) e con la sinistra radicale. Nel 1969 partecipa al primo incontro della “Chanson Portugaise de Combat” a Parigi e si impegna moltissimo nell’elezione dei deputati all’Assemblea Nazionale della CDE a Setúbal, incidendo anche l’album Cantares do Andarilho", per il quale ottiene il primo premio della “Casa de Imprensa” (l’associazione dei giornalisti portoghesi) per il miglior disco dell’anno, e il premio per la migliore interpretazione. Bersaglio di continue censure, il suo nome viene totalmente bandito dalla carta stampata e dalla televisione; alcuni giornali, per poterlo ancora nominare, devono ricorrere a...scrivere il suo nome al rovescio, e compare quindi spesso un misterioso “Esoj Osnofa”.
Cantigas do Maio e Grândola vila morena [modifica]
Con gli arrangiamenti di José Mário Branco, nel 1971, pubblica quello che è forse il suo disco più conosciuto ed importante, "Cantigas do Maio". È l’ album che contiene Grândola vila morena , la canzone-simbolo della
rivoluzione antifascista di tre anni dopo. Grândola vila morena era stata composta in omaggio alla "Sociedade Musical Fraternidade Operária Grandolense", una delle prime cooperative e associazioni operaie severamente represse dal regime.
Fu infatti proprio la trasmissione di questa canzone di José Afonso (fino ad allora assolutamente proibita) dalle onde di "Limite", il programma musicale quotidiano notturno di "Rádio Renascença", un'emittente cattolica, che diede il segnale d'inizio, alla mezzanotte del 25 aprile 1974, alla Revolução dos cravos, la Rivoluzione dei garofani  (così chiamata dai fiori che una venditrice ambulante si mise a offrire ai militari di sinistra la mattina del sollevamento, in Praça do Comêrcio) che mise fine alla dittatura fascista ortoghese, che durava da cinquant'anni.
Dopo la rivoluzione, José Afonso dichiarerà: “Non sapevo assolutamente della decisione del Comitato delle Forze Armate di utilizzare la mia canzone come segnale per la rivolta, e non mi resi conto mmediatamente della portata della cosa. Me ne resi conto solo quando, nei giorni immediatamente susseguenti agli avvenimenti, cominciai a sentirla cantare da non so quante persone per le strade. Fu una sensazione bellissima e strana al tempo stesso.”
Intanto, “o Zeca” partecipa a vari festival dove viene coraggiosamente invitato. Viene pubblicato un libro, “José Afonso”, coordinato da Viale Moutinho, che viene sequestrato due giorni dopo la sua apparizione. Incide l’album "Eu vou ser como a toupeira", e, nel 1973, canta al III Congresso dell’Opposizione Democratica e incide "Venham 
mais cinco".
Dopo la Rivoluzione [modifica]
Dopo la “Rivoluzione dei Garofani partecipa a numerosi "cantos livres" e incide l’album "Coro dos Tribunais", dove si avvale della collaborazione, tra gli altri, di Fausto, Adriano Correia de Oliveira, Vitorino e José Niza. Nel 1975
canta in un gran numero di spettacoli di vario genere (anche di danza) e incide un altro album fondamentale, "Com as minhas tamanquinhas". Nel 1976 appoggia la candidatura alla presidenza di Otelo Saraiva de Carvalho; nel 1981 tiene uno spettacolo al Théâtre De La Ville de Paris, compone la musica per lo spettacolo teatrale "Fernão Mendes" per la
compagnia della "Barraca" e incide "Enquanto há força" e "Fura fura".
Nel 1985 José Afonso si ammala gravemente e tiene il suo ultimo spettacolo al Coliseu di Lisbona. Si moltiplicano i riconoscimenti e gli omaggi, e viene addirittura decorato con l’ “Ordem da Liberdade”. Non cessa comunque la sua  attività politica e appoggia la candidata di sinistra alla presidenza della repubblica, Maria de Lourdes Pintasilgo  (che non viene eletta). Incide anche il suo ultimo disco, Galinhas do Mato.
José Afonso muore il 23 febbraio 1987 all’ospedale di Setúbal.Album [modifica]
·                     Baladas e Canções (1964)
·                     Cantares do Andarilho (1968)
·                     Contos Velhos, Rumos Novos (1969)
·                     Traz Outro Amigo Também (1970)
·                     Cantigas do Maio (1971)
·                     Eu Vou Ser Como A Toupeira (1972)
·                     Venham Mais Cinco (1973)
·                     Coro dos Tribunais (1974)
·                     Com As Minhas Tamanquinhas (1976)
·                     Enquanto Há Força (1978)
·                     Fura Fura (1979)
·                     Fados de Coimbra e Outras Canções (1981)
·                     Como Se Fora Seu Filho (1983)
·                     Galinhas do Mato (1985)