scegli argomenti:

giovedì 3 gennaio 2019

SEMPRE AD INVENTARE IL PASSATO

SEMPRE AD INVENTARE IL PASSATO
(per Artemisia, naturalmente!)
C'è da dire che per essere stanco ero abbastanza stanco quel giorno.
Avevo riempito di infinite attività le ore dell'orologio a cominciare dall'alba.
E inoltre mi ero piacevolmente dedicato anche al mio ospite a quattro zampe.
Lunghe camminate nel piccolo parco con collina che aveva proprio dietro casa.
Ogni tanto si sentiva il sibilo del treno che passava dietro gli ultimi cespugli. Si vedevano i vagoni e se ne sentiva la vibrazione anche se attutita dalla distanza sulla strada ferrata.
In quel periodo l'ospite era abbastanza irritabile. In vari momenti della giornata col suo iperudito avvertiva in lontananza gli ultimi beceri e stupidi botti. Chi li aveva sparati disturbando la quiete la notte di Capodanno, doveva averne conservato ancora qualcuno. Oppure l'aveva dimenticato. Stupidamente di nuovo. Ne avevo intravisti alcuni nel negozio di cose cinesi, dove ero andato a comprare i miei incensi e le bacchette di sandalo profumato. Addirittura ero rimasto spaventato quando, alla cassa davanti a me, oltre alle solite bacchette incartate di carta colorata, un'immensa confezione. Delle dimensioni di una scatola di pelati grande, da kilogrammo. Cercava di celare la sua pericolosità deflagrante sotto l'involucro dall'aria innocua.
Una cosa del genere l'avevo forse già vista negli anni trascorsi.
Non sempre è possibile scegliere le conoscenze e le persone da frequentare. Mi era probabilmente accaduto di restare orripilato, sgomento, preoccupato nell'assistere per quanto da lontano alle giravolte luminose. Ai botti prolungati. Alternati a vicenda a piccoli serpenti di luce che sfrecciavano fischiando da tutte le parti. Roba da matti, avevo pensato allora tenendomi più discosto possibile. La radio il primo gennaio aveva offerto un resoconto delle persone rimaste ferite in quell'occasione di falsa, rumorosa, festosità.
Mi era venuto da dirmi che tali riti visivi a base di polvere pirica, potevano avere avuto forse qualche significato in tempi remotissimi. Ma restavano ora parodia rumorosa pericolosa e fondamentalmente idiota delle azioni di guerra. Delle specie di audiovisivi rozzi e barbarici del passato.
Insomma, non me ne rendevo conto ma probabilmente quei petardi saettanti scoppianti continuavano ancora a solcare il cielo qualche giorno dopo la conclusione del cambio d'anno.
Ripensandoci mi era tornato in mente di quando ero stato trascinato "ob torto collo" insieme alla mia bambina di pochi anni, sul versante opposto del lago. A molti chilometri in linea d'aria da dove, su piattaforme galleggianti vicino a Omegna, venivano sparate nell'aria per la festa di San Vito. Il collo torto non era stato solo il mio. La piccola si tappava le orecchie come riusciva con le manine. E alternativamente lo faceva anche sulle orecchie pendenti della cagnolina dalmata che lei adorava.
Dopo un'esperienza, non c'ero più voluto andare. Il posto era pur bello. Un ristorante pizzeria dalle parti di Pella. C'era da fare una strada ripidissima in discesa con l'auto per arrivare sul posto. E bisognava per lo più arrivarci presto per poter trovare da parcheggiare. Me ne era pentito. Scusandomi con la mia adorata bambina. Ma tant'è. Le luci pirotecniche potevano anche essere definite piacevoli da vedere. Non fosse stato per quei tremendi botti sparati nel cielo. Che facevano sobbalzare. Per quanto i disegni visivi arrivassero leggermente prima dello sparo. Per ovvi motivi di diversa velocità della luce e del suono.
A Praga, in un viaggio passato, il fasullo socialismo reale di quel tempo, aveva regalato dalla collina di Malastrana, con riverberi luminosi sulla Moldava. O era stato a Budapest? Sullo sfondo del palazzo del Parlamento ricostruito dopo i bombardamenti?
Boh! Anche allora un'impressione di ostentazione vistosa, appariscente, rumorosa, esteriore e inutile.
Disturbato dai botti lontani e dall'abbaiare di protesta, per quanto stanco, ero riuscito ad da appisolarmi davanti al computer, in poltrona.
Ora però non si trattava dell'abbaiare o dei botti.
La suoneria del mio tablet telefonico mi aveva riscosso, trascinandomi improvvisamente fuori dal racconto onirico… me ne rimasero solo alcuni frammenti… Che un po' alla volta iniziarono a dileguarsi...
La voce di lei, una musica vellutata e morbida. Le esse leggermente sibilate. La cadenza eterna della sua parlata di ragazza, bambina per sempre.
Erano sempre regali e sorprese meravigliose. Il colloquio lo conservai a lungo dentro la mente. Ma appena alla fine ci fummo salutati e accomiatarti con dolcezza, allungai le mani mentali per cercare di ricostruire la situazione del sogno. Operazione che avevo pur già tentato faticosamente nel colloquio.
«Beh, non ti saprei dire esattamente… O almeno non saprei descrivere i particolari. Potrei solo farlo rispetto all'atmosfera. Vorrei farti entrare dentro e capiresti subito.
Non eravamo soli. In un luogo abbastanza indefinito come capita sognando. Però era bellissimo. Sereno. Disteso. Estremamente piacevole.
Ero sicuramente con diverse persone. E i parlari di cui mi sfuggono ora i contenuti, erano pur’essi piacevoli… Mi dispiace di non poterci ritornare dentro per fartelo rivivere, almeno a parole, oppure, se mi dai la mano per fartelo provare…
Beh, senti, se ti contenti provo a inventarlo.»
Nell'economia della telefonata lei si era dimostrata entusiasta, con piccole risatine divertite… Invogliandolo.
«… Sì, dai, i sogni che racconti e che inventi tu sono ancora più belli di quelli che ci regala il riposo... Non mi interessa la situazione. Le vicende che tu hai provato evocandole. Ti prego, dai, me lo inventi di sana pianta, me lo scrivi… E poi me lo gusto golosamente… Sì, dai, Ciccio… Lo aspetto…»
Gli ingredienti erano pronti. L'atmosfera non l'avevo ancora perduta e non si era ancora del tutto dileguata.
"Ero in un posto che poteva essere chiuso oppure all'aperto, su un prato… Vicino a boschi con varie sfumature stagionali di colori. Non ero solo. Sicuramente c'erano altre persone. Non troppe però. E c'era in particolare una ragazzetta molto più giovane di me. Io cercavo di rubarle il suo sguardo… E solo alla fine lei me lo regalò completamente…
Si parlava, commentandolo, del discorso che aveva appena fatto nei media il re Harald V, di Norvegia. Dolce, pacato, sereno, assolutamente completamente positivo. Aveva fatto con i suoi video il giro del mondo. Lasciando tutti esterefatti, compiaciuti, sereni.
Non sto a ricordartelo perché certo l'avrei sentito anche tu… Diceva che anche lui e la sua famiglia erano immigrati in Norvegia circa un secolo prima. Che i giovani di Norvegia si amano: ragazze amano ragazzi; oppure ragazze amano altre ragazze e lo stesso per i maschi. Le culture, i linguaggi originari, gli occhi e gli sguardi, fortunatamente molto diversi e non in serie. Era soddisfatto e compiaciuto della ricchezza delle diversità del suo paese…
Commentando, probabilmente avevamo considerato, data la sua età avanzata, che avrebbe abdicato. Aveva probabilmente un erede. Ma allora, in quella storia di quel sogno, avevamo voluto immaginare che si stesse cercando un erede fuori di quel paese.
Io avevo affermato di non avere mai amato, apprezzato o stimato la monarchia. Come istituzione. Ma alla luce di quel messaggio estremamente positivo, mi ero dichiarato favorevole ad una forma di monarchia elettiva democratica…
Qualcuno aveva chiesto chi sarebbe potuto essere il suo successore.
E io sempre nel gioco narrativo onirico, avevo buttato lì: se l'anziano monarca avesse gradito, se mi avesse trovato adeguato, se avesse voluto designarmi… Sì, avrei offerto la mia candidatura.
Avrebbero però dovuto i cittadini eleggermi. E non conoscendomi, e io non parlando il loro idioma, avrei avuto modo di un lungo tirocinio di apprendistato, di attività in comune, per dar modo di apprezzare, se l'avessero volute, le mie qualità…
Tutti quanti (ma come sai nei sogni è molto difficile poter dire chi fossero quei quanti e soprattutto in che numero…) i presenti nel sogno si misero a ridere.
In particolare ci tenevo a vedere che effetto avessero fatto le mie parole sulla ragazza graziosissima. Doveva essere certo giovanissima. Molto più giovane di me. E anch'io almeno lì ero tornato molto giovane. Più di ora naturalmente. Lei aveva un'età indefinita tra i 13 e i 17 anni. Non ero ancora riuscito, come già ho detto, a cogliere direttamente il suo sguardo… E neppure riuscivo a farlo mentre descrivevo e illustravo la mia candidatura.. Troppo impegnato nella mia campagna elettorale…
Si dissero varie cose… Qualcuno delle entità oniriche presenti, mi aveva burlato, provando a farmi domande imbarazzanti. Ma in questo me la cavo bene. Tenni testa. Divertendomi. E illustrando le prospettive. Non te le so raccontare qui, di certo, mi conosci fin troppo bene…
Forse anche la giovanissima fanciulla i cui occhi e qui sguardi ancora riuscivano a sfuggirmi, con la sua vocetta di ragazza, aveva mosso obiezioni, fatto domande, riso scherzando e burlandomi…
Quando, però, ad un certo punto mi accorsi che la situazione era mutata. Non ero più in mezzo a tante persone. E stavo continuando la mia propaganda elettorale solo con lei. E per farlo ero finalmente riuscito ad aprire lo scrigno del suo sguardo.
Incredibile. Comodo dirlo perché si trattava di un sogno. Ma un sogno che assomigliava molto alla realtà. Il gioiello di quegli occhi era più luminoso dello zaffiro, dei lapislazzuli, più simile all'acqua marina e al turchese…
Ne ero incantato. Affascinato. Attratto .
E fu proprio in quel momento, quando cioè il suo sguardo fosforeggiante mi raggiunse, che lo misi in relazione con la sua vocetta di ragazza… Che sibilava a volte le esse. Oppure ci si volava sopra con cadenza bambina…
Ti confesso, Ciccio, che solo in quel momento mi ero accorto che stavo sognando te e me insieme…
«… Sì, dai… Facevamo che ero entrata nel tuo sogno… Facevamo che eravamo solo noi in quel posto lì magico… Facevamo che tu stavi preparandoti a diventare il re democratico di quel paese… Ma allora, ti posso fare una domanda…? Non è che dopo mi prendi in giro perché sono stata troppo presuntuosa? Dai, ti prego, ormai nel tuo sogno ci sono dentro… E se tu diventi il principe ereditario e il re di Norvegia, io posso essere come tua principessa e regina consorte…?
E magari poi, dopo esserci uniti in vincolo imperituro coniugale, avremmo avuto dei figli… Dai… Facevamo che avremmo avuto, diciamo, tre figli… Magari due femmine e un maschio… Ti va? Posso inventarlo e raccontarlo anch'io il tuo sogno e la tua storia…?»
E così, cominciando da un sogno pomeridiano, in poltrona, davanti al computer in stand-by, mentre il cane non veniva disturbato da lontani scopi, e perciò non abbaiava incazzato, sono arrivato alla telefonata con te… E dalla telefonata, al coinvolgimento nel sogno, alla macchina del tempo che ricostruiva in passato reinventandolo, siamo arrivati come vedi, al gioco che giochiamo sempre. Finché ci è dato il tempo per farlo.
Finché le clessidre non avranno versato tutta la loro sabbia finissima. E anche stesse per capitare, cercherò di distrarti, e furtivamente con la mano lo rovescerei per cominciare daccapo ancora… Fino alla fine del tempo… Ti basta? No, mi correggo anzi, fino a oltre la fine del tempo… E dello spazio…
Nanni Omodeo Zorini
foto Web
OBBEDIRE ALLA CARTA COSTITUZIONALE E ALLA COSCIENZA
L'obbedienza a norme ingiuste, disumane, ignoranti della carta suprema costituzionale non ha da essere assolutamente una virtù… Plaudo ai primi cittadini di quel sud, svillaneggiato dal movimento dei beoti in canottiera, e di elmi cornuti di cartapesta, ebbri di fiaschi camuffati da acqua delle sorgenti del Po. Il consenso acritico è ora il nuovo fiume del mitico bengodi padano da barzelletta. La Thule del sangue ariano, malato di allucinazione, rimane nell'immaginario a basso costo del grande schermo. O nei ghigni cattivi contemporanei.
Il sud vero del mondo sta cominciando a chiedere giustizia. E prova il suo viaggio di speranza, riprendendo la millenaria migrazione dell'umanità.
Voci sensate un po' alla volta svegliano dalla loro allucinazione gli hobbit nelle loro terre di mezzo e anche oltre …
Una rondine può fare primavera… Diverse rondini segnalano che la primavera è matura per diventare estate..
Nanni Omodeo Zorini
foto Web
nel testo

OPEN.ONLINE
Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando ordina all'anagrafe di sospendere l'applicazione del decreto sicurezza

FABRIZIO DE ANDRÈ
(c'era, c'è stato, e c'è sempre con noi!)
«Beh, si, lo so… Mi dirai che è pazzesco… Confermo…
Come sai benissimo da anni rifuggo dallo schermo televisivo.
Aborrisco e rifiuto le ricorrenze e le celebrazioni. Non sono un fans di personaggi noti dello spettacolo, della canzone, e men che meno dell'attualità politica e del pettegolezzo politico.
Eppure…!
Come ti dicevo, stamattina all'alba, diciamo verso le 5:30, come di mia abitudine, mi sono svegliato. E mi stava frullando ronzando in mente un testo del poeta canoro genovese. Erano i versi di "la guerra di Piero". Non aveva particolare attinenza con eventi recenti e d'attualità. E neanche avevo in mente quello che invece dicono: "tutti", molti, spesso…
Boh! Sarebbe uno strano caso di comunicazione del pensiero… Non credo personalmente della sopravvivenza ultraterrena di chi purtroppo ha iniziato il viaggio del non ritorno. Però…!
Fatto sta, che dopo avere meditato e scritto alcune cose rispetto alla obbedienza alla propria visione morale, nonché alla carta costituzionale, da parte di alcuni rappresentanti dello Stato, sindaci, titolari di comuni che sono "enti autarchici dello Stato", ho provato a vedere se trovavo delle connessioni logiche con lo stupendo autore dei versi con quali mi ero svegliato.
Anarco libertario. Patrono amorevole dei miseri e dei diseredati. Dei clochard. Delle puttane con bocca di rosa o meno. Trasgressivo. Autentico. Ateo. Appoggiato anche prima di salire alla ribalta della notorietà, dall'amico prete di strada Don Andrea Gallo. Partigiano convinto di sempre…! La connessione mentale mi faceva passare anche le parole di un altro prete. Con vocazione ricevuta più avanti della giovinezza. Cacciato dalle curie in un paesino sperduto dei monti toscani. Il prete di Barbiana. Don Lorenzo Milani! Inviso a suo tempo oltre che alle diocesi, da molte parti del movimento della sinistra. Solo successivamente rivalutato come vessillo e bandiera non solo in campo educativo, ma sul piano della integrità morale e della coerenza. Che aveva scritto: "l'obbedienza non è +1 virtù".
Spero di non annoiarti. Sono mie elucubrazioni mentali. Ricordi e rivisitazioni.
Però mi è venuto da farmi una domanda.
Ora che ho scoperto, perché tu me l'hai detto, che è l'anno della celebrazione dopo vent'anni del profetico cantautore genovese, la domanda è questa:
Come E Dove Lo Vedremmo Ora, in questo frangente doloroso sciagurato?
La risposta è facile. Ovvia. Con il suo amico dal berretto nero che rideva e ballava fino a età avanzata, per raccogliere fondi per la sua comunità di diseredati, Don Andrea, sarebbe senz'altro insieme a tutti noi, scandalizzati, molto arrabbiati, moralmente offesi per la brutalizzazione dei tapini, dei diseredati, di coloro che sono partiti a migliaia per cercare un mondo migliore. Annegando nel cimitero Mediterraneo, alcuni. Espulsi ora dai centri di accoglienza. O parcheggiati su navi al largo dei porti diventati inaccessibili per decreti ignominiosi e contrari al diritto internazionale, alla legge del mare, a qualsiasi etica, e soprattutto al buon senso…
E dopo avere ripercorso, le parole del calvario dell'umile soldato Piero, uomo qualunque, uno dei tanti 600.000 compatrioti morti per la orribile grande guerra, ho ripercorso mentalmente altre ballate meravigliose dello stupendo aedo con chitarra.
E allora lo sento, lo vedo, ce l'ho qui vicino a me, mentre guardo con immigrazione i sindaci "terroni", che con parole e occhi puliti, orgogliosi di essere dei pezzetti significativi dello Stato italiano, affermano che l'obbedienza a norme ingiuste, disumane e brutali, non è assolutamente un atto dovuto!
D'altronde, anche a Norimberga ci furono mostri che cercarono di giustificare l'infamia da loro compiuta, affermando CHE AVEVANO OBBEDITO A ORDINI RICEVUTI DALL'ALTO! Da non cattolico, da non credente in nessuna confessione religiosa, so, penso, ritengo che l'etica abbia la supremazia assoluta su qualsiasi norma. E mi permetto di citare il vescovo di Ippona, filosofo e teologo della Chiesa cattolica come Sant'Agostino:
"IN INTERIORE HOMINE HABITAT VERITAS"! Lui certo che tale verità sia il segno dell'ente superiore in cui credeva e in cui credono molti. Noi non credenti, con le parole della splendida Margherita Hack: "l'etica non deriva dalla religione, ma da principi di coscienza, che permettono a chiunque di avere una visione laica della vita, ovvero l'ispettore del prossimo, della sua individualità e della sua libertà" (da Wikipedia).
D'accordo, non avremo bisogno di essere presenti in qualche posto fisico, in un giorno o in un luogo particolare; e neanche avremo bisogno di celebrarlo. Da sempre Fabrizio si celebra da solo!"
Nanni Omodeo Zorini
foto Web

martedì 1 gennaio 2019

PAROLE O PENSIERO PURO?

"Da qualche istante, difficile dire da quanto, aveva appoggiato il bacino a uno sperone roccioso levigato e tondeggiante. Ne comparivano diversi lì intorno. E l'operazione vera e propria di sedersi era assolutamente impossibile per via della tuta rigida. Riusciva a muovere dei passi, lentamente, strascicando i piedi. Ma doveva rendersi conto e lo accettava di buon grado, che era tutto avvolto dal suo spazio vitale. Una specie di esoscheletro morbido e flessibile nel quale circolava il gas a prevalente composizione di ossigeno che gli permetteva di respirare. E circolavano i liquidi per la evacuazione urinaria e di sudore. Però riusciva ugualmente a dire a se stesso che era quasi comodo girare così per il pianeta verde. Era pertanto quasi seduto. Il capo contornato dalla aureola trasparente che costituiva il casco. E si manteneva tersa, evitando di appannarsi.
Eppure da quando lo aveva avvistato, l'alieno era rimasto praticamente immobile di fronte a lui. Se si eccettua, a tratti, il vorticoso roteare della protuberanze che aveva in fondo al corpo. Qualcosa di simile a una coda. Stava accucciato su quattro estremità corporee che gli erano servite per spostarsi. Specie di zampe. E ora puntava i bulbi luminosi neri a studiare l'alieno tutto bardato come in Apollo 32.
Si accorse a un certo punto che senza che lui avesse profferito alcuna parola o comunicazione razionale verbale esplicita, lo sguardo osservante gli aveva rimandato delle risposte… Intuibili e semplicissime. Quasi a fargli pensare, ipotizzare, ritenere che fosse possibile comunicare senza usare quegli stupendi ma molto ingombranti ambigui strumenti che sono le parole, le frasi, i messaggi verbali…"
Ma si, facciamola breve… Questa notte un essere a quattro zampe che è mio ospite per qualche giorno, si è lamentato abbaiando per i botti incivili, feroci, inutili e stupidi che facevano tremare il suo sensibilissimo apparato uditorio.
A ogni nuovo tremolio o botto, l'amico ospite, meglio definibile con il termine "canis canis" stando alla classificazione di Linneo, mi inseguiva in tutti gli angoli della casa. Chiedendomi mentalmente e visivamente protezione da quella violenza troppo umana per essere da lui sopportata.
E mi è venuto in mente allora di riflettere su idee e conversazioni che già avevo avuto modo di fare con la giovane brillantissima umana che lui anni fa aveva adottato.
Concludendo, in pratica, la superiorità assoluta della comunicazione non verbale rispetto alle parole…! E lo dico con molto rammarico e rimpianto. Mi ritengo e mi sono sempre ritenuto un innamorato giocoliere delle parole e della verbalità. E ora devo riconoscere sempre di più l'efficacia, efficienza, funzionalità del modo di pensare apparentemente più semplice che hanno i cani.
Non esistono le parole per loro, con tutte le loro varianti e variazioni, con tutta la loro estrema e forse la ricchezza di sfumature… Ad esempio i tratti sopra segmentali, il contesto, il tono di voce… Niente di tutto questo. Un cane, in particolare questo che ora mi sta guardando ancora incazzato per la violenza sonora che ha subito questa notte, non si perde nei meandri vorticosi del lessico, dei lessemi, dei congiuntivi e dei condizionali che tanto vedono inciampare la gente comune e i loro leader e guru.
L'idea mentale di: "sono un po' felice", oppure di "portami fuori a fare la cacca", oppure anche "cosa stanno facendo in questo momento gli idioti umani con questi rumori assordanti e mostruosi?" non hanno bisogno di parole. Per quanto le parole adesso a noi umani siano necessarie per riuscire a usare pensieri e concetti, invidio l'efficacia velocità e funzionalità del pensiero immediato… Quello che ad esempio io uso spesso con chi amo!
Nanni Omodeo Zorini

foto rinvenuta nel Web

SOLO ITALIANI




SOLO ITALIANI
«ti dispiace Ciccio, se le mie condizioni di salute mi impediranno di festeggiare insieme l'ultimo dell'anno? Tanto so che tu non ci tieni ai rituali. E neppure segui pedissequamente le tradizioni. Simbolicamente avremo certo presto occasioni per emulare il passaggio al nuovo anno. Seguendo ovviamente le nostre predilezioni e consuetudini…»
Lo stato di salute della donna amata aveva assolutamente la priorità. Ho sempre aborrito consuetudini e tradizioni. Soprattutto quando sono strascichi pesanti, squallidi, abitudinari. Ma non sono reali occasioni piacevoli, significative, apprezzabili.
Colsi pertanto l'occasione, non solo a titolo consolatorio, per raccontarle un'esperienza passata diversi anni prima di conoscerla.
«Ma certo. Ti sarai perfettamente ristabilita presto. E allora, degnamente per davvero, festeggeremo il nostro ingresso nell'anno nuovo. Facendo quello che a noi piace infinitamente…» (Non sto certo ora a illustrare, qui, le nostre predilezioni amorose… Soprattutto alla luce delle censure bacchettone, estranee, sanzionatorie e becere recentemente subite…)
«Forse te l'avevo già raccontato. Altrimenti spero di divertirti ora.
In quel tempo, frequentavo ancora quelle persone di cui ebbi modo di parlarti… Sì, quella che si era presentata tempo prima nel mio ufficio, agghindata e colorita nel trucco vistoso. Assolutamente eccessivo. E quando gliene avevo fatto un vezzoso complimento, mi aveva confidato, senza rendersi conto, oppure intenzionalmente proprio per quello, quello che nel passato riferiva le dicessero le sue amiche.
-Loro mi dicono sempre che io sono proprio fatta così. E sanno benissimo che i colori che prediligo quando mi trucco il volto, sono gli stessi della mia biancheria intima…-
Un'evidente ed esplicito progetto intenzionale a ciò che aveva in mente.
In vacanze che avevo voluto offrirle successivamente nei luoghi piacevoli e tiepidi tipo Canarie, Baleari, Costa del Sul, si era agghindata secondo il suo gusto e le sue predilezioni, rimanendo poi delusa, quando aveva visto che il suo modello mentale differiva molto dal mio…!
Per farla qui breve, aveva a lungo insistito che in occasione del passaggio all'anno nuovo, io e lei ci aggregassimo a suoi conoscenti. Per un rituale veglione di Capodanno!
Mi ero sempre mostrato diplomaticamente compiacente con costoro. Per non ferirla. Mostrando tolleranza per la loro visione del mondo che differiva totalmente della mia.
Non altrettanto corrisposto: talvolta in modo indelicato in qualche conversazione, si erano lasciati andare a pesanti giudizi sulle proprie convinzioni. Senza rendersi conto che facevano a pugni con le mie.
Il locale prescelto in tale occasione era un ristorante, noto per la buona cucina casalinga e casereccia. Non era grandissimo, credo ospitasse normalmente al massimo 30 o 40 persone. Ma per quel Capodanno si erano organizzati per ospitarne 2  o 3 volte  tante!
Nei locali mi apparvero immense lunghissime tavolate. Luminarie, cotillon, e altri ammennicoli adeguati, mi fecero subito venire un tuffo al cuore.
Appena le tavolate furono riempite ed occupate, confesso con il leggero disagio di trovarci tutti molto gomito a gomito, mi accorsi ironizzando dentro di me, che ormai ero in ballo e avrei ballato…
Se normalmente le vivande erano gradevoli, apprezzabili, e soprattutto preparate convenientemente, in quel caso, risultarono eccessive, affrettate, vistosamente inutili e inadeguate.
Serie infinite di antipasti, primi piatti, secondi piatti, dessert… Il tempo si prolungava noiosamente, purtroppo accompagnato da un livello sonoro altissimo. Piuttosto definibile come frastuono, assordante, disturbante, di pessimo gusto.
Truccata come al solito, la mia accompagnatrice di allora recitò la sua parte.
Molte altre donne, più o meno attraenti o di bell'aspetto, ostentavano decolletè, schiene seminude, messe in piega laboriose e purtroppo stucchevoli dal mio punto di vista.
"À la guerre, comme  à la guerre…" mi dissi dentro di me.
Dopo ore lunghissime e interminabili destinate a ingurgitare cibo, si avvicinò alla fine il momento cruciale.
Già sui tavoli facevano mostra di sé: cappellini coloriti di cartone con l'elastico; nasi rossi da applicare; trombette da carnevale con stelle filanti…
Ne vennero distribuiti molti altri, copiosamente.
In apnea riuscì ad aspettare il momento rituale.
Segnalato dall'arrivare in tavola, presentati personalmente dal titolare del locale, appositamente travestito da bottegaio di altri tempi e di altri luoghi, con grembiulone vistoso da gestore di un’epoca remota o immaginaria, recava nelle mani, numerose bottiglie di spumanti.
E ci tenne a precisare: "autentico champagne italiano… E anche il caviale e le ostriche che vedete e che gusterete, sono proprio italiani.…… Ve lo posso garantire!"
Un brivido interiore che preferii celare con un sorriso che sembrasse di compiacenza, ma che era ironico, accolsi questa nuova verità!
Insomma: annunciato da un megafono iniziò il conto alla rovescia… Attesi terrorizzato ma ormai assuefatto alla situazione. Fin quando venne dato il segnale. Vennero stappate le bottiglie imperlate dal frigorifero, di abituali brut e moscati a seconda dei gusti dei commensali.
Da tempo avevo intenzionalmente scelto la sobrietà.
Ai rituali inviti a brindare, sollevai quasi vergognoso il mio calice di minerale o di acqua tonica.
Per mia fortuna la dama che era con me non era assolutamente sobria. E mostrò di non notare il mio profondo disagio e la mia estraneità a quel contesto fasullo.
Sprizzava allegria, euforia, entusiasmo.
Ma presto mi accorsi che il mio inferno era solo appena iniziato.
Inni stucchevoli, brindisi ripetuti, sorrisi stereotipati di maniera, stavano inaugurando la tregenda…
Da qualche tavolo commensali vestiti da capitani d'industria, e donne imbrillantate e con pulviscolo argentato, ostentando le schiene seminude, e muovendosi su tacchi terribilmente alti per la loro salute deambulatoria, presero a muoversi per l'angusto spazio. Le tavole vennero accostate alle pareti. E iniziò il rituale mostruosamente osceno dei "trenini"… I festanti mediamente brilli, ponevano le braccia e le mani sulle spalle di chi li precedeva, e urlando, ridendo, e simulando allegria felice, presero a percorrere lo spazio che si era liberato nella saletta e in quelle contigue.
Tutti avevano indossato i capellucci a colori vivaci, fermati sotto il mento da un elastico. Spesso ostentavano sul viso dei nasi coloriti da clown.
Risate a crepapelle. Forzose. Forzate. Intenzionalmente ostentate ed eccessive.
Agli odori residui dei cibi appena fatti oggetto di gozzoviglia, cominciava a mescolarsi quello degli spumanti nostrani, ma cominciava ad aleggiare, anche,  profondo e intenso l'odore del sudore. Misto a quello dei deodoranti…!
Ti risparmio la descrizione dettagliata.
E neppure ti sto a dire quanto durò quella sarabanda. Versione casereccia, ridicola e insieme oscena, della danza finale di Fellini "Otto e mezzo". Mancavano soltanto i prelati vestiti di rosa o di porpora. E le saraghine , sostituite li dai manager e capitani d'industria improvvisati. Nonché delle loro dame euforiche ma purtroppo squallidamente oscene…
Ad un'ora imprecisata, per fortuna, il supplizio ebbe termine.
Fuori l'aria era nebbiosa, umida e fredda. L'odore nuovo era quello della nebbia delle campagne novaresi. Prima di salire in macchina ebbi modo di regalarmi alcune avide boccate di fumo della mia pipa. Non meno nocivo forse del supplizio cui mi ero masochisticamente offerto.
Un suv galattico dai vetri azzurrati, dove numerosi navigatori satellitari facevano vistosamente mostra di sé, mi ricondusse all'alloggio. ("Sai lui guadagna tantissimo e anche sua moglie! Certo molto più di te")
Come avevo previsto, le piacevolezze che mi erano state promesse in quei giorni per invogliarmi, vennero differite. Per fortuna. Ero ancora invaso e impregnato dalla atmosfera surreale che avevo subito.
Probabilmente riuscii a prendere sonno.»
Il racconto e la narrazione  vengono seguiti ora qui da risate sommesse digradanti ogni tanto in clamorose risate, che la voce argentina e dolce della mia compagna e ascoltatrice mi ha prodigato e regalato…
«Stupendo, il racconto… Ti compiango e ti capisco… Mi pareva quasi di vederti… Assistendo a qualcosa di simile delle situazioni fantozziane…
Allora, non ti dispiace se non potremo andare a un veglione…
ahahah…
Se fossi stata bene avremmo fatto qualcosa di meglio…
In numero molto limitato. Magari un numero molto piccolo, "pari". Noi due e basta… ahahah… »
SOLO ITALIANI.
Personaggi, partecipanti, e soprattutto prodotti solo italiani…! Compreso lo champagne, il caviale, e la tragicomica sarabanda fantozziana…
L'ingresso nel nuovo anno, stando alla metafora, so che lo celebreremo io e la mia donna, in modo totalmente diverso. Per quanto mi renda conto con lei che i modelli di visione del mondo prevalenti sono omologati, purtroppo, a quel cliché festaiolo di risa fasulle. Di modi di dire stucchevoli di cartapesta.
ALLEGRIA, ALLEGRIA… Sembrava ripetere fuori campo la voce del conduttore di "lascia o raddoppia".
Chiedo scusa alle mie affezionate lettrici e lettori qui. Soprattutto se sono parso fin troppo dissacrante della festosità di maniera. Mi viene da dire, citando solo il titolo di un lavoro che forse non ho mai visto:
"se tutto va bene siamo rovinati…"
Però, concludo orgogliosamente ostentando la mia totale non omologazione.
Non ho mai potuto condividere l'opinione di massa diffusa, di chi riesce ad affermare alla maniera del Candide  di Voltaire, che il mondo presente è il migliore in quanto l'unico possibile. E neppure l'altra espressione che dolorosamente spesso sento orripilato:
"ma dài, lo fanno tutti… Lo pensano tutti…”
 E allora, non ci resta che adeguarci. O no…!?!
Nanni Omodeo Zorini
foto trovate nel Web

PAROLE O PENSIERO PURO?

 PAROLE O PENSIERO PURO?

"Da qualche istante, difficile dire da quanto, aveva appoggiato il bacino a uno sperone roccioso levigato e tondeggiante. Ne comparivano diversi lì intorno. E l'operazione vera e propria di sedersi era assolutamente impossibile per via della tuta rigida. Riusciva a muovere dei passi, lentamente, strascicando i piedi. Ma doveva rendersi conto e lo accettava di buon grado, che era tutto avvolto dal suo spazio vitale. Una specie di esoscheletro morbido e flessibile nel quale circolava il gas a prevalente composizione di ossigeno che gli permetteva di respirare. E circolavano i liquidi per la evacuazione urinaria e di sudore. Però riusciva ugualmente a dire a se stesso che era quasi comodo girare così per il pianeta verde. Era pertanto quasi seduto. Il capo contornato dalla aureola trasparente che costituiva il casco. E si manteneva tersa, evitando di appannarsi.
Eppure da quando lo aveva avvistato, l'alieno era rimasto praticamente immobile di fronte a lui. Se si eccettua, a tratti, il vorticoso roteare della protuberanze che aveva in fondo al corpo. Qualcosa di simile a una coda. Stava accucciato su quattro estremità corporee che gli erano servite per spostarsi. Specie di zampe. E ora puntava i bulbi luminosi neri a studiare l'alieno tutto bardato come in Apollo 32.
Si accorse a un certo punto che senza che lui avesse profferito alcuna parola o comunicazione razionale verbale esplicita, lo sguardo osservante gli aveva rimandato delle risposte… Intuibili e semplicissime. Quasi a fargli pensare, ipotizzare, ritenere che fosse possibile comunicare senza usare quegli stupendi ma molto ingombranti ambigui strumenti che sono le parole, le frasi, i messaggi verbali…"
Ma si, facciamola breve… Questa notte un essere a quattro zampe che è mio ospite per qualche giorno, si è lamentato abbaiando per i botti incivili, feroci, inutili e stupidi che facevano tremare il suo sensibilissimo apparato uditorio.
A ogni nuovo tremolio o botto, l'amico ospite, meglio definibile con il termine "canis canis" stando alla classificazione di Linneo, mi inseguiva in tutti gli angoli della casa. Chiedendomi mentalmente e visivamente protezione da quella violenza troppo umana per essere da lui sopportata.
E mi è venuto in mente allora di riflettere su idee e conversazioni che già avevo avuto modo di fare con la giovane brillantissima umana che lui anni fa aveva adottato.
Concludendo, in pratica, la superiorità assoluta della comunicazione non verbale rispetto alle parole…! E lo dico con molto rammarico e rimpianto. Mi ritengo e mi sono sempre ritenuto un innamorato giocoliere delle parole e della verbalità. E ora devo riconoscere sempre di più l'efficacia, efficienza, funzionalità del modo di pensare apparentemente più semplice che hanno i cani.
Non esistono le parole per loro, con tutte le loro varianti e variazioni, con tutta la loro estrema e forse la ricchezza di sfumature… Ad esempio i tratti sopra segmentali, il contesto, il tono di voce… Niente di tutto questo. Un cane, in particolare questo che ora mi sta guardando ancora incazzato per la violenza sonora che ha subito questa notte, non si perde nei meandri vorticosi del lessico, dei lessemi, dei congiuntivi e dei condizionali che tanto vedono inciampare la gente comune e i loro leader e guru.
L'idea mentale di: "sono un po' felice", oppure di "portami fuori a fare la cacca", oppure anche "cosa stanno facendo in questo momento gli idioti umani con questi rumori assordanti e mostruosi?" non hanno bisogno di parole. Per quanto le parole adesso a noi umani siano necessarie per riuscire a usare pensieri e concetti, invidio l'efficacia velocità e funzionalità del pensiero immediato… Quello che ad esempio io uso spesso con chi amo!
foto rinvenuta nel Webparole o pensiero puro
Rita Venzi e Maria Teresa Grano