MERENDA DI SAPORI COLORITI
tracimavano fuori dalla tazza di nuvoaglia bianca
colate purpuree di succo di lampone e marmellata di rosa canina
da potere intingerci le dita da leccare
sfiorando il blu cobalto dei tendaggi sospesi
assaggia il sangue intenso e saporoso
che ti porgo dalle labbra
il fine gennaio morde rabbioso di gelo
spandendo vapori profumati di essenze amorose
e non te lo racconto tutto questo
lo stai sentendo già anche tu
estatici rapiti di assenza presente
tamburelliamo insieme lontani e congiunti
accorati accordati all'unisono un
martedì 24 gennaio 2017
domenica 22 gennaio 2017
STAZIONE CHE VAI
STAZIONE CHE VAI
aspettavo il 9.55 o forse no
era il 10.55 o può darsi anche
l'11.55 difficile dirlo perché io intanto aspettavo
e non era colpa della stazione
o dell'annuncio della voce sintetica
o della scritta nei led luminosi
se vogliamo non era colpa di nessuno
neppure del treno che poteva essere stato
benissimo soppresso cancellato dimenticato
e forse neppure del mio insulso
gratuito immotivato attendere
perché la vera sostanza è che i treni
non sono certo fatti per arrivare
e tantomeno puntuali
soprattutto se ti metti in testa
di voler credere per fede che arrivino
le stazioni i treni gli annunci la speranza
l'attesa il proprio batticuore tremante
l'appetito d'amore il sogno le pulsioni
sono forse soltanto modi di dire
stati dell'animo immotivati
dolorosi e teneri insieme
che è meglio riporre nel cassetto
delle cose improbabili
e senza neppure averlo annunciato
il 9.55 e il 10 55 e l'11 55
smettono di essere prevedibili
attesi attendibili auspicabili sperati
è molto probabile che nessun treno
né ora né mai abbia in mente davvero di arrivare
oppure arriva quando lo decide lui
con un tuffo al cuore spasmodico
dolcissimo e insieme cruento
l'essenziale è non aspettare treni
né appuntamenti né lettere d'amore
e neppure l'amore stesso che se c'è
c'è e basta zitto zitto scontroso
allegro esasperato sardonico ubriaco
e non è dato sapere se c'è o se non c'è
l'unica è uscire dalle stazioni possibili
da tutte e da tutti i luoghi di attesa
rinunciare alle attese restare in sur place
guardandosi in giro provare
a scrutare gli azzurri dei cieli nevosi
le strade ingombre come un dato di fatto
con i soccorsi che tardano sempre
e non sanno e non vogliono rimediare
ai disastri ormai sempre irreversibili
la strada ora è pulita inutilmente
e lo fa solo per gioco con nonchalance
quel che c'è sospeso nell'aria rimane lì sospeso
fin quando decide di allargarti il cuore
perché non può più farne a meno
ripongo dunque nel cassetto la tua immagine
l'azzurro al fosforo del tuo sguardo
come una sorpresa nell'uovo di pasqua
da bambini quando trovavamo
anellini falsamente dorati
e riuscivamo a gustare l'entusiasmo
perché essere bambini è fantastico
gratuito totalmente regalato
e ti lascia comunque strascichi
nell'anima che durano
durano molto a lungo
ma solo finché durano
finché gli va
di durare
così
aspettavo il 9.55 o forse no
era il 10.55 o può darsi anche
l'11.55 difficile dirlo perché io intanto aspettavo
e non era colpa della stazione
o dell'annuncio della voce sintetica
o della scritta nei led luminosi
se vogliamo non era colpa di nessuno
neppure del treno che poteva essere stato
benissimo soppresso cancellato dimenticato
e forse neppure del mio insulso
gratuito immotivato attendere
perché la vera sostanza è che i treni
non sono certo fatti per arrivare
e tantomeno puntuali
soprattutto se ti metti in testa
di voler credere per fede che arrivino
le stazioni i treni gli annunci la speranza
l'attesa il proprio batticuore tremante
l'appetito d'amore il sogno le pulsioni
sono forse soltanto modi di dire
stati dell'animo immotivati
dolorosi e teneri insieme
che è meglio riporre nel cassetto
delle cose improbabili
e senza neppure averlo annunciato
il 9.55 e il 10 55 e l'11 55
smettono di essere prevedibili
attesi attendibili auspicabili sperati
è molto probabile che nessun treno
né ora né mai abbia in mente davvero di arrivare
oppure arriva quando lo decide lui
con un tuffo al cuore spasmodico
dolcissimo e insieme cruento
l'essenziale è non aspettare treni
né appuntamenti né lettere d'amore
e neppure l'amore stesso che se c'è
c'è e basta zitto zitto scontroso
allegro esasperato sardonico ubriaco
e non è dato sapere se c'è o se non c'è
l'unica è uscire dalle stazioni possibilida tutte e da tutti i luoghi di attesa
rinunciare alle attese restare in sur place
guardandosi in giro provare
a scrutare gli azzurri dei cieli nevosi
le strade ingombre come un dato di fatto
con i soccorsi che tardano sempre
e non sanno e non vogliono rimediare
ai disastri ormai sempre irreversibili
la strada ora è pulita inutilmente
e lo fa solo per gioco con nonchalance
quel che c'è sospeso nell'aria rimane lì sospeso
fin quando decide di allargarti il cuore
perché non può più farne a meno
ripongo dunque nel cassetto la tua immagine
l'azzurro al fosforo del tuo sguardo
come una sorpresa nell'uovo di pasquada bambini quando trovavamo
anellini falsamente dorati
e riuscivamo a gustare l'entusiasmo
perché essere bambini è fantastico
gratuito totalmente regalato
e ti lascia comunque strascichi
nell'anima che durano
durano molto a lungo
ma solo finché durano
finché gli va
di durare
così
lunedì 9 gennaio 2017
COMPIACIUTA SOLITARIETÀ
COMPIACIUTA SOLITARIETÀ
"In interiore homine habitat veritas”
con sguardo pulito e sgombro
guardare fuori con coerenza
cestinando fasulli specchietti
per allodole sprovvedute
nel mare torbido dell'esistente
escludere cotillon body e ammiccamenti
parole terse inequivocabili
e questo solo può essere il nostro vivere solo
solitaria avventura che inventa
raccontandoli nuovi orizzonti
"solo et pensoso i più deserti campi-
vo mesurando a passi tardi et lenti-
e gli occhi cerco per fuggire intenti-
ove vestigio human l'arena stampi-"
ripeto con l'aretino Francesco
e guardo lo inferno con dispitto
anche quando vien da chiedersi se
"vale la pena di essere solo-
per essere sempre più solo?"
luminarie fasulle e apparenze
omologate pulsioni seriali
fastidiose e compulsive
che fanno già tutti per abitudine
anche il sogno appare ma lui illumina
la strada e scalda e consola
gli do la mano compagno del cammino
e cerco solo gesti e sguardi di intesa
complici convinti risoluti scevri
del resto non mi curo
ma guardo e passo
"In interiore homine habitat veritas”
con sguardo pulito e sgombro
guardare fuori con coerenza
cestinando fasulli specchietti
per allodole sprovvedute
nel mare torbido dell'esistente
escludere cotillon body e ammiccamenti
parole terse inequivocabili
e questo solo può essere il nostro vivere solo
solitaria avventura che inventa
raccontandoli nuovi orizzonti
"solo et pensoso i più deserti campi-
vo mesurando a passi tardi et lenti-
e gli occhi cerco per fuggire intenti-
ove vestigio human l'arena stampi-"
ripeto con l'aretino Francesco
e guardo lo inferno con dispitto
anche quando vien da chiedersi se
"vale la pena di essere solo-
per essere sempre più solo?"
luminarie fasulle e apparenze
omologate pulsioni seriali
fastidiose e compulsive
che fanno già tutti per abitudine
anche il sogno appare ma lui illumina
la strada e scalda e consola
gli do la mano compagno del cammino
e cerco solo gesti e sguardi di intesa
complici convinti risoluti scevri
del resto non mi curo
ma guardo e passo
Paré e mia vess
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“PARE’ E MIA VESS, L’E’ CUME FILA’ E MIA TESS”
per dire insomma che appparire senza poi essere davvero
così è quasi come filare il filo senza poi nulla tessere
si dicevano proprio nel tempo dell'apparire l'epoca in cui
l'immagine dominava soffocando l'esistenza
e nascondendo il reale con maschere su maschere
simulacri per ogni evenienza per simulare entità fittizie
per auguri di feste e cerimonie ufficiali
per incontri galanti per seduzione e per lutto
e solo chi refrattario viaggia a volto nudo
appare davvero malato e deviante per sua
patologica trasparenza autentica
ridicolo e messo alla berlina
facies di cartapesta improbabile con la fissità
della espressione statica definitiva al teatro
dell'apparire e basta da cambiare con rapidi
gesti dietro quinte e velari di garza bagnata anche loro
per la recita del fittizio lasciano a casa
le anime i sorrisi e le lacrime e quant'altro
perché il pubblico destinatario non è pronto
e non capisce un linguaggio di volti veri
e il dire ti amo ci sono ti penso ti vivo
nasconde e cela tutto il rimosso destinato altrove
riposto sotterrato nella tomba dell'intimo
e le parole asincrone raccontano emozioni inverse
pantomima tragica di abitudine rassegnata
allineate in fila sulla rastrelliera son pelouche da colpire
ti desidero tanto che voglia-
- dài che poi faccio altro altrove con altri
non so neppur io se mi piaci –
- ti sogno e mi trema il cuore sempre
dimmi tutto se vuoi -
- ma che lagna mi hai stufato davvero
che piacere vediamoci sai –
- dagli un taglio che ho fretta ho da fare
il tuo nudo mi mozza il fiato –
- e le rughe sono male nascoste
sei ciò che ho sempre sognato –
- ma non regge il confronto con altro
ogni volta di più sono contento –
- e per ora in apnea mi contento
VOGLIO TUTTO MA TANTO MA TANTO-
- VOGLIO TANTO MA TUTTO DAVVERO
osa dire murmure l'ultima maschera titubante
con vergogna del proprio nudo totale assoluto
teme lo scherno e da sola si masturba a schermirsi
perdiamoci pure insieme tutti quanti
simulacri fasulli e rare anime vere
a pochi però davvero sta tremando il cuore nel fondo
“PARE’ E MIA VESS, L’E’ CUME FILA’ E MIA TESS”
per dire insomma che appparire senza poi essere davvero
così è quasi come filare il filo senza poi nulla tessere
si dicevano proprio nel tempo dell'apparire l'epoca in cui
l'immagine dominava soffocando l'esistenza
e nascondendo il reale con maschere su maschere
simulacri per ogni evenienza per simulare entità fittizie
per auguri di feste e cerimonie ufficiali
per incontri galanti per seduzione e per lutto
e solo chi refrattario viaggia a volto nudo
appare davvero malato e deviante per sua
patologica trasparenza autentica
ridicolo e messo alla berlina
facies di cartapesta improbabile con la fissità
della espressione statica definitiva al teatro
dell'apparire e basta da cambiare con rapidi
gesti dietro quinte e velari di garza bagnata anche loro
per la recita del fittizio lasciano a casa
le anime i sorrisi e le lacrime e quant'altro
perché il pubblico destinatario non è pronto
e non capisce un linguaggio di volti veri
e il dire ti amo ci sono ti penso ti vivo
nasconde e cela tutto il rimosso destinato altrove
riposto sotterrato nella tomba dell'intimo
e le parole asincrone raccontano emozioni inverse
pantomima tragica di abitudine rassegnata
allineate in fila sulla rastrelliera son pelouche da colpire
ti desidero tanto che voglia-
- dài che poi faccio altro altrove con altri
non so neppur io se mi piaci –
- ti sogno e mi trema il cuore sempre
dimmi tutto se vuoi -
- ma che lagna mi hai stufato davvero
che piacere vediamoci sai –
- dagli un taglio che ho fretta ho da fare
il tuo nudo mi mozza il fiato –
- e le rughe sono male nascoste
sei ciò che ho sempre sognato –
- ma non regge il confronto con altro
ogni volta di più sono contento –
- e per ora in apnea mi contento
VOGLIO TUTTO MA TANTO MA TANTO-
- VOGLIO TANTO MA TUTTO DAVVERO
osa dire murmure l'ultima maschera titubante
con vergogna del proprio nudo totale assoluto
teme lo scherno e da sola si masturba a schermirsi
perdiamoci pure insieme tutti quanti
simulacri fasulli e rare anime vere
a pochi però davvero sta tremando il cuore nel fondo
lunedì 2 gennaio 2017
SCENARI
atmosfere profumi tremori emozioni
vibrazioni sonore
comparse
queste poi cambiavano ad ogni colpo di vento
instabili come il destriero di Kafka
nel cavaliere del secchio
e basta per un po' almeno
cliccare su quell'immagine
provvisoriamente definitiva
e guardare la foto tenendola con la mano
un po' lontana davanti
a simulare la realtà
che mai sarà fotografabile
e facevamo finta che la felicità
e l'allegria diventino stabili
cioè che sia possibile che avvenga
oppure anche semplicemente il pensarlo
ma è un gioco naturalmente
e noi giochiamo giocarlo
non trattengo i tuoi capelli al vento
né nastri di seta né sguardi né effluvi
tutto scorre come un fiume
“panta rei os potamos”
istantanea fissata male
sbiadisce stinge scolora sprofuma
amaramente anche questo
era stato già ben previsto
nessuno si era mai illuso
se non per gioco
oppure tu per distrazione ingenua
sapevamo dove saremmo voluti andare
ma sapevamo anche dove stavamo andando
davvero
(anno galattico 7102, da un passato improbabile, un presente sfuggente, un futuro evanescente e liquido)
Nanni Omodeo Zorini Qfwfq
domenica 18 dicembre 2016
GIOCHIAMO ANCORA...?
GIOCHIAMO ANCORA...?
ma pensavo che anche ora a tornare ti trovavo
che tu c'eri sempre finora ci contavo
e sono rimasta lì interdetta
disorientata e faceva male
anche non averti pregato prima
di stare ad aspettarmi ed ora
scoprivo che non c'eri più forse
probabilmente non c'eri mai stato
né io c'ero stata mai per te
va bene si lo so che era solo un sogno
ma un sogno malato
tu anche fuori dal sogno sempre
mi mandi saluti con la mano
mi rassicuri dicendo ogni volta
bambina ritorna
bambina ci sono
bambina siici
è la regola del gioco sai bambina
e ora con questo sogno sanguinante in mano
risento le mie parole che non rispondevano nulla
e ti dicevano soltanto che poi ne parlavamo
anche allora stupidamente interdetta
mi mancavano parole pronte
mi mancava il si che voglia dire si
o i forse che non dicono nulla
rimandando a un domani
che intanto va a fare altri girotondi
e altre capriole in altri altrove
così senza motivo perché tanto
tu c'eri come sempre e credevo
fosse impossibile che tu non ci fossi più
ma neppure nel sogno
e mi ero girata intorno
a fare altre cose
delle cose così veder gente
ma al ritorno non pensavo potessi non esserci più
ora ti dico però bambino
quello che questa bambina che sono
un po' ingenua e sprovveduta
scioccherella forse
ha pensato del nostro giocare infinito
te lo voglio dire subito senza aspettare
un domani e un altro dopodomani
sta pronto ad ascoltarmi
bambino
eccomi
ora ti dico...
Nanni Omodeo Zorini Qfwfq
ma pensavo che anche ora a tornare ti trovavo
che tu c'eri sempre finora ci contavo
e sono rimasta lì interdetta
disorientata e faceva male
anche non averti pregato prima
di stare ad aspettarmi ed ora
scoprivo che non c'eri più forse
probabilmente non c'eri mai stato
né io c'ero stata mai per te
va bene si lo so che era solo un sogno
ma un sogno malato
tu anche fuori dal sogno sempre
mi mandi saluti con la mano
mi rassicuri dicendo ogni volta
bambina ritorna
bambina ci sono
bambina siici
è la regola del gioco sai bambina
e ora con questo sogno sanguinante in mano
risento le mie parole che non rispondevano nulla
e ti dicevano soltanto che poi ne parlavamo
anche allora stupidamente interdetta
mi mancavano parole pronte
mi mancava il si che voglia dire si
o i forse che non dicono nulla
rimandando a un domani
che intanto va a fare altri girotondi
e altre capriole in altri altrove
così senza motivo perché tanto
tu c'eri come sempre e credevo
fosse impossibile che tu non ci fossi più
ma neppure nel sogno
e mi ero girata intorno
a fare altre cose
delle cose così veder gente
ma al ritorno non pensavo potessi non esserci più
ora ti dico però bambino
quello che questa bambina che sono
un po' ingenua e sprovveduta
scioccherella forse
ha pensato del nostro giocare infinito
te lo voglio dire subito senza aspettare
un domani e un altro dopodomani
sta pronto ad ascoltarmi
bambino
eccomi
ora ti dico...
Nanni Omodeo Zorini Qfwfq
giovedì 15 dicembre 2016
OSSERVO UNA FOTO
osservo una foto
come tante
un volto ufficiale
senza espressione apparente
giacca camicia e cravatta
occhio fermo
un uomo pubblico
dentro quella scorza di Avatar formale
ha covato il suo sogno perverso
inventando la favola di un complotto
una congiura
un colpo di Stato
e preventivamente l'ha repressa
con ferocia brutale
centinaia di migliaia di persone
scrittori giornalisti magistrati insegnanti soldati
nudi in mutande nelle palestre
ora il suo sogno è arrivato all'atto
piange muto un intero paese
solo le donne forse
timidamente osano alzare la testa
mentre patti scellerati camminano
e il potere assoluto
consente le spose bambine
la tortura il silenzio muto
che puzza di divise militari e di caserma
un pensiero mesto di speranza a lungo termine
regalo a quella terra bellissima
che ho attraversato molti decenni fa con il cuore in gola
e a quel popolo intero ferito
come tante
un volto ufficiale
senza espressione apparente
giacca camicia e cravatta
occhio fermo
un uomo pubblico
dentro quella scorza di Avatar formale
ha covato il suo sogno perverso
inventando la favola di un complotto
una congiura
un colpo di Stato
e preventivamente l'ha repressa
con ferocia brutale
centinaia di migliaia di persone
scrittori giornalisti magistrati insegnanti soldati
nudi in mutande nelle palestre
ora il suo sogno è arrivato all'atto
piange muto un intero paese
solo le donne forse
timidamente osano alzare la testa
mentre patti scellerati camminano
e il potere assoluto
consente le spose bambine
la tortura il silenzio muto
che puzza di divise militari e di caserma
un pensiero mesto di speranza a lungo termine
regalo a quella terra bellissima
che ho attraversato molti decenni fa con il cuore in gola
e a quel popolo intero ferito
SUL RETRO GUALCITO...
sul retro gualcito
di note della spesa
e minuscoli scontrini fiscali
miniature sghembe di versi
d'amore o di lacrime
urlate sottovoce
col cuore in subbuglio
tremante e palpitante
ritrovate poi nelle tasche
con polvere di tabacco e cenere
di pipa fumata
ancora di nuovo compulsive
parole qui digitate
da buttare al vento di ascolti
differiti distanti eppure vicini
e mani protese
così
di nuovo
ancora
fin quando il fiato dura
ostinato e cocciuto
con sguardi di intesa
Nanni Omodeo Zorini Qfwfq
di note della spesa
e minuscoli scontrini fiscali
miniature sghembe di versi
d'amore o di lacrime
urlate sottovoce
col cuore in subbuglio
tremante e palpitante
ritrovate poi nelle tasche
con polvere di tabacco e cenere
di pipa fumata
ancora di nuovo compulsive
parole qui digitate
da buttare al vento di ascolti
differiti distanti eppure vicini
e mani protese
così
di nuovo
ancora
fin quando il fiato dura
ostinato e cocciuto
con sguardi di intesa
Nanni Omodeo Zorini Qfwfq
TU-TUM
Tu-tum
dei tuffi al cuore infiniti
intermittenti e asincroni
amari e dolcissimi
Tu-tum
zoppicano claudicanti
salmodiando litanie
angosce di speranze
Tu-tum
attese urgenti
sui corrimano balbuzienti
di scale mobili psicotiche
Tu-tum Tu-tum Tu-tum
pizzicano clavicordi stonati
incespicando nelle proprie rime
finché la sera non è definitiva
nebbie unte
trasudanti sudari
di ombre sporche
velari sospesi
Tu-tum Tu-tum Tu-tum
infine appari
tra murmuri sorrisi
accorati sguardi
dilaganti certezze
l'allegria prende il sopravvento
dei tuffi al cuore infiniti
intermittenti e asincroni
amari e dolcissimi
Tu-tum
zoppicano claudicanti
salmodiando litanie
angosce di speranze
Tu-tum
attese urgenti
sui corrimano balbuzienti
di scale mobili psicotiche
Tu-tum Tu-tum Tu-tum
pizzicano clavicordi stonati
incespicando nelle proprie rime
finché la sera non è definitiva
nebbie unte
trasudanti sudari
di ombre sporche
velari sospesi
Tu-tum Tu-tum Tu-tum
infine appari
tra murmuri sorrisi
accorati sguardi
dilaganti certezze
l'allegria prende il sopravvento
FIORITURE DELL'ANIMA
FIORITURE DENTRO L'ANIMA
come quando maturavano all'aria
grappoli di capelvenere
lasciando sospesi odori
e gelsomini
confusi di glicine
passiflora
e caprifoglio
inebrianti da ubriacarsi quasi
di profumi e fantasie
nei giorni primi degli incontri
spalancati gli occhi e i sensi
stupefatti e senza parole
tremanti così
e compiaciuti insieme
da mozzare il fiato e lo sguardo
a quel modo
certo
senza rimedio alcuno
increduli ancora restavamo
come ora
qui
dove gli istanti si dilatano
e perdurano definitivi
senza tregua
possibile
come quel giorno
che non si è mai stancato
di essere il primo per sempre
come tutto ciò che fa vivere
rigenera
fa rinascere
tra le macerie di polvere del presente
sconcertati
attoniti
vivi
Nanni Omodeo Zorini Qfwfq
[Foto prese dal web]
come quando maturavano all'aria
grappoli di capelvenere
lasciando sospesi odori
e gelsomini
confusi di glicine
passiflora
e caprifoglio
inebrianti da ubriacarsi quasi
di profumi e fantasie
nei giorni primi degli incontri
spalancati gli occhi e i sensi
stupefatti e senza parole
tremanti così
e compiaciuti insieme
da mozzare il fiato e lo sguardo
a quel modo
certo
senza rimedio alcuno
increduli ancora restavamo
come ora
qui
dove gli istanti si dilatano
e perdurano definitivi
senza tregua
possibile
come quel giorno
che non si è mai stancato
di essere il primo per sempre
come tutto ciò che fa vivere
rigenera
fa rinascere
tra le macerie di polvere del presente
sconcertati
attoniti
vivi
Nanni Omodeo Zorini Qfwfq
[Foto prese dal web]
ALLONSANFAN...!
" ALLONSANFAN…!"
per un farmaco da rinnovare
la guardia medica e lì
e si stringe il cuore ancora
ad aggirarsi tra quelle casematte
di nuovo imbiancate
cui han tolto le sbarre feroci alle finestre
allineate e sparse come apparivano allora
anche se non di legno come quelle di Buchenvald
accompagnavamo la mamma
alla musicoterapia per i suoi ragazzi
e c'era Nicolino ricordo
con le sue tre cravatte
e lo sguardo pietoso
di bambino maturato male
con la barba rasata
e quell'altro che portava i suoi geroglifici
calligrammi di spirali concentriche
e diceva ti ho portato un regalo maestra
massicci guardiani infermieri
imponenti come montagne
con pesanti chiavi di ferro alle cinture
stai bravo tu dicevano e non t'avvicinare troppo
ponendo le mani possenti sul collo triste
col circolo Rosa Luxemburg
dal Broletto di corsa al trotto
a scandire col fiato corto e affannato
ergoterapia carne umana
si gridava ritmati
ma la voce profetica aveva sentenziato allora
attenti perché la sofferenza psichica esiste davvero
e ci perdoni dottor Basaglia
delle ingenuità di quel tempo
dei donchisciotte che sognavano già un mondo nuovo
con liberazioni dai lager e dagli orfanotrofi
progetti ancora molto di là da venire
sul modulo color arancione
sta scritto ora quel farmaco che era stato terminato
e anche l'evocazione termina qui
con la sua mestizia di sogno
con le ingenue fantasie e speranze
mentre molti pazienti psichiatrici
anche quelli miti che parlavano ai santi sui treni
lasciati letti di contenzione
punture di zolfo e scosse elettriche cerebrali
si aggirano mescolati tra i finti sani disumani e senza anima
che dominano il mondo
in questo pianeta sconsolato
che non ha posto abbastanza
per sguardi pietosi e buoni
e folli criminali vestiti della festa
vengono osannati sugli altari della realtà
basta cercare ora la farmacia di turno festiva
tenendosi dentro quei ricordi lontani
di un tempo che pare non essere neppure
esistito
mai
Nanni Omodeo Zorini Qfwfq
per un farmaco da rinnovare
la guardia medica e lì
e si stringe il cuore ancora
ad aggirarsi tra quelle casematte
di nuovo imbiancate
cui han tolto le sbarre feroci alle finestre
allineate e sparse come apparivano allora
anche se non di legno come quelle di Buchenvald
accompagnavamo la mamma
alla musicoterapia per i suoi ragazzi
e c'era Nicolino ricordo
con le sue tre cravatte
e lo sguardo pietoso
di bambino maturato male
con la barba rasata
e quell'altro che portava i suoi geroglifici
calligrammi di spirali concentriche
e diceva ti ho portato un regalo maestra
massicci guardiani infermieri
imponenti come montagne
con pesanti chiavi di ferro alle cinture
stai bravo tu dicevano e non t'avvicinare troppo
ponendo le mani possenti sul collo triste
col circolo Rosa Luxemburg
dal Broletto di corsa al trotto
a scandire col fiato corto e affannato
ergoterapia carne umana
si gridava ritmati
ma la voce profetica aveva sentenziato allora
attenti perché la sofferenza psichica esiste davvero
e ci perdoni dottor Basaglia
delle ingenuità di quel tempo
dei donchisciotte che sognavano già un mondo nuovo
con liberazioni dai lager e dagli orfanotrofi
progetti ancora molto di là da venire
sul modulo color arancione
sta scritto ora quel farmaco che era stato terminato
e anche l'evocazione termina qui
con la sua mestizia di sogno
con le ingenue fantasie e speranze
mentre molti pazienti psichiatrici
anche quelli miti che parlavano ai santi sui treni
lasciati letti di contenzione
punture di zolfo e scosse elettriche cerebrali
si aggirano mescolati tra i finti sani disumani e senza anima
che dominano il mondo
in questo pianeta sconsolato
che non ha posto abbastanza
per sguardi pietosi e buoni
e folli criminali vestiti della festa
vengono osannati sugli altari della realtà
basta cercare ora la farmacia di turno festiva
tenendosi dentro quei ricordi lontani
di un tempo che pare non essere neppure
esistito
mai
Nanni Omodeo Zorini Qfwfq
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