beh certo lo ricordi anche tu quell'odore un po' aspro
amaro del motore diesel quando lo avviavamo
poi ti accucciavi appollaiata al tuo posto nel camper
prima o poi il tuo sguardo mi chiedeva dolce
se ti contavo ancora le storie mentre ingranavo le marce
noiose narrazioni di vita materiale di egizi e romani
infine arrivavano Pierino Pierone Gallo Cristallo
e Testa di bufala la tua preferita e ascoltavi sognando
col sottofondo borbottio del motore navigando autostrade
perché sai l'ho sentito uguale oggi quell'odore diesel
e mi sono ritrovato con te ancora un'altra volta
a quando eravamo bambini insieme e giravamo il mondo
accompagnati delle fiabe italiane di Calvino
con gli occhi di dentro pieni dell'ologramma fiabesco
e quelli fuori che vedevano alberi pianure e campagne
che volavano via veloci compagni di viaggio
e te lo dico così di sfuggita con la profonda nostalgia
e la tenerezza che ci portiamo dentro per sempre
venerdì 28 aprile 2017
martedì 25 aprile 2017
QUARTA PARETE
QUARTA PARETE …
e piace sai a volte
soffermarsi sull'orlo della strada
ad ammirare sorrisi sguardi parole gesti
come quando su velluti di poltrone
vediamo fiorire vite parallele e racconti magici
raccontati con l'anima e con tutto il corpo
da restare esterrefatti e attoniti
e piace sai a volte
soffermarsi sull'orlo della strada
ad ammirare sorrisi sguardi parole gesti
come quando su velluti di poltrone
vediamo fiorire vite parallele e racconti magici
raccontati con l'anima e con tutto il corpo
da restare esterrefatti e attoniti
a volte cì piace gustare racconti vivi
partecipati da partecipare
da confondersi quasi sulla scena
entrandoci dentro con tutto se stesso
nella comunione autentica noi quarta parete
e lo so lo sappiamo bene tutti
che rimangono degli altrovi sconvolti
che pure ci premono sul cuore
ma pure ci piace magari solo a volte
nettarci l'anima così inebriati
ondate di parole gesti luci emozioni sogni
e noi e loro fusi insieme
e il racconto vivo diventa sempre più vero
come quando nuotiamo nello sguardo amato
azzurro al fosforo di cielo
che diventa esso stesso teatro
per perdercisi insieme nell'assoluto
partecipati da partecipare
da confondersi quasi sulla scena
entrandoci dentro con tutto se stesso
nella comunione autentica noi quarta parete
e lo so lo sappiamo bene tutti
che rimangono degli altrovi sconvolti
che pure ci premono sul cuore
ma pure ci piace magari solo a volte
nettarci l'anima così inebriati
ondate di parole gesti luci emozioni sogni
e noi e loro fusi insieme
e il racconto vivo diventa sempre più vero
come quando nuotiamo nello sguardo amato
azzurro al fosforo di cielo
che diventa esso stesso teatro
per perdercisi insieme nell'assoluto
eh sì piace proprio tanto gustare all'infinito
anche questo come scrivere dunque è un atto d'amore
resurrezione,sì
RESURREZIONE-PASSAGGI (vedi, Artemisia? È proprio questo....!)
sì
quasi a simulare un passaggio
da condizione letargica di morte apparente
standby
risveglio resurrezione puoi dire tu
non talmudica non messianica
né evangelica resurrectio
risveglio e passaggio da uno stato larvale
ho visto il tuo sguardo che mi parlava
intenso radioso e pulito come quello
questa mattina che anche il ficus beniamina regalava
con le prime incerte timide neonate foglioline
a raccontarmi la sua allegria temporanea stagionale
perché prima ci eravamo rassegnati nel sonno
torpore antico e attendevamo la sveglia
il suono della tromba
per vivere sorridere correre
buttare all'aria tutto
tenendoci per mano gioia mia e
quasi a simulare un passaggio
da condizione letargica di morte apparente
standby
risveglio resurrezione puoi dire tu
non talmudica non messianica
né evangelica resurrectio
risveglio e passaggio da uno stato larvale
ho visto il tuo sguardo che mi parlava
intenso radioso e pulito come quello
questa mattina che anche il ficus beniamina regalava
con le prime incerte timide neonate foglioline
a raccontarmi la sua allegria temporanea stagionale
perché prima ci eravamo rassegnati nel sonno
torpore antico e attendevamo la sveglia
il suono della tromba
per vivere sorridere correre
buttare all'aria tutto
tenendoci per mano gioia mia e
possiamo buttare le gambe
in giro saltando come matti
finché la stagione della vita
ce lo consente fin quando non avranno
spento le ultime candele
della nostra processione
con il tutum incessante dell'orologio cardiaco
in giro saltando come matti
finché la stagione della vita
ce lo consente fin quando non avranno
spento le ultime candele
della nostra processione
con il tutum incessante dell'orologio cardiaco
ascoltavo la tua voce unica sognata
attesa sperata autentica vitale
mio risveglio mia resurrezione
mia canzone d'allegria mio fiato vitale mia buona pasqua
attesa sperata autentica vitale
mio risveglio mia resurrezione
mia canzone d'allegria mio fiato vitale mia buona pasqua
laica però
lo sai
molto laica
lo sai
molto laica
molto carnale
c'era quel vivere...
c'era
quel vivere quotidiano nell'accontentarsi
le
routine abituali la lista della spesa lo straccio da passare
il
latte da comprare col secchiello ma solo quando c'era
in
coda per il pane e la carne e i formaggi
gli
occhi sempre bassi a farsi i fatti propri
nelle
case le cucine dai pavimenti passati a cera
perché
lo facevano tutti e ti sentivi controllata
tra
vicini parenti congiunti tutti insomma
dalla
scatola di legno grigliata della radio
le
valvole luminose come braci raccontavano
con
voci roche alternate a frivole canzoni
pericoloso
girare la manopola delle sintonie
ascoltando
il gracchiare di voci sconosciute
solo
volte si affacciavano parole vere libere
abbassando
il volume e alzando gli sguardi
timidi
e sospettosi per non essere scoperti
tremava
il cuore a fantasticare una possibile libertà
di
gesti di atti di parole di possibile ribellione
sapevi
che era possibile proibito e sublime
uscire
dalla gabbia quotidiana finché
i
colpi secchi di vecchi fucili annunciarono
che
altri per fortuna rischiando avevano cominciato
ci
passa ora addosso come un vento rituale
il
fugace ricordo di quei primi atti a resistere
altri
vanno con bandiere rosse e tricolori
perché
è l'epoca delle ricorrenze il nostro tempo
perché
rimani dunque ancora legata a gesti desueti
quando
sai che vorresti urlare la tua personale
liberazione
fuggendo e inventando il presente e il futuro
e
covi dentro sogni di speranza e di rinascita
nel tu
tum batticuore mormorando a mezza voce
che
forse magari vedremo un giorno di questi
prenderai
la tua vita il tuo corpo i tuoi sensi nelle tue mani
per
farlo anche tu questo atto ribelle totale assoluto
lasciando
ad altri le cose che fanno tutti
e
butterai fuori le risa che tieni celate di dentro
che
regali soltanto nell'intimo proibito e segreto
liberare
resistenza liberare parole liberare sogni
non
occorre guardare il calendario per scegliere il momento
ti
prude la voglia aspetti il coraggio tenti sguardi in su
sornioni
e bambini e mormorii che presto molto presto
lo
farai certo che lo farai prima o poi lo farai e sai
che
la voglia è forte e aspetti che ti venga un raptus
ribelle
bizzarro libero di sorrisi e di urla felici
liberazione
è pronta
lo
sai dentro lo vuoi
lo
vorresti forse anche
ma i
gesti ancora pigri
rimangono
a crogiolarsi
dentro
il pigiama
che
ti avevano confezionato
su
misura
tiepido
e comodo
ingombrante
nello
sguardo bambino
che
guarda in su
buttare all'aria tutto quanto
afferrare
il presente
e il futuro
dire
parole ferme
per
un eterno
definitivo
assoluto
25 aprile
mercoledì 22 marzo 2017
ANEGAR EN AMORE
ANEGAR EN AMORE
“pazzi d'amore
da morire”
a trastullarsi in castelli di carte
giocando d’eccesso
per iperboli smodate
sopra tono apposta
inadeguate ormai le parole d'uso
tragica farsa del parlare
per cercare di dirlo lo stesso
con unghie sul senso comune
ci siamo talvolta trovati anche noi
a guardarci stupiti
esterrefatti compiaciuti boriosi
in fuga dai significati consueti
e consunti del parlare quotidiano
spaventati noi stessi talvolta
e dal possibile naufragio del senso
resilienti alzando il volo
a vette più alte eccelse sublimi
giocavamo d'azzardo
cancellando a sorrisi lo spavento nascente
carezzandoci le mani
carezzandoci i volti
carezzando l'effetto finale
ridi contenta ora
t'è piaciuto giocare questo nuovo gioco
t'è piaciuto rischiare di perdersi
t'è piaciuto ritrovarsi
t'è piaciuto all'unisono muovere
nuovi passi di danza
perché certo abbiamo scherzato
ma scherzavamo sul serio
mica per finta lo sappiamo
e suggelliamo di risate sonanti
la vittoria sul senso quotidiano
e di nuovo ancora più in alto
ANNEGHIAMO D'AMORE
“pazzi d'amore
da morire”
a trastullarsi in castelli di carte
giocando d’eccesso
per iperboli smodate
sopra tono apposta
inadeguate ormai le parole d'uso
tragica farsa del parlare
per cercare di dirlo lo stesso
con unghie sul senso comune
ci siamo talvolta trovati anche noi
a guardarci stupiti
esterrefatti compiaciuti boriosi
in fuga dai significati consueti
e consunti del parlare quotidiano
spaventati noi stessi talvolta
e dal possibile naufragio del senso
resilienti alzando il volo
a vette più alte eccelse sublimi
giocavamo d'azzardo
cancellando a sorrisi lo spavento nascente
carezzandoci le mani
carezzandoci i volti
carezzando l'effetto finale
ridi contenta ora
t'è piaciuto giocare questo nuovo gioco
t'è piaciuto rischiare di perdersi
t'è piaciuto ritrovarsi
t'è piaciuto all'unisono muovere
nuovi passi di danza
perché certo abbiamo scherzato
ma scherzavamo sul serio
mica per finta lo sappiamo
e suggelliamo di risate sonanti
la vittoria sul senso quotidiano
e di nuovo ancora più in alto
ANNEGHIAMO D'AMORE
SOGNI...?
SOGNI...?
ho sognato di scriverti versi
ieri sognavo di entrarti nella carne
ora sto sognando d'essermi svegliato
che dici sei proprio una costante
ti sogno e ti vivo di continuo
è grave o c'è un rimedio magico
la luna piena ha iniziato a calare
smorzando il suo influsso
devo adattarmi amore
che posso farci mai
ho sognato di scriverti versi
ieri sognavo di entrarti nella carne
ora sto sognando d'essermi svegliato
che dici sei proprio una costante
ti sogno e ti vivo di continuo
è grave o c'è un rimedio magico
la luna piena ha iniziato a calare
smorzando il suo influsso
devo adattarmi amore
che posso farci mai
UDEBARRIAN
"UDABERRIAN"
col nome basco della primavera
buttiamo parole coriandoli nell'aria
a piovere giù da inzupparci tutti
petali di rosa sfumati e carnosi
tentando di dire tutto il possibile
abbraccio sorriso carezza
bisbiglio amoroso e speranza
baluginio di colori e sguardi
mani protese sguardi complici
tremori passione attesa
nostalgia saudade ricordo
sogno melodia violini
l'arpa pizzicata regala luci
rinascita continua di resurrezione
germogli nuovi di verde più tenero
inventando leggendo danzando
versi all'infinito su nel cielo
sui muri bianchi di calce
su pezzi di carta di formaggio
su monitor tremanti di stupore
su sguardi estasiati d'azzurro
come il tuo ora certo
che ascolta e ride contento
col nome basco della primavera
buttiamo parole coriandoli nell'aria
a piovere giù da inzupparci tutti
petali di rosa sfumati e carnosi
tentando di dire tutto il possibile
abbraccio sorriso carezza
bisbiglio amoroso e speranza
baluginio di colori e sguardi
mani protese sguardi complici
tremori passione attesa
nostalgia saudade ricordo
sogno melodia violini
l'arpa pizzicata regala luci
rinascita continua di resurrezione
germogli nuovi di verde più tenero
inventando leggendo danzando
versi all'infinito su nel cielo
sui muri bianchi di calce
su pezzi di carta di formaggio
su monitor tremanti di stupore
su sguardi estasiati d'azzurro
come il tuo ora certo
che ascolta e ride contento
lunedì 27 febbraio 2017
anche
provare a farsene una ragione
se possibile
spesso arduo faticoso spossante
provare a farsene una ragione
se possibile
spesso arduo faticoso spossante
anche
carezzare di sguardi l'azzurro velato
di nuvolaglia
aspettando squarci improvvisi tersi
carezzare di sguardi l'azzurro velato
di nuvolaglia
aspettando squarci improvvisi tersi
anche
estenuanti ricerche nel sogno per dargli
parvenze
almeno di realtà concreta tangibile palpabile
estenuanti ricerche nel sogno per dargli
parvenze
almeno di realtà concreta tangibile palpabile
anche questo sforzo estenuante
anche vederti partire e tornare
anche sussurrare il tuo nome
anche tutta quanta saperti
anche ghermire la tua immagine morbida
anche la tua pelle bianca di latte di luna di mandorla
anche vederti partire e tornare
anche sussurrare il tuo nome
anche tutta quanta saperti
anche ghermire la tua immagine morbida
anche la tua pelle bianca di latte di luna di mandorla
anche tutto
o solo in parte
di sfuggita
di corsa
col tremore
di gusto
o solo in parte
di sfuggita
di corsa
col tremore
di gusto
galleggia
sospeso nell'aria
il tuo riso d'argento
i cristalli di rocca
degli occhi regalati ogni volta
con anima lieve
che m'inebria pulita
sospeso nell'aria
il tuo riso d'argento
i cristalli di rocca
degli occhi regalati ogni volta
con anima lieve
che m'inebria pulita
e giochiamo
a far finta che tu non sei qui
ma sappiamo molto bene
che questa presenza squisita
si dilata
da quando ti ho incontrata
e infilo le dita aperte
nei tuoi capelli di seta dorata
a far finta che tu non sei qui
ma sappiamo molto bene
che questa presenza squisita
si dilata
da quando ti ho incontrata
e infilo le dita aperte
nei tuoi capelli di seta dorata
la sera intanto
gioca a nascondino
affrontando anche lei
la strada che corri tu
lei almeno di certo se n'è fatta una ragione
contenta
pregna di te
Nanni Omodeo Zorini Qfwfq
gioca a nascondino
affrontando anche lei
la strada che corri tu
lei almeno di certo se n'è fatta una ragione
contenta
pregna di te
Nanni Omodeo Zorini Qfwfq
domenica 26 febbraio 2017
anche
anche
provare a farsene una ragione
se possibile
spesso arduo faticoso spossante
anche
carezzare di sguardi l'azzurro velato
di nuvolaglia
aspettando squarci improvvisi tersi
anche
estenuanti ricerche nel sogno per dargli
parvenze
almeno di realtà concreta tangibile palpabile
anche questo sforzo estenuante
anche vederti partire e tornare
anche sussurrare il tuo nome
anche tutta quanta saperti
anche ghermire la tua immagine morbida
anche la tua pelle bianca di latte di luna di mandorla
anche tutto
o solo in parte
di sfuggita
di corsa
col tremore
di gusto
galleggia
sospeso nell'aria
il tuo riso d'argento
i cristalli di rocca
degli occhi regalati ogni volta
con anima lieve
che m'inebria pulita
e giochiamo
a far finta che tu non sei qui
ma sappiamo molto bene
che questa presenza squisita
si dilata
da quando ti ho incontrata
e infilo le dita aperte
nei tuoi capelli di seta dorata
la sera intanto
gioca a nascondino
affrontando anche lei
la strada che corri tu
lei almeno di certo se n'è fatta una ragione
contenta
pregna di te
Nan
provare a farsene una ragione
se possibile
spesso arduo faticoso spossante
anche
carezzare di sguardi l'azzurro velato
di nuvolaglia
aspettando squarci improvvisi tersi
anche
estenuanti ricerche nel sogno per dargli
parvenze
almeno di realtà concreta tangibile palpabile
anche questo sforzo estenuante
anche vederti partire e tornare
anche sussurrare il tuo nome
anche tutta quanta saperti
anche ghermire la tua immagine morbida
anche la tua pelle bianca di latte di luna di mandorla
anche tutto
o solo in parte
di sfuggita
di corsa
col tremore
di gusto
galleggia
sospeso nell'aria
il tuo riso d'argento
i cristalli di rocca
degli occhi regalati ogni volta
con anima lieve
che m'inebria pulita
e giochiamo
a far finta che tu non sei qui
ma sappiamo molto bene
che questa presenza squisita
si dilata
da quando ti ho incontrata
e infilo le dita aperte
nei tuoi capelli di seta dorata
la sera intanto
gioca a nascondino
affrontando anche lei
la strada che corri tu
lei almeno di certo se n'è fatta una ragione
contenta
pregna di te
Nan
lunedì 13 febbraio 2017
SINTONIE SOGNATE
SINTONIE SOGNATE
era stato il 12 febbraio poco prima delle cinque
m'avevi detto che riposavi e come spesso faccio
mi ero infilato nel tuo sogno nel dormiveglia
nel tuo guardare il soffitto in penombra
nel tuo fantasticare volando leggera
t'ho vista in un breve fremito sobbalzare
mentre entravo guardandomi intorno
fiutando il profumo di gardenia diffuso
aggirandomi a prender possesso dell'aria
e del tempo che sfarinava giù sabbia bianca
e intanto ti muovevi anche tu nuotando
nel sogno mio che ti visitava tutta
e neppure servivano parole
bastava quella presenza quell'esserci
infilati dentro l'uno nell'altro sommesso
a sognarti da sveglia mentre sveglio ti sogno
possederti nell'assenza lambirti
così solo con la lingua muta che parla
l'idioma che sappiamo a memoria
appreso nelle lunghe lezioni magiche
nella nostra aula amorosa palpitanti
stupefatti stupendamente stupiti storditi
si era stato il 12 febbraio ed erano circa le cinque ormai
tu camminavi volando leggera dentro di me
ed io mi aggiravo nel tuo sangue nelle tue vene
un sogno unico sintonizzato in sincronia perfetta
e mi perdevo in te che ti stavi perdendo in me
era stato il 12 febbraio poco prima delle cinque
m'avevi detto che riposavi e come spesso faccio
mi ero infilato nel tuo sogno nel dormiveglia
nel tuo guardare il soffitto in penombra
nel tuo fantasticare volando leggera
t'ho vista in un breve fremito sobbalzare
mentre entravo guardandomi intorno
fiutando il profumo di gardenia diffuso
aggirandomi a prender possesso dell'aria
e del tempo che sfarinava giù sabbia bianca
e intanto ti muovevi anche tu nuotando
nel sogno mio che ti visitava tutta
e neppure servivano parole
bastava quella presenza quell'esserci
infilati dentro l'uno nell'altro sommesso
a sognarti da sveglia mentre sveglio ti sogno
possederti nell'assenza lambirti
così solo con la lingua muta che parla
l'idioma che sappiamo a memoria
appreso nelle lunghe lezioni magiche
nella nostra aula amorosa palpitanti
stupefatti stupendamente stupiti storditi
si era stato il 12 febbraio ed erano circa le cinque ormai
tu camminavi volando leggera dentro di me
ed io mi aggiravo nel tuo sangue nelle tue vene
un sogno unico sintonizzato in sincronia perfetta
e mi perdevo in te che ti stavi perdendo in me
martedì 24 gennaio 2017
MERENDA DI SAPORI COLORITI
MERENDA DI SAPORI COLORITI
tracimavano fuori dalla tazza di nuvoaglia bianca
colate purpuree di succo di lampone e marmellata di rosa canina
da potere intingerci le dita da leccare
sfiorando il blu cobalto dei tendaggi sospesi
assaggia il sangue intenso e saporoso
che ti porgo dalle labbra
il fine gennaio morde rabbioso di gelo
spandendo vapori profumati di essenze amorose
e non te lo racconto tutto questo
lo stai sentendo già anche tu
estatici rapiti di assenza presente
tamburelliamo insieme lontani e congiunti
accorati accordati all'unisono un
tracimavano fuori dalla tazza di nuvoaglia bianca
colate purpuree di succo di lampone e marmellata di rosa canina
da potere intingerci le dita da leccare
sfiorando il blu cobalto dei tendaggi sospesi
assaggia il sangue intenso e saporoso
che ti porgo dalle labbra
il fine gennaio morde rabbioso di gelo
spandendo vapori profumati di essenze amorose
e non te lo racconto tutto questo
lo stai sentendo già anche tu
estatici rapiti di assenza presente
tamburelliamo insieme lontani e congiunti
accorati accordati all'unisono un
domenica 22 gennaio 2017
STAZIONE CHE VAI
STAZIONE CHE VAI
aspettavo il 9.55 o forse no
era il 10.55 o può darsi anche
l'11.55 difficile dirlo perché io intanto aspettavo
e non era colpa della stazione
o dell'annuncio della voce sintetica
o della scritta nei led luminosi
se vogliamo non era colpa di nessuno
neppure del treno che poteva essere stato
benissimo soppresso cancellato dimenticato
e forse neppure del mio insulso
gratuito immotivato attendere
perché la vera sostanza è che i treni
non sono certo fatti per arrivare
e tantomeno puntuali
soprattutto se ti metti in testa
di voler credere per fede che arrivino
le stazioni i treni gli annunci la speranza
l'attesa il proprio batticuore tremante
l'appetito d'amore il sogno le pulsioni
sono forse soltanto modi di dire
stati dell'animo immotivati
dolorosi e teneri insieme
che è meglio riporre nel cassetto
delle cose improbabili
e senza neppure averlo annunciato
il 9.55 e il 10 55 e l'11 55
smettono di essere prevedibili
attesi attendibili auspicabili sperati
è molto probabile che nessun treno
né ora né mai abbia in mente davvero di arrivare
oppure arriva quando lo decide lui
con un tuffo al cuore spasmodico
dolcissimo e insieme cruento
l'essenziale è non aspettare treni
né appuntamenti né lettere d'amore
e neppure l'amore stesso che se c'è
c'è e basta zitto zitto scontroso
allegro esasperato sardonico ubriaco
e non è dato sapere se c'è o se non c'è
l'unica è uscire dalle stazioni possibili
da tutte e da tutti i luoghi di attesa
rinunciare alle attese restare in sur place
guardandosi in giro provare
a scrutare gli azzurri dei cieli nevosi
le strade ingombre come un dato di fatto
con i soccorsi che tardano sempre
e non sanno e non vogliono rimediare
ai disastri ormai sempre irreversibili
la strada ora è pulita inutilmente
e lo fa solo per gioco con nonchalance
quel che c'è sospeso nell'aria rimane lì sospeso
fin quando decide di allargarti il cuore
perché non può più farne a meno
ripongo dunque nel cassetto la tua immagine
l'azzurro al fosforo del tuo sguardo
come una sorpresa nell'uovo di pasqua
da bambini quando trovavamo
anellini falsamente dorati
e riuscivamo a gustare l'entusiasmo
perché essere bambini è fantastico
gratuito totalmente regalato
e ti lascia comunque strascichi
nell'anima che durano
durano molto a lungo
ma solo finché durano
finché gli va
di durare
così
aspettavo il 9.55 o forse no
era il 10.55 o può darsi anche
l'11.55 difficile dirlo perché io intanto aspettavo
e non era colpa della stazione
o dell'annuncio della voce sintetica
o della scritta nei led luminosi
se vogliamo non era colpa di nessuno
neppure del treno che poteva essere stato
benissimo soppresso cancellato dimenticato
e forse neppure del mio insulso
gratuito immotivato attendere
perché la vera sostanza è che i treni
non sono certo fatti per arrivare
e tantomeno puntuali
soprattutto se ti metti in testa
di voler credere per fede che arrivino
le stazioni i treni gli annunci la speranza
l'attesa il proprio batticuore tremante
l'appetito d'amore il sogno le pulsioni
sono forse soltanto modi di dire
stati dell'animo immotivati
dolorosi e teneri insieme
che è meglio riporre nel cassetto
delle cose improbabili
e senza neppure averlo annunciato
il 9.55 e il 10 55 e l'11 55
smettono di essere prevedibili
attesi attendibili auspicabili sperati
è molto probabile che nessun treno
né ora né mai abbia in mente davvero di arrivare
oppure arriva quando lo decide lui
con un tuffo al cuore spasmodico
dolcissimo e insieme cruento
l'essenziale è non aspettare treni
né appuntamenti né lettere d'amore
e neppure l'amore stesso che se c'è
c'è e basta zitto zitto scontroso
allegro esasperato sardonico ubriaco
e non è dato sapere se c'è o se non c'è
l'unica è uscire dalle stazioni possibilida tutte e da tutti i luoghi di attesa
rinunciare alle attese restare in sur place
guardandosi in giro provare
a scrutare gli azzurri dei cieli nevosi
le strade ingombre come un dato di fatto
con i soccorsi che tardano sempre
e non sanno e non vogliono rimediare
ai disastri ormai sempre irreversibili
la strada ora è pulita inutilmente
e lo fa solo per gioco con nonchalance
quel che c'è sospeso nell'aria rimane lì sospeso
fin quando decide di allargarti il cuore
perché non può più farne a meno
ripongo dunque nel cassetto la tua immagine
l'azzurro al fosforo del tuo sguardo
come una sorpresa nell'uovo di pasquada bambini quando trovavamo
anellini falsamente dorati
e riuscivamo a gustare l'entusiasmo
perché essere bambini è fantastico
gratuito totalmente regalato
e ti lascia comunque strascichi
nell'anima che durano
durano molto a lungo
ma solo finché durano
finché gli va
di durare
così
lunedì 9 gennaio 2017
COMPIACIUTA SOLITARIETÀ
COMPIACIUTA SOLITARIETÀ
"In interiore homine habitat veritas”
con sguardo pulito e sgombro
guardare fuori con coerenza
cestinando fasulli specchietti
per allodole sprovvedute
nel mare torbido dell'esistente
escludere cotillon body e ammiccamenti
parole terse inequivocabili
e questo solo può essere il nostro vivere solo
solitaria avventura che inventa
raccontandoli nuovi orizzonti
"solo et pensoso i più deserti campi-
vo mesurando a passi tardi et lenti-
e gli occhi cerco per fuggire intenti-
ove vestigio human l'arena stampi-"
ripeto con l'aretino Francesco
e guardo lo inferno con dispitto
anche quando vien da chiedersi se
"vale la pena di essere solo-
per essere sempre più solo?"
luminarie fasulle e apparenze
omologate pulsioni seriali
fastidiose e compulsive
che fanno già tutti per abitudine
anche il sogno appare ma lui illumina
la strada e scalda e consola
gli do la mano compagno del cammino
e cerco solo gesti e sguardi di intesa
complici convinti risoluti scevri
del resto non mi curo
ma guardo e passo
"In interiore homine habitat veritas”
con sguardo pulito e sgombro
guardare fuori con coerenza
cestinando fasulli specchietti
per allodole sprovvedute
nel mare torbido dell'esistente
escludere cotillon body e ammiccamenti
parole terse inequivocabili
e questo solo può essere il nostro vivere solo
solitaria avventura che inventa
raccontandoli nuovi orizzonti
"solo et pensoso i più deserti campi-
vo mesurando a passi tardi et lenti-
e gli occhi cerco per fuggire intenti-
ove vestigio human l'arena stampi-"
ripeto con l'aretino Francesco
e guardo lo inferno con dispitto
anche quando vien da chiedersi se
"vale la pena di essere solo-
per essere sempre più solo?"
luminarie fasulle e apparenze
omologate pulsioni seriali
fastidiose e compulsive
che fanno già tutti per abitudine
anche il sogno appare ma lui illumina
la strada e scalda e consola
gli do la mano compagno del cammino
e cerco solo gesti e sguardi di intesa
complici convinti risoluti scevri
del resto non mi curo
ma guardo e passo
Paré e mia vess
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“PARE’ E MIA VESS, L’E’ CUME FILA’ E MIA TESS”
per dire insomma che appparire senza poi essere davvero
così è quasi come filare il filo senza poi nulla tessere
si dicevano proprio nel tempo dell'apparire l'epoca in cui
l'immagine dominava soffocando l'esistenza
e nascondendo il reale con maschere su maschere
simulacri per ogni evenienza per simulare entità fittizie
per auguri di feste e cerimonie ufficiali
per incontri galanti per seduzione e per lutto
e solo chi refrattario viaggia a volto nudo
appare davvero malato e deviante per sua
patologica trasparenza autentica
ridicolo e messo alla berlina
facies di cartapesta improbabile con la fissità
della espressione statica definitiva al teatro
dell'apparire e basta da cambiare con rapidi
gesti dietro quinte e velari di garza bagnata anche loro
per la recita del fittizio lasciano a casa
le anime i sorrisi e le lacrime e quant'altro
perché il pubblico destinatario non è pronto
e non capisce un linguaggio di volti veri
e il dire ti amo ci sono ti penso ti vivo
nasconde e cela tutto il rimosso destinato altrove
riposto sotterrato nella tomba dell'intimo
e le parole asincrone raccontano emozioni inverse
pantomima tragica di abitudine rassegnata
allineate in fila sulla rastrelliera son pelouche da colpire
ti desidero tanto che voglia-
- dài che poi faccio altro altrove con altri
non so neppur io se mi piaci –
- ti sogno e mi trema il cuore sempre
dimmi tutto se vuoi -
- ma che lagna mi hai stufato davvero
che piacere vediamoci sai –
- dagli un taglio che ho fretta ho da fare
il tuo nudo mi mozza il fiato –
- e le rughe sono male nascoste
sei ciò che ho sempre sognato –
- ma non regge il confronto con altro
ogni volta di più sono contento –
- e per ora in apnea mi contento
VOGLIO TUTTO MA TANTO MA TANTO-
- VOGLIO TANTO MA TUTTO DAVVERO
osa dire murmure l'ultima maschera titubante
con vergogna del proprio nudo totale assoluto
teme lo scherno e da sola si masturba a schermirsi
perdiamoci pure insieme tutti quanti
simulacri fasulli e rare anime vere
a pochi però davvero sta tremando il cuore nel fondo
“PARE’ E MIA VESS, L’E’ CUME FILA’ E MIA TESS”
per dire insomma che appparire senza poi essere davvero
così è quasi come filare il filo senza poi nulla tessere
si dicevano proprio nel tempo dell'apparire l'epoca in cui
l'immagine dominava soffocando l'esistenza
e nascondendo il reale con maschere su maschere
simulacri per ogni evenienza per simulare entità fittizie
per auguri di feste e cerimonie ufficiali
per incontri galanti per seduzione e per lutto
e solo chi refrattario viaggia a volto nudo
appare davvero malato e deviante per sua
patologica trasparenza autentica
ridicolo e messo alla berlina
facies di cartapesta improbabile con la fissità
della espressione statica definitiva al teatro
dell'apparire e basta da cambiare con rapidi
gesti dietro quinte e velari di garza bagnata anche loro
per la recita del fittizio lasciano a casa
le anime i sorrisi e le lacrime e quant'altro
perché il pubblico destinatario non è pronto
e non capisce un linguaggio di volti veri
e il dire ti amo ci sono ti penso ti vivo
nasconde e cela tutto il rimosso destinato altrove
riposto sotterrato nella tomba dell'intimo
e le parole asincrone raccontano emozioni inverse
pantomima tragica di abitudine rassegnata
allineate in fila sulla rastrelliera son pelouche da colpire
ti desidero tanto che voglia-
- dài che poi faccio altro altrove con altri
non so neppur io se mi piaci –
- ti sogno e mi trema il cuore sempre
dimmi tutto se vuoi -
- ma che lagna mi hai stufato davvero
che piacere vediamoci sai –
- dagli un taglio che ho fretta ho da fare
il tuo nudo mi mozza il fiato –
- e le rughe sono male nascoste
sei ciò che ho sempre sognato –
- ma non regge il confronto con altro
ogni volta di più sono contento –
- e per ora in apnea mi contento
VOGLIO TUTTO MA TANTO MA TANTO-
- VOGLIO TANTO MA TUTTO DAVVERO
osa dire murmure l'ultima maschera titubante
con vergogna del proprio nudo totale assoluto
teme lo scherno e da sola si masturba a schermirsi
perdiamoci pure insieme tutti quanti
simulacri fasulli e rare anime vere
a pochi però davvero sta tremando il cuore nel fondo
lunedì 2 gennaio 2017
SCENARI
atmosfere profumi tremori emozioni
vibrazioni sonore
comparse
queste poi cambiavano ad ogni colpo di vento
instabili come il destriero di Kafka
nel cavaliere del secchio
e basta per un po' almeno
cliccare su quell'immagine
provvisoriamente definitiva
e guardare la foto tenendola con la mano
un po' lontana davanti
a simulare la realtà
che mai sarà fotografabile
e facevamo finta che la felicità
e l'allegria diventino stabili
cioè che sia possibile che avvenga
oppure anche semplicemente il pensarlo
ma è un gioco naturalmente
e noi giochiamo giocarlo
non trattengo i tuoi capelli al vento
né nastri di seta né sguardi né effluvi
tutto scorre come un fiume
“panta rei os potamos”
istantanea fissata male
sbiadisce stinge scolora sprofuma
amaramente anche questo
era stato già ben previsto
nessuno si era mai illuso
se non per gioco
oppure tu per distrazione ingenua
sapevamo dove saremmo voluti andare
ma sapevamo anche dove stavamo andando
davvero
(anno galattico 7102, da un passato improbabile, un presente sfuggente, un futuro evanescente e liquido)
Nanni Omodeo Zorini Qfwfq
domenica 18 dicembre 2016
GIOCHIAMO ANCORA...?
GIOCHIAMO ANCORA...?
ma pensavo che anche ora a tornare ti trovavo
che tu c'eri sempre finora ci contavo
e sono rimasta lì interdetta
disorientata e faceva male
anche non averti pregato prima
di stare ad aspettarmi ed ora
scoprivo che non c'eri più forse
probabilmente non c'eri mai stato
né io c'ero stata mai per te
va bene si lo so che era solo un sogno
ma un sogno malato
tu anche fuori dal sogno sempre
mi mandi saluti con la mano
mi rassicuri dicendo ogni volta
bambina ritorna
bambina ci sono
bambina siici
è la regola del gioco sai bambina
e ora con questo sogno sanguinante in mano
risento le mie parole che non rispondevano nulla
e ti dicevano soltanto che poi ne parlavamo
anche allora stupidamente interdetta
mi mancavano parole pronte
mi mancava il si che voglia dire si
o i forse che non dicono nulla
rimandando a un domani
che intanto va a fare altri girotondi
e altre capriole in altri altrove
così senza motivo perché tanto
tu c'eri come sempre e credevo
fosse impossibile che tu non ci fossi più
ma neppure nel sogno
e mi ero girata intorno
a fare altre cose
delle cose così veder gente
ma al ritorno non pensavo potessi non esserci più
ora ti dico però bambino
quello che questa bambina che sono
un po' ingenua e sprovveduta
scioccherella forse
ha pensato del nostro giocare infinito
te lo voglio dire subito senza aspettare
un domani e un altro dopodomani
sta pronto ad ascoltarmi
bambino
eccomi
ora ti dico...
Nanni Omodeo Zorini Qfwfq
ma pensavo che anche ora a tornare ti trovavo
che tu c'eri sempre finora ci contavo
e sono rimasta lì interdetta
disorientata e faceva male
anche non averti pregato prima
di stare ad aspettarmi ed ora
scoprivo che non c'eri più forse
probabilmente non c'eri mai stato
né io c'ero stata mai per te
va bene si lo so che era solo un sogno
ma un sogno malato
tu anche fuori dal sogno sempre
mi mandi saluti con la mano
mi rassicuri dicendo ogni volta
bambina ritorna
bambina ci sono
bambina siici
è la regola del gioco sai bambina
e ora con questo sogno sanguinante in mano
risento le mie parole che non rispondevano nulla
e ti dicevano soltanto che poi ne parlavamo
anche allora stupidamente interdetta
mi mancavano parole pronte
mi mancava il si che voglia dire si
o i forse che non dicono nulla
rimandando a un domani
che intanto va a fare altri girotondi
e altre capriole in altri altrove
così senza motivo perché tanto
tu c'eri come sempre e credevo
fosse impossibile che tu non ci fossi più
ma neppure nel sogno
e mi ero girata intorno
a fare altre cose
delle cose così veder gente
ma al ritorno non pensavo potessi non esserci più
ora ti dico però bambino
quello che questa bambina che sono
un po' ingenua e sprovveduta
scioccherella forse
ha pensato del nostro giocare infinito
te lo voglio dire subito senza aspettare
un domani e un altro dopodomani
sta pronto ad ascoltarmi
bambino
eccomi
ora ti dico...
Nanni Omodeo Zorini Qfwfq
giovedì 15 dicembre 2016
OSSERVO UNA FOTO
osservo una foto
come tante
un volto ufficiale
senza espressione apparente
giacca camicia e cravatta
occhio fermo
un uomo pubblico
dentro quella scorza di Avatar formale
ha covato il suo sogno perverso
inventando la favola di un complotto
una congiura
un colpo di Stato
e preventivamente l'ha repressa
con ferocia brutale
centinaia di migliaia di persone
scrittori giornalisti magistrati insegnanti soldati
nudi in mutande nelle palestre
ora il suo sogno è arrivato all'atto
piange muto un intero paese
solo le donne forse
timidamente osano alzare la testa
mentre patti scellerati camminano
e il potere assoluto
consente le spose bambine
la tortura il silenzio muto
che puzza di divise militari e di caserma
un pensiero mesto di speranza a lungo termine
regalo a quella terra bellissima
che ho attraversato molti decenni fa con il cuore in gola
e a quel popolo intero ferito
come tante
un volto ufficiale
senza espressione apparente
giacca camicia e cravatta
occhio fermo
un uomo pubblico
dentro quella scorza di Avatar formale
ha covato il suo sogno perverso
inventando la favola di un complotto
una congiura
un colpo di Stato
e preventivamente l'ha repressa
con ferocia brutale
centinaia di migliaia di persone
scrittori giornalisti magistrati insegnanti soldati
nudi in mutande nelle palestre
ora il suo sogno è arrivato all'atto
piange muto un intero paese
solo le donne forse
timidamente osano alzare la testa
mentre patti scellerati camminano
e il potere assoluto
consente le spose bambine
la tortura il silenzio muto
che puzza di divise militari e di caserma
un pensiero mesto di speranza a lungo termine
regalo a quella terra bellissima
che ho attraversato molti decenni fa con il cuore in gola
e a quel popolo intero ferito
SUL RETRO GUALCITO...
sul retro gualcito
di note della spesa
e minuscoli scontrini fiscali
miniature sghembe di versi
d'amore o di lacrime
urlate sottovoce
col cuore in subbuglio
tremante e palpitante
ritrovate poi nelle tasche
con polvere di tabacco e cenere
di pipa fumata
ancora di nuovo compulsive
parole qui digitate
da buttare al vento di ascolti
differiti distanti eppure vicini
e mani protese
così
di nuovo
ancora
fin quando il fiato dura
ostinato e cocciuto
con sguardi di intesa
Nanni Omodeo Zorini Qfwfq
di note della spesa
e minuscoli scontrini fiscali
miniature sghembe di versi
d'amore o di lacrime
urlate sottovoce
col cuore in subbuglio
tremante e palpitante
ritrovate poi nelle tasche
con polvere di tabacco e cenere
di pipa fumata
ancora di nuovo compulsive
parole qui digitate
da buttare al vento di ascolti
differiti distanti eppure vicini
e mani protese
così
di nuovo
ancora
fin quando il fiato dura
ostinato e cocciuto
con sguardi di intesa
Nanni Omodeo Zorini Qfwfq
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