perché domandi
miagolando felpato
gatto grigio
come ti racconto
l'amaro che mi dorme
nella bocca
senza il fresco
velluto della sua pelle
la tenera albicocca delle cosce
il nettare caldo delle labbra nascoste
indovinate soltanto, che mi vengono vietati
oggi
in un angolo
di collina circondata di neve
con voce di cincia
languisce
una tenerezza a lungo
mortificata
calpesto una neve fradicia il cuore a mollo
nell'assenza del dolce profumo di latte
che nasconde
il morbido regalo
del ventre di ragazza
miagoli morbido
gatto grigio
qual è
invece
la tua storia
Buccione di Gozzano 30.12.81
venerdì 20 luglio 2012
giovedì 21 giugno 2012
SPECCHI
Fuggivo per le valli del mio passato
Cavalcando il Super Dink color argento,
ricordi?
Quando effluvi di fiori d’acacia, come un velluto
Carezzavano l’aria afosa di giugno,
vero?
Di costa una chiesina minuta, arrampicata, annegata
Nel verde fresco, che c’era da dissetarsi guardando,
lo sai?
Il lago di Morasco aveva come un gorgo più chiaro
D’un verde tenero, sembrava malato anche lui,
ricordi?
Strappavano ancora, di nuovo, brandelli d’anima
Con separazioni devastanti e nuovi lutti da elaborare
Non puoi ricordare, già, perché stavi cercando
Nello specchio di ritrovare l’amore che avevi partorito
Flauti morbidi e archi di violini provavano a lenire
Le ferite lancinanti, che tardavano a cicatrizzare
Non puoi più ricordare, perché eri dentro ad un’altra storia,
dove c’era un altro lago Morasco, un’altra Ossola, un’altra
arsura da annegare con altro verde, in un’altra dimensione
simile, sì, ma un’altra. Il gioco dello specchio! E’ bastato
inclinarlo un poco ed eccoci decisamente estranei.
13.09.02 (©)Nanni Omodeo Zorini
LIQUIDA
lo sciabordìo d'acqua
ma coglie questo sopore
alla soglia del sonno
pare non voglia
lasciarti andare
e continua a cullare
fresca ti fascia
fino a
lambirti la coscia
mentre liscia cola
l'acqua che inonda
e dilava
e lascia
un ondeggiare che cresce
sembra
l'onda e liquida inonda
liscia
lo stare sospeso
se fascia
riesce a scioglier
alla veglia
e ti lasci librare
nel volo liquido
di pesce
17.08.06 Ibiza
mercoledì 20 giugno 2012
Dove, dimmi dove sarà
domani o non so quando
il tuo puro profilo di cristallo
dimmi se puoi, se sai, dimmi
il tuo colore di acqua intenso
dove sarà, dimmi
Sul letto freddo della mia tristezza
Sulla graticola rovente del desiderio
Sul mare morbido dei miei sogni
Dimmi gioia, dimmi, se vuoi
dimmi dove, perché possa, se posso
cercarti, frugando nel buio dell'attesa
cercarti, buttando all'aria pezzetti di paura malata
cercarti, con occhi come fari spalancati sull'assenza
cercarti per urlare ancora, sempre, l'angoscia
dell'incubo d'averti smarrita, di essermi
forse smarrito; ma dimmi, se puoi, dove, dimmi
se vuoi, amore, ma dimmi dove
potrò incontrare la tua dolcissima
anima, nuda, amor mio, nuda, molto nuda,
lo sai
catarrosa di rabbia e delusione
nella terra avita d'un'infanzia imbalsamata
le cui foto stanno, incerte e surgelate
in una smorfia di sufficienza e disappunto.
Correvamo sorvolando a volo d'uccello,
quando la speranza flautava alleluia
La Tommasina, con la sua galassia di immagini
si mostrava ormai solo una cascina diroccata
e minuscola,per masse di pennuti rabbiosi.
Uova d'oca e d'anatra per frittate proibite.
Saturno cavallo da tiro coi calzettoni da centravanti,
di sterco di pollo, da guadare con gli zoccoli;
giacevano in foto bidimensionali e grigie.
Hanno raso al suolo i ricordi.
L'infanzia, una malattia da cui guarire
immunizzandosi con la bottiglia.
Correvamo per accendere un cero
ai ragazzi, nella catacomba dove alitano
ricordi di consunzione disperata;
di sordo oblio; di estremo inalienabile abbandono.
La vita fluiva un tempo nelle vostre
immagini diafane; nei fantasmi
delle istantanee conservate
con sofferta nostalgia,nei giorni
che permettono ritorni;che culleranno
anche il nostro eterno sopore
nel sudario dell'oblio. Sorrido
alle immagini smaltate coccolando
anche la vostra muta e disperata
eterna desolazione. Aironi d’argento
e d’acciaio brunito, candidi come farina,
gallinelle d’acqua nei risi cercano
rane minuscole da ingoiare.
Correvamo io e te, anima mia
malata, dove la via Francigena,
incrocia l'Agogna. Col pianto amaro
in bocca e rigurgiti di dolore rattrappito (©)Nanni Omodeo Zorini
SOGNI
SOGNI
... come ci è pur dato a volte
il dono di costruzioni magiche, fatte
di dolcezze che, da soli, vogliamo regalarci
proiettando sul telone di nuvole immense di panna montata..
...storie che altrimenti riterremmo improbabili, ma che
col tremito del batticuore andiamo disegnando
a colori vividi. Spruzzati di profumi e sensazioni tattili,
brezze sorridenti e flautate , suoni di violini e di arpe,
gesti ed emozioni...
... e possiamo, con pennellate rapide,
aggiustare ogni volta i particolari, ritoccare il filmato,
tagliare sequenze dolorose o disturbanti, sorridendone
compiaciuti...
... e come quel principe polacco sappiamo
pure che il nuovo sogno è dentro a quell'altro, quotidiano,
sì, che crediamo la realtà, ma che è pur sempre un sogno...
... ma quello che ci siamo appena raccontato
lo teniamo più caro, prezioso. E ci piace, così, raccontarci
ogni volta nuovi sogni nel sogno. Scegliendo poi
di nostro gusto a quale di essi dare la consistenza vera
e le gambe per camminare...
... e sfumano, fuori fuoco, in campo lungo,
le burrasche e gli incendi che avevamo creduto bruciarci il cuore ,
perché i nuovi profumi di salmastro e sottobosco
li respiriamo ormai con tutti i sensi, dilagano nei pori dilatati,
ci invadono l'anima, ci fanno di nuovo, ancora, vivere...
... e sono, queste presenze nuove e palpitanti, la vera
essenza del nostro esistere. Ne siamo fieri; abbiamo
finalmente, una volta per tutte, reinventato il mondo
e fatto rinascere ancora la speranza. Siamo
per sempre semidei, creatori orgogliosi delle creature
luminose che abbiamo partorito.
Tintinnano campanelli di festa, mentre il suono di bordone
di violoncelli e bassi accompagna, trionfante,
sorrisi definitivi..(©)Nanni Omodeo Zorini.
Tintinnano campanelli di festa, mentre il suono di bordone
di violoncelli e bassi accompagna, trionfante,
sorrisi definitivi..(©)Nanni Omodeo Zorini.
il tempo delle amarene
Il tempo delle amarene,
gusto aspro, proibito, raccolto insieme;
non si può dimenticarlo
Nel terrazzo a pozzo, in mansarda
una pianticella, così,
a rifarci il gusto, al pungente sapore
di trasgressione
Qualche drupa
da centellinare con parsimonia
irrorando il palato goloso
di essenza, inondato di sapore
Perle sature di essenze acuminate
carminio lucente
a lenire l'arsura rotonda e inesausta.
Tempo remoto di porpora
grondante, polpa
ferita che stilla gocce,
galleggiando nell'afrore
dove adagiarsi
e perdersi
martedì 19 giugno 2012
PIANO SCENDE GIU'
Piano scende giù
come un atto dovuto
una mesta malinconica
funzione prevista
rubricata
solitaria
Un telone più stinto
stemperando mite l’azzurro
si dipana languido
senza racconti di parole
colando fermenti lattici
attese maturate
Pullula il vuoto intorno
lampeggiano promesse sfumate
si sbriciolano
frammenti di meteoriti
nella sabbia finissima
di ore che stanno già terminando
Novara - 09/05/2012 18.03
A tavola con Pessoa
A tavola con Pessoa
Ad appuntarsi la vita
su tovaglioli di carta,
tra un antipasto assortito
e gli spaghetti allo scoglio
Tu finalmente sei uscita
dai giorni. Aspetto che tu parta
anche da casa,col benservito
senza saluti scritti su foglio
Lasci le tracce nella mia vita
Su altra carta lasci ferite;
su tovaglioli immacolati
io storie d’altri,tutti inventati
Io che racconto divento un altro
un altro nome,degli altri dati
dentro il narrare sogno la storia
e mi confondo,giù fin in fondo
duca d'abruzzo,conte di malta
invento tutto,faccia di palta,
invento me nel grande sogno
addormentandomi,senza bisogno
scrivere,leggere,fare l'amore
ubriacarsi delle parole
in un onirico gioco verbale;
signor Pessoa,mi passa il sale?
Come fa lei parlo da solo
dico le cose e mi rispondo
narro le vite e mi consolo
scrivo parole di questo mondo
trova ben cotto il gamberone?
acqua e limone per la gran sete,
che certo aiuta la digestione,
affabulati dentro la rete
ricominciando altri parlari,
certo,convenga,si é sempre soli,
soli e perduti in questi mari
nella burrasca e sotto i soli
sulla mia moto scroscia tempesta
lava le storie, in aria sospese,
le mie,le sue, ancora in testa,
grazie, Pessoa, molto cortese
Novara 29.06.09
(prego, serviti pure... )
che il cuore nemmeno ti sobbalza
come nel sordo torpore di una
nevicata. E non sai
come nel sordo torpore di una
nevicata. E non sai
se nuovo o straniato
questo risveglio ti porta
il candido, esaltante
il candido, esaltante
stato nascente
che faccia, infine
ribollire la linfa vecchia
e gridare di pazza euforia
le finestre illuminate
e gridare di pazza euforia
le finestre illuminate
2/12/79
(battuta a macchina...)
C'é un riso nuovo
nell'aria
che ci accoglie tutti benigno
Ci sono segni
augurali
di festa
Ci sono
nuove fantastiche, danze nell'orizzonte
dei giorni
Presenze sfumate
di certezze di là da venire ma che urgono
e non sanno
come partorire
la speranza
di linguaggi nuovi
che
nella sofferenza
e nel franco entusiasmo non possono più tardare
Perché deve
perché può
avvenire
al di là delle leggi usate
e delle norme
in una anarchica fantasia di comunicazione totale
Luoghi inusitati
fremeranno di dolcezza
per la risorta
dolciniana
campagna.
07.05.79
(emozioni cristallizzate nel tempo, continuano ad ardere,vero?)
Tante foreste
Tante foreste strappate alla terra massacrate
finite
rotativizzate
tante foreste sacrificate per
fornire la carta
ai miliardi di giornali che ogni
anno attirano l'attenzione dei lettori sui rischi del disboscamento."
Jacques Prévert
"Spezzarti, per portarti via,
sarebbe troppo doloroso,
o fior di ciliegio:
piuttosto sotto i tuoi petali rosa starò ad ammirarti
fino al tuo appassire."
Bashò Matsuo
oltre il dosso
oltre la collina
oltre il fiume
Una linfa nuova
Tante foreste strappate alla terra massacrate
finite
rotativizzate
tante foreste sacrificate per
fornire la carta
ai miliardi di giornali che ogni
anno attirano l'attenzione dei lettori sui rischi del disboscamento."
Jacques Prévert
"Spezzarti, per portarti via,
sarebbe troppo doloroso,
o fior di ciliegio:
piuttosto sotto i tuoi petali rosa starò ad ammirarti
fino al tuo appassire."
Bashò Matsuo
Grigio stava
lì appoggiato sul clivo
assorto in un'ultima
pungente riflessione sulla vasta garza di brina
I corvi lanciavano rauchi
richiami gelati
subito annegati
subito annegati
nell'aria viola
Disteso tutto nell'involucro rugoso immobile provò
un inventario per le sue fibre dure.
Lenta
Lenta
la luce fredda estendeva il silenzio
Neanche una formica di nero
metallo a solleticare la scorza tra rughe e piccole cicatrici
La corteccia screpolava nuda
Lenta
la luce fredda estendeva il silenzio
Il fall—out regalava pulviscolo radioattivo sui rami rattrappiti impigliati in sfilacci di cellophan. Inutile guardare intorno o
voltare lo sguardo di dentro
ai ricordi bagnati dell'infanzia
Lenta
la luce fredda estendeva il silenzio
Aggrappato al tepore
dell’ultimo sogno
consolava l’anima vegetale
di morbide sensazioni profumate
-Ah! la carezza della pioggia ah! le cetonie ronzanti
ah! le rapide piume felpate- Piccole lancette di ghiaccio scandivano pungenti
un tempo vuoto
Lenta
la luce fredda estendeva il silenzio
oltre la vallata
E piano giunge il vento non una lama ghiacciata soffiato da gote gentili non ancora una carezza lambisce calmo
Un brivido sorpreso
nelle membra legnose la linfa é pervasa da sussulti inattesi
e stupisce tutto tremando odorando un profumo di terra
-Il vento,com'é buono il vento
che dolce sapore le sue carezze-
e lo sguardo si colma di luce gialla
che si scalda piano
-Il sole,com'é buono il sole
che dolce musica il suo tenero sguardo-
Lento
il tepore brulica di fremiti
oltre il dosso –
- L'azzurro,com'é pulito l'azzurro
che profumo di lontananze il suo specchio-
E piano una linfa nuova
dolcemente sale nei vasi legnosi –
-Come dirlo,come cantarlo
tutto questo che accade-
E subito a interrogarsi
che non sia ancora un sogno
fantasma malinconico della notte
prolungato oltre i confini consueti
E si vergogna ancora della provata allegria, ingiustificata
Lento
il tepore brulica di attese
oltre la collina
canteranno i campi di girasole
i flauti scandiranno il tempo
al controcanto dei violini
ancora pronuncerò parole di speranza...-
Una linfa nuova
faceva vibrare il grigio del tronco
L'ontano stupito ancora tremava
guardando perplesso lontano
25.01.87
lunedì 18 giugno 2012
NOSTALGIA
Tu non sai, dolcezza, i giorni passati e perduti...
Ti ho mai raccontato, i picnic proletari
sulle panchine del lungolago di Stresa?
Con scatolette di sardine e pane raffermo
cartocci di oleata bisunta di prosciutto e salame affettato,
di immense olive nere carnose e saporose,
di carciofini e funghetti gocciolanti...
Ti parlo di tempi molto remoti, sai?
il tuo profilo elegante e slanciato, sui tuoi polpacci
ben torniti dai tacchi alti, né il tuo portamento
delizioso e sublime,flessuoso nella minigonna sobria,
né il tuo sguardo sovrano... Quel tempo
non avrebbe saputo pronunciare la tua immagine,
come la contemplo io ora, qui, in questa dimensione nuova
che masturba i ricordi sepolti, con uno struggimento
sottile e lancinante. Era un'altra dimensione.
La lanugine umile e modesta
di quelle teste rapate di orfanelli
era il pelo rasato e infeltrito sulle zucche
da mani legnose che sapevano
di mozziconi usati fino allo spasimo degli ultimi millimetri...
Non riesco, ora, a ricordare altro, se non
un'atmosfera diversa, di evasione dalla gabbia,
di sapori e ghiotti profumi, intrisi
dell'odore bagnato e amaro del lago...
come un odore di morte…
E ora, qui, su questa terra nuova
che volge rassegnata al tramonto
tornano alla luce. Insieme
a tutte le primavere e le estati, al sole asciutto
ai cieli puliti e intensi, agli azzurri tersi,
ai boschi ombrosi e umidi, alle cime da raggiungere
alle alghe a cespuglio
mentre i polmoni scoppiano in apnee prolungate,
alle bracciate fresche e salate nel mare,
alle vasche da contare a cadenza…
Insieme alle amarene tiepide appena raccolte,
ai mirtilli d’inchiostro, ai porcini paffuti
che giocano a nascondino, al profumo di muschio
e licheni che nascondi tra le cosce di donna flessuosa,
ai seni turgidi come pesche mature,
ai glutei sodi come albicocche dorate,
alla peluria minuta che io carezzo col labbro...
Restiamo invasi di nostalgia di tutto
dell’allegria e della tristezza,
dei lutti e dei banchetti,
dei balli sfrenati e delle canoe sulle lanche del fiume,
dei funerali e delle nozze,
dei concerti di oboe e delle sonate di legni e fiati...
Dell’infanzia amara e sognante,
dei caleidoscopi di paura e di speranza,
degli incubi cupi e del buio delle catacombe...
Novara, 6-9 settembre 2010
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