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giovedì 14 giugno 2018

IL TERZO OCCHIO INTERIORE

IL TERZO OCCHIO INTERIORE    Distolse gli occhi dal computer. Presto avrebbe fatto quell'intervento agli occhi per la  levare quelle nebbie... Che avevano quel brutto nome :cataratta. Un amico poeta, il giorno prima, all'evento letterario, gli aveva raccontato di aver fatto qualcosa di analogo. 20 minuti di intervento. Hospital  day naturalmente. Senza quasi neanche l'anestesia locale. Chiacchierando con il chirurgo. Prima un occhio; poi qualche settimana dopo l'altro. Qualche piccolo disagio appena dopo il primo intervento: la visione dei due occhi sarebbe stata disomogenea… Ma era uno scotto banalissimo che valeva la pena di pagare.
Da un po' di tempo affaticava gli occhi. Ma presto anche lui sarebbe tornato a 10 decimi per ogni parte. E per uno che passa il tempo a scrivere sul tablet e sul computer è una condizione essenziale.
Nonostante gli annebbiamenti nel visus, con gli occhi interiori lui vedeva molto lucidamente. In profondo.
Non si era mai ingannato. Aveva un'ottima vista con il suo occhio interiore. Anche quando non lo dava a vedere.
Ma i testi, le poesie, i racconti, li scriveva sul computer e sul tablet. E su quegli strumenti non bastava l'occhio interiore. Certo avrebbe fatto l'intervento senza nessuna preoccupazione. Faceva parte di quel percorso di rinnovamento totale, che lui scherzosamente definiva il collaudo e la revisione perché aveva ormai deciso che per altri 20 o trent'anni, almeno,  avrebbe avuto molto da fare piacevolmente.
La sera prima a Milano il grafico pittore era molto brillante, lucido, nonostante i suoi 92 anni. E certo poteva farlo anche lui, ne era sicuro. Gliel'aveva promesso alla sua bambina.
E magari poi anche le protesi acustiche? Da trent'anni ci pensava. Aveva sempre avuto il timore che gliene cadesse una perdendola o rompendola… Con quello che costavano…!
Pensò agli interventi molto più invasivi, dolorosi e disturbanti che la sua bambina aveva appena subito. Aveva appoggiato entrambe le mani sui braccioli della poltrona. Con la mano destra mentalmente sfiorò le morbide piccole mani di lei. Che sentiva lì accanto.
Lontana e vicinissima. Come può essere lontana fisicamente e geograficamente la persona che amiamo, se vogliamo lasciarla totalmente libera. Senza viverle addosso e senza, a nostra volta, farci vivere addosso da lei. Lontano dalla tomba del matrimonio.
La mano di lei aveva corrisposto sfiorando la sua. Preferì socchiudere gli occhi. Inventandosi una penombra interiore come quando lei era qui. Con le tapparelle abbassate. I fumi aromatici delle bacchette di sandalo profumato. E qualche candela. Da quattro anni avevano fatto sempre così. Anche i pranzi e le cene più prestigiose rituali avevano visto accesi solo i candelabri.
Poi si erano abituati a essere più sbrigativi. In cucina. Anche lì , un candelabro.
Afferrò la mano di lei. Che corrispose alla morbida delicata stretta. Vedeva il suo sguardo nella penombra interiore. Sentì pulsare dentro l'anima quel tremore e quel sussurro che non si era mai sopito. Quando erano insieme davvero. E ora men che meno.
Baciò mentalmente le nuove cicatrici che avevano ferito il suo corpo morbido e bianco come latte di mandorla di luna.
Quattro anni prima quando si erano incontrati dopo molti decenni di lontananza, lei aveva aperto la camicetta, abbassato il reggiseno e aveva offerto ai suoi occhi quella piccola cicatrice. Lui gliel'aveva subito baciata. Lei aveva riso. Tutto quel giorno aveva riso.
Delle risate morbide, canterine, allegre e spigliate.
Quando, poi, dopo quella giornata magica l'aveva riportata al suo paese, lei gli aveva detto con gli occhi lucidi, intensi e luminosi, che aveva molto di più riso in quel pomeriggio che non negli ultimi 35 anni di vita coniugale…
Sentì un fremito piacevole e intenso che gli partiva dal plesso solare. Gli saliva su in gola. Per arrivargli fino ai neuroni.
Al cuore.
Ai sensi.
Ai nervi.
Al sangue…
Lui riusciva sempre anche durante la lontananza di lei a tenersela vicina. E lei sempre glì diceva che l'aveva sentito. Come quando uno dei due diceva qualcosa a voce o scrivendola nella conversazione in chat… E l'altro, in perfetta sintonia, scriveva o diceva la stessa cosa magari con parole leggermente diverse. Molte volte lei gli aveva confidato che il giorno tale allora talaltra, aveva sentito molto intensamente che lui la stava pensando da lontano.
Avveniva sempre così.
Lui intuiva e sentiva quando lei era allegra, gioiosa, euforica… Dal tono di voce, se era al telefono o di persona presente. E dal contesto delle parole che si scambiavano quando conversavano chattando. O da altro...
Qualche volta l'aveva sentita immalinconirsi.
Quel giorno ad esempio.
Lui ne era certo. Sentiva un suo dolore e anche un suo turbamento. Un disagio che la disorientava. Lei non voleva ammetterlo perché si sentiva imbarazzata. E temeva di disturbarlo.
Ma lui ne era certo.
E intanto teneva la mano morbida e calda di lei tra le sue.
Non osava neanche avvicinare il volto alla sua guancia o alle sue labbra.
Aveva deciso così.
Voleva regalarle coccole e approcci amorosi garbati e delicati e basta. Non meno intensi di quegli altri che si erano sempre scambiati fino a poco tempo prima.
E che presto avrebbero ripreso a regalarsi urlando di gioia.
Anche da lontano lui sapeva che pure in quell' occasione era riuscito almeno in parte a smorzare la malinconia che le aveva invaso l'anima. L'aveva aiutata a dissipare i turbamenti che erano sopravvenuti contestuali . E lui le aveva detto come faceva spesso con il linguaggio della comunicazione a distanza:
"Stai tranquilla gioia.
Quel che succede o è successo ad altri, perché doveva succedere lasciamolo accadere.
Facciamo accadere a noi il bene più grande possibile.
Senza che nulla possa interferire. Disturbare.
Dammi il tuo cuore, i tuoi pensieri mesti, e anche quello che viene dopo… le ombre e i  turbamenti…Ti terrò il cuore fra le mani, l'anima, il pensiero, la mente. Ti aiuto io a volare solo con me e io con te…"
Poi preferì ritornare alle sue occupazioni quotidiane. Concludendo le parole che aveva appena scritto nell'aria in forma di racconto. E si preparò a mandargliele.




lunedì 11 giugno 2018

SCRITTURE




SCRITTURE
Erano cominciate nella prima infanzia, o appena dopo… Avevo fatto la prima elementare in una situazione di merda. Anemico e di recente orfanello, ero stato qualche mese in pieno inverno a Borghetto Santo Spirito. Più che maestre o educatrici erano delle assistenti le giovani donne che ci accudivano. Non ricordo come mi ero accostato alla letto-scrittura, comunque sia, l'anno dopo, inserito in una classe normale, con una vecchia maestra zitella arcigna con le mani dalle dita nodose per l'artrite, dure come legno che ci sbatteva sulla testa magari senza cattiveria ma per vezzo e consuetudine professionale di quel tempo, mi ero accorto di avere una grafia e ortografia terribile! E giù sberle sulla zucca pelata!
Eppure, pur in quella situazione di disagio esistenziale e culturale, mi preparavo i miei fogliettini con le mie prime scritture… Non ricordo non so ora che cosa ci scrivessi. Segreti naturalmente, immagino…
Nei banchi di legno tarlati dell'orfanotrofio, si erano create delle fessure e degli interstizi. Col mio coltellino dalla lama traballante, ne avevo allargato qualcuno facendolo diventare una tana, un piccolo rifugio, un sepolcro per i segreti…
Avranno bruciato probabilmente da un tempo infinito quei vecchi banchi di legno dalla vernice nera scrostata e consunta. E nessuno si sarà curato di scavare nelle mie tane. Forse meglio così. Posso immaginare i miei segreti di allora. Magari potevo aver scritto: "bambina occhi azzurri guardato due volte…"
Oppure forse, "succhiato liquerizia di legno dolcissima"…
O anche "in castigo per due ore perché parlavo in fila…"
Fu solo più avanti, credo, che ho cominciato a buttar giù qualcosa che mi sembrava più consistente, significativo, importante ed essenziale…
Dopo le letture dei libri della biblioteca, mi capitava spesso di essermi innamorato di qualche romanzo. Ne ricordo uno, dii un autore che cominciava il suo nome con «W». Il titolo si, lo ricordo: "sotto il manto rosso". E pure un altro dello stesso autore: "un gentiluomo di Francia". Mi ci ero buttato dentro a capofitto e le avevo letti e riletti…  riletti all'infinito. Naturalmente identificandomi con l'autore che a sua volta aveva giocato a travestirsi nel proprio protagonista. Giustaccuori, ampi stivali di cuoio sdrucito e consunto fino alla coscia, uno spadino ruggine al fianco, un cappello a larghe tese tarlato con qualche piuma strapazzata…
Erano avventure insieme amorose, di indagine, dove c'era da scoprire qualcosa, naturalmente al servizio di qualche nobiluomo o nobildonna del tempo… A favore di una dama bellissima e altera. Sprezzante nei suoi confronti. Ma che finiva poi per donare gli sguardi gentili. Che trasformavano la gentilezza in interesse. Per diventare alla fine sguardi d'amore… Per riconoscenza la dama bellissima, nobile, altolocata e ricchissima di terreni e di rendite, finiva per degnarlo di lo sguardo giusto fino da permettergli dchiedere la sua mano, diventando la sua sposa…
Naturalmente ero io il gentiluomo di Francia. E toglievo il cappello a larghe tese facendo un leggero inchino, con la mia barba corta e mal curata, non osando guardarla negli occhi. Timorosa di vergognoso della sua altera bellezza… Ma dentro il cuore sapevo che prima o poi l'avrei sposata… Naturalmente dopo averla difesa a costo della mia vita da ogni insidia, liberata dal tutore prepotente e avido dei suoi denari, e di tutti coloro che armati di cappa e spada insidiavano la sua bellezza estrema…
Però, mi ritrovavo con la mia zucca pelata. I capelli cortissimi sul capo che venivano rasati con una macchinetta elettrica che pizzicava strappando i capelli tanto era vecchia, e la mia solitudine interiore.
Però, almeno, già allora potevo fuggire volando nei sogni e nella fantasia.
La sera, che per noi era la notte, andavamo a dormire alle nove. Ma anche bambino non prendevo sonno subito. E potevo dedicarmi per un po' di tempo a inseguire i sogni fantastici del film della mia fantasia. Oltre alle avventure eroiche seicentesche, altri racconti mi raccontavo da solo. E stupivo contento quando sentivo poi alcuni tra i miei coetanei meno sprovveduti che confidavano che anche loro si raccontavano da soli le storie…
Quanti romanzi avevo iniziato a scrivere al termine di ogni lettura. In genere completata l' la prima pagina, al massimo arrivando a metà della seconda… Poi mi accorgevo che mi mancavano argomenti… Era difficilissimo continuare una storia che già esisteva e viveva di vita propria. Finivo per buttar giù degli inizi abborracciati, tentennanti e zoppi.
Le mie prime scritture.
Avevo poi cominciato molto presto a tenere un diario. Ma per sfuggire alle ricorrenti perquisizioni anche corporee, e al vedere messi alla berlina i miei segreti più intimi, mi ero inventato una scrittura parallela. Mi avevano insegnato dei coetanei  i caratteri di una scrittura stenografica del sistema Meschini. Avevo costruito una struttura mentale secondo la quale trasformavo le varie lettere in un'altra omologa. Le "a" le scrivevo come delle "o"… Le "t" le facevo come delle "d"… E così via. Era facile come mappa di traduzione da ricordare. Difficilissima e ardua l'impresa di rileggere i miei segreti, balbettando faticosamente a mezza voce dentro di me.
Anche lì poche sintetiche frasi telegrafiche che raccontavano alla bell'e meglio le emozioni del momento ... Qualche  pagina di quelle l'ho ritrovata di recente. Una profonda estrema tenerezza pietosa nel leggerle e decifrarle. E vedevo da lontano quel bambino dalla testa rapata, che dovevo pur essere stato io, ma che era ormai diventato assolutamente un estraneo…
Spesso staccavo dal quaderno del diario le pagine, per conservarle piegate e riporle sotto la maglia, a contatto con la pelle, custodite in piccole buste ricavate dalle copertine plastificate dei quaderni.
Poi, col passare degli anni, erano cominciati a sgorgarmi fuori i versi. Poesiole modeste, piene di passione sentimento di malinconia. E infine veri e propri consistenti inizi di narrazioni in prosa… Anche quelli accantonati dopo le prime pagine che pure sembravano promettenti…
Qualche decennio fa ne ho fatto materiale per un romanzo sostanzialmente autobiografico. In cui il protagonista ritrova questi vecchi frammenti. Scritti in epoche diverse della propria vita. Con stili e linguaggi naturalmente diversi e datati. E ripercorre la propria storia con il collage di questi frammenti temporali.
Da maestro elementare mi ero divertito infinitamente insieme a quei bambini minuscoli a giocare a inventare le scritture. Appena costruito lo strumento della letto-scrittura, nascevano i primi racconti dell'anima di quegli alunni. Erano i “testi liberi”. Spesso diventavano argomento e contenuto da stampare col limografo. Ed essere letti da un pubblico più vasto per quanto circoscritto all'ambito dei conoscenti e dei parenti dei bambini.
Da padre pure, e con maggiore entusiasmo e passione, mi ero sbizzarrito le divertito moltissimo con la mia tenera bambina, a giocare a fare le scritture. "Le scritturine" le chiamavamo. Insieme alla lettura che le regalavo per conciliarle il sonno quando andava a dormire, molto prima che avesse imparato a leggere e scrivere, erano il nutrimento per i suoi occhi e per la sua mente curiosa e golosa di narrazione.
Da tempo, dopo alcune esperienze abbastanza deludenti con le case editrici, rinunciando a pubblicare con gli editori a pagamento, quelli che ti dicono che ti stampano tutto e che poi devi ripensarci tu a commercializzare il prodotto, basta che tu dai  loro un sacco di soldi più di quanti ne daresti a un normale tipografo, ho trovato nel Web la palestra consona e adeguata. Mi sono creato un blog dove riesco a caricare quasi tutto quello che scrivo.
Dopo averlo buttato nell'autostrada delle immagini e delle parole che si autodefinisce con un termine abbastanza buffo: "libro-faccia".
O con altro termine più generico: notiziario e giornale di socialità.
Che certo non era nato per questo scopo.
Quando mi ci avevano introdotto, inizialmente refrattario e poco convinto, ci avevo trovato misere tristi e squallide confessioni gratuite. Banalissime. Disperate insieme nella loro semplicità. Saluti formali e fasulli a un pubblico/uditorio distratto e disattento. Assente. Sordo. Confessioni ingenue di allegria, felicità, solitudine, malinconia… Spesso confessioni di vuoto…
Ero riuscito nel limite del possibile e del tollerabile ad essere selettivo nei contatti.
Raccogliendo spesso numerose decine di lettori uditori fans… che lo spazio virtuale definiva pomposamente e presuntuosamente "amici".
Alcuni di esse e di essi erano e sono tuttora amici veri… Alcuni mai incontrati fisicamente, ma molto a fondo virtualmente. Altri lo erano già.
Seguo molti di questi amici nei loro percorsi di immagini, versi, racconti, saggi. Spesso intervenendo anch'io a commento.
"Così è, signora marchesa…"! Verrebbe quasi da dire. In questa società liquida, diffusa e sparpagliata, nella quale raramente si riceve un saluto sull'ascensore del proprio condominio, e si ricevono al massimo sguardi distratti, occhi sfuggenti, nelle battute pronunciate nelle code dei supermercati, i contatti umani, a quel che mi ha dato vedere, sono molto rarefatti. Tranne alcuni, preziosi, straordinari che sopravvivono in questa palude dell'esistenza sociale contemporanea.
I racconti e i versi anche fuori del contesto di questo canale, hanno quasi sempre avuto dei destinatari donne. Alcuni inviati direttamente attraverso canali paralleli via etere. Solo i primi tempi su carta e consegnati a mano.
Talvolta fatti cadere a pioggia per essere letti raccolti dalla destinataria giusta.
Il non detto, trattenuto per falsi pudori formali, per ipocrisie, per simulazione rituale usciva fuori a fiotti. Talvolta sconvolgendo la destinataria stupita o anche risentita. Letture fantasiose in forma telepatica, quasi sempre azzeccate ed esatte.
Superando la barriera della corazza e dell'abito che alcune indossavano, andavano a leggere i tratti sopra segmentali, intuivano, leggevano dentro…
Ciò che era lampante e molto evidente, per quanto trattenuto per falso infantile pudore e immaturità, sgorgava fuori dalle mie narrazioni. Toccando al cuore la realtà. Magari ferendo, qualche volta. Ma sempre raggiungendo l'obiettivo.
Per instaurare relazioni, soprattutto con pretese di essere nella dimensione amorosa, è necessario indispensabile comunicare. E contestualmente conoscere. Reciprocamente. Scambievolmente. E non a senso unico. E quando, con le difficoltà e gli intoppi prevedibili, la comunicazione e la conoscenza avvenivano  e avvengono davvero, si poteva creare un terreno fertile e favorevole ad instaurare relazioni emotive profonde. A coltivare il sogno anche finalizzato all'amore…
Parola grossa. Con troppe sfaccettature, letture, interpretazioni, accezioni…
“Questa cosa tu non me l'hai detta, ma l'ho letta ugualmente con intuito e la fantasia. Dal contesto completo. E te la rimando come lettura con le mie parole. Che possono diventare una scossa elettrica, una frustata. Dolorosa e insieme benefica. Chiarificatrice. Illuminante. Curativa. Salutare. Soprattutto se anche tu vai al nocciolo cercando la realtà più profonda del messaggio, della fotografia, e non ti fermi all'abito esteriore, all'apparenza, alla superficie fredda e fasulla. Talvolta è possibile.
E ora, qui, in questo istante, in cui buttò giù queste riflessioni sullo scrivere e sulle scritture, mi corre l'occhio lontano. Al volto dell'amico, questo sì per davvero, che scrive saggi favolosi che spaziano nel tempo e nei luoghi. All'amica cara che non ho mai visto di persona ma che leggo da qualche decennio, con le confidenze un tempo, e ora con il suo racconto di vita col quale riporta alla luce un'infanzia simile, parallela, dolorosa insieme diversa dalla mia. A qualche mia ex alunna insonne, ai bordi del lago d'Orta. Mi fa commenti scherzosi e burle affettuose, continuando a darmi del lei. A tante amiche e conoscenti vere che ora sento e vedo quasi solo qui nell'autostrada virtuale.
A quelle che ho incontrato o rincontrato e che mi fanno affettuosa compagnia.
Alla donna che sto amando.
Che credo di amare almeno.
 O almeno che credo di aver amato.
Che credo mi ami.
Che credo che forse mi abbia amato…
Che mi stia amando ancora, o stia per ricominciare a farlo.
Ai nuovi incontri.
Ogni tanto, piccolo banale ridicolo incidente di percorso, incuriosite dalla mia immagine fotografica abbinata al mio nome, qualche puttanella del momento. Ingenuamente si definiscono tutte o parrucchiere o massaggiatrici o qualcosa del genere… Spesso dicendo che sono di lingua francese… Nel mio profilo e l'unica lingua che insieme al latino risulta a me attribuita.
 Che mi chiede amicizia. Così, a casaccio. E poi, solo dopo però, mi chiede il mio nome, dove vivo, cosa faccio… Per terminare ritualmente a domandarmi se m'interessa il sesso, e se voglio vederla nuda nella webcam… Poverine. Squallide. Solitudini a pagamento.
Le spiazzo domandando loro il perché mi hanno cercato… Finché scompaiono come nome come foto come identità fasulla
Talvolta queste profferte mi vengono da identità maschili. Che mi fanno avances imbarazzanti.
"Così va il mondo, davvero, madama la marchesa… Prendiamone atto…"
Ma comunque, incidenti di percorso, inciampi, equivoci autentici o costruiti artificiosamente, nonostante tutto ciò intendo dire, la scrittura continua. Continuano "le mie scritture". Spesso corrisposte, ricambiate e reciproche.
Talvolta capricciosamente interrotte con pretesti, equivoci, imbarazzi e falsi pudori. Spesso fuse, mescolate, sovrapposte e coincidenti con comunicazioni verbali. Accorate, animatissime, intense e vivissime. Talvolta gli atti amorosi da verbali e scritti si trasformano in concreti e fisici. Talaltra il contrario.
Talvolta le remore bloccano la scelta di libertà. E viene preferito l'amplesso fisico e basta.
Lasciando il resto solamente alle parole, alla fantasia, al desiderio, alla repressione e alla negazione sostanziale.
La relazione fisica amorosa è una cosa stupenda. A volte però viene castrata del profondo impulso benefico dell'amore. Lasciato solo in sottofondo. Come dimensione e pulsione aleggiante. E allora rimane soltanto un bel, piacevole, soddisfacente, entusiasmante far l'amore col corpo e con la carne con i sensi… Rinviando sine-die tutto il resto.
Qualche strada tende a interrompersi e qualche colloquio vacilla.
Talvolta riprende più vivo.
Talaltra finisce per addormentarsi addosso.
Come alcune persone che si adagiano su se stesse e si compiacciono del proprio grigiore, del proprio status e della propria condizione misera e triste.
Uccelli che non osano prendere il volo, infilando il cancelletto fortuitamente aperto dalla loro gabbietta di ottone similoro.
Perché la libertà fa paura.
Anche la felicità a volte ubriaca e insieme spaventa.
E anche la verità.
La sincerità totale.
Gli occhi puliti davvero.
E vien voglia di nasconderli.
E viene preferito così.
Eppure, gli occhi puliti, limpidi, che permettono di guardare dentro mentre guardano fuori verso di te, sono un canale ancora più fervido che non le scritture nella rete del Web.
Preferibili. Anche se a volte imbarazzanti. Talvolta c'è chi preferisce viverli solo come fuggevoli occasioni temporanee. Proibite. Esorcizzate.
Eppure, come sono possibili e opportune la comunicazione e la conoscenza, come è possibile voler bene arrivando addirittura ad amare, così pure è possibile  la felicità.
La fuga dalla palude.
Il volo planato ad ali aperte.
Come quello degli aironi sulle mie risaie.
Come gli urli di gioia, di euforia e di piacere negli amplessi amorosi.
Per il momento confermo che anche la scrittura è possibile. E la lettura.
Buona lettura a chi mi legge.
Buona scrittura a chi scrive.
Buona compagnia reciproca a chi mi legge e mi commenta.





domenica 10 giugno 2018

PER CHI...

PER CHI...
per chi parte e sa dove va
per chi preferisce restare
per chi punta al porto sicuro
per chi torna al tiepido ovile
per chi viene portando un sorriso
per chi sceglie e sa che lo fa
per chi guarda con occhio pulito
per chi ha l'anima piena di voli
per chi dona il nudo del cuore
per chi ha voglia di fare all'amore
per chi trema pensando al passato
per chi aspetta che venga l'estate
per chi sogna il passato e il futuro
per chi ride con l'animo puro
per chi spera domani chissà
per chi beve rugiada dall'erba
per chi è allegro e non sa perché
per chi guarda l’airone volare
per chi dice parole tremanti
per chi ascolta domande e risponde
per chi culla quel sogno felice
per chi è certo ma ancor non lo dice
per chi soffre aspettando il momento
per chi tace ma tanto è contento
per chi sente arrivare nel vento
per chi ascolta quell'aria che sa








sabato 9 giugno 2018

E stavano venendo i primi caldi






E  stavano venendo i primi caldi. Era un luogo comune, tutti gli anni, verso giugno, dire che stava arrivando il caldo e fra un po' non ce la si sarebbe fatta più…
Il caldo non era così terribile ancora. Nella boscaglia le foglie avevano smesso quelle foglioline lucenti di verde luminoso. Indossando un vestito più serio. Più verde scuro. Erano scomparsi i fiori dai rami, e soltanto le infiorescenze a ciuffi chiari del tiglio mandavano i loro profumo… inebriante. Addirittura nauseante a colpi. E si mescolava con alcuni effluvi remoti di calicanto, di capelvenere, di gelsomino e di caprifoglio… Un miscuglio aromatico intenso che prendeva al naso alla mente e all'anima.
Riusciva a camminare abbastanza bene ora. Il dolore era quasi scomparso del tutto e solo a tratti compariva ancora attenuato.
I ciottoli del sentiero sterrato se li sentiva sotto i piedi. Cercava di evitarli.
Era già arrivato alla fontanella che ricordava. Un ruscelletto che mormorava con le sue acque cangianti di luce. Gli odori c'erano. Il verde e il ombra c'erano. Anche lo scintillio dell'acqua del ruscello. Qualcosa ancora però mancava.
E ne sentiva il vuoto immenso, come un urlo silenzioso che spaccava l'aria e tagliava come una sciabola i profumi che galleggiavano sospesi.
E non poteva e non voleva pronunciare il nome di quell'assenza.
Quel vuoto rimaneva sospeso e silenzioso.
Come un furto.
Come un peccato irrimediabile.
Come una condanna definitiva.
Come un lutto.
Come una malattia.
Come una guarigione
Come una resurrezione
Mosse nuovi passi e il lutto gli fece compagnia accennando qualche leggero fastidio al tallone che sembrava definitivamente in via di guarigione.
Qualche bombice planava col suo ronzio verso i fiori del prato. E piccoli insetti leggeri e fragili ronzavano intorno all'umido del volto e degli occhi.
Tutto insieme stava celebrando quel vuoto e quella assenza. Impronunciabile.
Che cercava di rimuovere continuamente col tasto all'indietro nella tastiera virtuale mentale del tablet della sua mente.
Una liturgia mesta.
Una malinconia diffusa.
Una rabbia urlata in silenzio nella propria testa.
Che sarà di noi?
Che sarà di me?
Che sarà di tutto?
Che fine ha fatto quella presenza assente che lo aveva illuminato?
Era poi davvero mai esistita o era stato solo un fantasma, una proiezione della sua mente, un sogno come tanti altri?
E se c'era mai stata, dove poteva essere ora?
Schiacciò di nuovo il tasto per cancellare quel pensiero.
Cercò di inghiottire in avide boccate quel silenzio e quella mancanza totale, intrisa di profumi nauseanti e inebrianti.
Presto avrebbe raggiunto la sua auto.
Aperta al caldo, al vento, al cielo, alle nuvole…
E magari avrebbe come faceva sempre dettato pensieri frasi versi da trascrivere poi…
Avrebbe composto una poesia al vuoto e all'assenza…
Strinse i denti.
Urlò una ricorrente bestemmia silenziosa.
Sentì che qualcosa stava morendo.
Sentì che qualcosa stava rinascendo. Sentì la resurrezione con i suoi scampanii squillanti.
Sentì l'ebbrezza della libertà.
La vita comunque stava continuando.
Le assenze potevano anche essere riempite di nuovo.
Le presenze scomparse tornare tramutate.
Aveva la fortuna di cullare e di gestire la propria solitarietà con le proprie parole immagini fantasie sogni…
E disse fra sé: I VUOTI PRESTO SI RIEMPIONO.
E mentre avviava l'auto e la faceva sfrecciare scoperchiata piena di vento di luce di sole, sorrise compiaciuto.
E sentì suonare il telefono…
LA VITA CONTINUA.


domenica 3 giugno 2018

H   A   I   K   U

esile velo
di garza ragnatela
impiglia un sogno

 H  A  I  K  U

raggio di luce
danza di pulviscolo
ride nel sole




H  A  I  K  U

foglia di rosa
luccicante di sole
trema alla brezza


sabato 2 giugno 2018

I N C O N T R O



I N C O N T R O
quando i sottotitoli
del nostro film mentale
vacillano e paiono quasi
non coincidere con il labiale
permane sempre
latente nell'anima
la fiducia insieme alla speranza
del dialogo possibile autentico
e diviene allora sogno concreto
l'incontro che gesti e sguardi
promettono
e gli idiomi da soli si avvicinano
si danno la mano
e un bacio sulla guancia
e si vanifica per magia
il terrore di una babele
senza comunicazione possibile
come gli occhi acuti
di animali e di non umani
riescono senza parole a dire tutto
tacito esperanto empatico
ed è proprio successo così
sai
vanificando il mio timore infondato
di analfabeta degli idiomi stranieri
e senza parola
l'incontro
magicamente
è miracolo
grazie

giovedì 31 maggio 2018

IL GIOCO DELLE TRE CARTE

IL GIOCO DELLE TRE CARTE
(però anche quello bisogna saperlo giocare!)
Compatibilmente con le mie competenze linguistiche cerco di rispettare un atteggiamento puristico nei confronti della lingua italiana, ed evitare le brutte espressioni anglofone o romanesche. Premetto perciò che accantonerò il termine, che a me pare un po' burino, di "bufala", insieme a quello corrispondente a me pare di "fake news"… Perciò a scopo puramente ironico e sarcastico, con buona pace del grande fratello controllore, dirò chiaramente che questa è una "non notizia", ma vuole essere semplicemente uno "sfottò"…
Ricordo tanti anni fa in una sosta forzosa per rifornimento e per il caffè in autostrada, di aver notato un assembramento di gente. Alcuni "signori" tenevano banco intorno a un alto tavolinetto da bar, all'aperto… Attorniati da uno stuolo di curiosi.
Erano dei veri professionisti che stavano mettendo in scena una performance vecchia come il mondo. Con abili movimenti delle mani e con aria suadente e convincente stavano pescando con il metodo dell’ "acchiappacitrulli", le vittime designate. Avevano tre carte da gioco… Oppure tre bicchierini rovesciati… Non ricordo il particolare… Doveva essere indovinata la posizione di una delle tre carte, o di una pallina sotto una tazzina… Apparentemente un gioco da ragazzi… Per poter partecipare bisognava fare delle offerte. 50.000… lire, 200.000… 300.000… scommettendo.
Cercavano con sguardo attento subdolo e complice connivenza tra il pubblico. In questo erano bravissimi. Prima o poi il malcapitato ci cascava. Guardandosi intorno con aria strafottente e sfottente, costui diceva ai vicini: "… Ma è facilissimo, io vinco subito…"
E immancabilmente ci cascavano.
Forse non c'è più la professionalità di una volta.
Ora ci sono improvvisatori. Ma nonostante questo i citrulli ci cascano.
Mi permetto perciò qui di dissimulare una situazione analoga, inventando di sana pianta una notizia impossibile e improbabile, ma verosimile.
"NUOVO INCARICO DATO AL PROFESSOR CORBAZZONI. Il famoso quanto sconosciuto esperto di filologia norvegese e di meteorismo, ha appena ricevuto la proposta di provare a comporre una nuova squadra per dirigere il paese. Vanta a suo credito la devozione per Pietralcina e studi approfonditi di pratiche divinatorie ed esoteriche. Non ha ancora deciso se uscire dall'Europa o da tutto il mondo... É noto per la sua ricorrente affermazione quando i giornalisti lo assediano: "qui lo dico e qui lo nego…"
Che denota la sua propensione per lo spirito d'avventura e per il bluff.
Naturalmente si è sempre professato di destra con tendenza a sinistra... (O viceversa...)
C'è molta aspettativa, peraltro ingiustificata, per la sua risposta… Lo "spread" (mi si perdoni la anglicismo!) sta salendo. Il Pil soffre di astenia neurovegetativa. Si diffonde sempre più il fenomeno fastidioso delle apnee notturne nonché diurne. Non ci rimane pertanto che augurarci, come in occasione degli avvenimenti sportivi, delle gare campestri delle feste pseudopopolari, e dei grandi cugini televisivi…: "CORBAZZONI…EDDÀIE… SEI TUTTI NOI… Anche questa volta puntiamo tutto su di te… Prima o poi per isbaglio magari la facciamo giusta!"
AL FINE DI EVITARE INUTILI SCIOCCHI INOPPORTUNI E RIDICOLI INTERVENTI CENSORI, SI PRECISA CHE LA PRESENTE NOTIZIA È AUTENTICAMENTE FASULLA… CIÒ AL FINE DI RASSICURARE GRANDI FRATELLI, I SOFTWARE DRONI ALGIDI, E GLI ANNUSAPATTE DETECTIVE RICICLATI, AFFINCHÉ NON SI COLMINO ULTERIORMENTE DI RIDICOLO BLOCCANDO LA NOTIZIA O CENSURANDOLA.
[Niente allarmismi perciò, nessuna immagine di capezzoli o di pubi, nessun termine virale che inviti alla sedizione integralista… Tranquilli!)


lunedì 21 maggio 2018

וואַרשעווער געטאָ אויפֿשטאַנד


וואַרשעווער געטאָ אויפֿשטאַנד


te la ricordi terra d'israele

l'epoca atroce dell'inferno
 quando sfilando e battendo il passo
col tallone di ferro e la svastica
 vennero a devastare i ghetti
a caricare donne vecchi uomini  bambini
sui carri bestiame per portarli
 allo sterminio alla cancellazione totale
la tua vendetta smisurata e feroce
  la scateni ora in palestina e terra di gaza
non può piacere certo al tuo dio
 se davvero ce l'hai almeno tu
o provi anche tu a pronunciare
la blasfema bestemmia che Dio è con te
rubata la terra e i territori
rubata l'acqua
rubata l'aria
stai rubando anche il respiro
a palestina
stai ora massacrando un'altra volta
dei tuoi confratelli non yddish
 come quelli che osarono ribellarsi nel ghetto di Varsavia nel '43

domenica 20 maggio 2018

PROVVISORIO




PROVVISORIO
e c'era molto di provvisorio
forse quasi tutto
a cominciare dall' infanzia
dal tempo felice
dai sorrisi
e dai pianti
dalla serenità e anche
dalla malinconia
ma anche provvisorio incompleto
ciò che sembrava per sempre
partito dopo 70 anni mio padre ancora perdura
a tratti col suo volto la sua immagine la sua voce
la sua partenza definitiva e provvisoria anche
provvisorio forse era anche l'amore
il distacco le perdite i viaggi
il piacere delle bufere
quando poi tornava sereno
come ora
provvisoria
la lontananza e pure la presenza
la luce accesa nella stanza
e anche il buio
prossimo a cambiare natura
e tutto continua provvisoriamente
a essere provvisorio
ma solo per chi c'è e finché rimane
finché guarda finché respira definitivo intenso
ma anche provvisoriamente
molto provvisorio
lo sai lo sappiamo
finché guardiamo
finché ridiamo
finché cantiamo
finché godiamo
finché amiamo
amore mio e se pure anche vorranno spegnere la luce
sapremo che è solo per scherzo
e per poco apparirà la penombra
perché tutto è molto relativo
solo questo istante magico
in cui ti dico
che ti guardo
che ti amo
che ti sento
che ti desidero
dura dura tanto non smette mai di durare
non può
non se la sente
non ne ha voglia

venerdì 11 maggio 2018

E ... DICE...

......(Ma sor fesbucche...
      che domande mi fa!
      Ma certo anche questa
      è dedicata alla mia
      Artemisia... Quella che
      mi fa dimenticare tutte
      le immagini negative
      del passato!)

E DICE CHE SENTIRSI SOLO
ERA STATO IL TELEFONO CHE NON SQUILLAVA
LA CASSETTA DELLA POSTA MOLTO VUOTA
CHE DENTRO CI FACEVANO IL NIDO LE FORMICHE
E SOGNARE SOLO VOLTI SCONOSCIUTI
PERIFERIE VUOTE
E LABIRINTI DI IMPALCATURE RUGGINI
E CONTINUARE A PERDERSI
E NON RITROVARSI MAI

FRUGARE IN SACCOCCIA
E TROVARCI UN CELLULARE IMPAZZITO
CON BRUSII E IMMAGINI SCONOSCIUTE
COME TELEVISORI
DI UN PAESE STRANIERO

DICE

CHE POI LA MUSICA ERA CAMBIATA
TRILLANDO CHIAMATE
CON VOCE CANTILENATA
E UN'INFLESSIONE GIOCOSA BAMBINA
DA DIVERTIRSI A FARCI IL VERSO
E RISATE SQUILLANTI E SONORE
E PRENDERSI LA MANO A FARE IL GIROTONDO
CONTINUANDO A LASCIARLA
RIAFFERRANDOLA
PER ALTRI GIRI INFINITI

E IL TELEFONO CHE CONTINUAVA A DIMENTICARSI
DI STARE ZITTO E NON SUONARE
E LE BOCCHE CHE SI ACCOSTAVANO
REGALANDO LABBRA
DI CARAMELLE GOMMOSE ALLA FRUTTA

DA DIMENTICARSI QUASI
DICE
LE IMPALCATURE RUGGINOSE DEL SOGNO
E L'IMPRESSIONE DI SMARRIRSI
E L' ASPETTARE NON SAPENDO COSA

A IMPARARE IL LINGUAGGIO NUOVO
DEL GIOCARE A MOSCA CIECA
CON GLI OCCHI SPALANCATI
MANI PROTESE A LAMBIRE
CAREZZARE IMPASTARE MORBIDE

DICE COSÌ DICE

E LA VOCE QUASI GLI TREMA NEL RICORDO
CHE ANZI SULLA LAVAGNA DI ARDESIA
COL CANCELLINO DI FELTRO ARROTOLATO
CON MANO SPIGLIATA E FERMA
RIESCE A FARE SPARIRE
QUELLE SPECIE DI RICORDI
GIÀ QUASI TOTALMENTE DIMENTICATI

E DICE CHE È BELLO COSÌ
DICE
CHE TUTTO È COSÌ NUOVO
DA NON SEMBRARE PROPRIO VERO
DI NON ESSERSENE ACCORTO PRIMA

E MENTRE LO DICE
RIDE COMPIACIUTO
E LE BACIA LE CARAMELLE ALLA FRUTTA
DELLE LABBRA CARNOSE

E SI ACCORGE CHE LO DICONO INSIEME
CHE RIDONO INSIEME
ALL'UNISONO

MENTRE IL VENTO SMETTE DI SOFFIARE
NELL'ARIA CHE SA DI VERDE
DI ERBA TAGLIATA
DI TERRA BAGNATA DALLA PIOGGIA

E FORSE
SE LO DICE
E LO DICONO INSIEME
DEVE ESSERE PROPRIO VERO

FORSE


mercoledì 2 maggio 2018

REINVENTARE IL PRESENTE E IL FUTURO...?

REINVENTARE IL PRESENTE E IL FUTURO...?
E se ci provassimo oggi qui e dovunque?

Senza essere assolutamente uno storico voglio provare se me lo permettete a guardare e a commentare il 25 aprile oggi.
Cerco di farlo nel modo più semplice. Un primo esempio: la riscrittura e la riformulazione delle norme più consistenti e significative per la gestione di un mese e mezzo della Repubblica dell'Ossola!
E in questo Corpus le disposizioni i programmi e l'organizzazione della istruzione.
Un minuscolo staterello che si era liberato con le proprie sole forze della svastica nazista e delle camicie nere, praticava l'obiettivo: dimostrando che era possibile l'opposto di quello che il ventennio aveva regalato ai nostri connazionali.
Naturalmente lo celebro con qualche fotografia di repertorio delle Partigiane e dei Partigiani che riconquistano le nostre città...
Ma accomuno e accosto quell' esempio glorioso a quello che tante donne e tanti uomini hanno provato a fare in tantissime parti del mondo! Diversissimi tra loro, hanno voluto praticare e disegnare un mondo diverso...
Esempi? Permettetemi di partire da Marielle Franco, Thomas Sancara, Lumumba, ma è difficile continuare sono troppi gli esempi... Io suggerisco di rovesciare il quadro e di andare al nocciolo delle esperienze.
Inventare il presente e il futuro con occhi nuovi che abbiano al centro l'essere umano!
E anche se in genere sono schivo dall'augurare "Buon..." qualcosa,
auguro e suggerisco a tutti di guardare con gli occhi di oggi lo spirito che ha prodotto la resistenza, la guerra di liberazione, i martiri partigiani...
Buona Liberazione buona Resistenza buon 25 aprile a tutti... Soprattutto cominciando a ristudiare approfondire e conoscere quello che è avvenuto 70 anni fa!

ed erano tiglio e glicine

ed erano tiglio e glicine
a mescolare le loro fragranze
al respiro del tuo sguardo intenso
tra le macchie vaste di verde
e gli alberi dilatavano
le dita dei loro rami
verso quel cielo luminescente
come un candelabro
e ciuffi rugginosi di aceri
e calici di camelie
e la musica delle nostre parole
e lo sfiorarci continuo 
e soprattutto l' esserci
e l'esserci insieme
e i nostri passi misurati
da un lontano satellite vagabondo
e c'era comunque dell'altro
praticamente c'era tutto

perché tu c'eri
e perché io c'ero

e perché c' eravamo

insieme

Nanni Om

ANDARE





ANDARE

E NON C'ERA
E NON C'È NESSUNA META
NESSUNA DESTINAZIONE
NESSUN PROGETTO ...
IL VIAGGIO ERA ESSO STESSO
LA DESTINAZIONE E LO SCOPO

NUVOLE DI PANNA MONTATA
 PEZZETTI DI LUCE PENNELLAVANO L'AZZURRO

L'ODORE DI ACQUA STAGNANTE
DEI CANALI
E DELLE RISAIE
AIRONI BIANCHI E SCURI
APPOLLAIATI AL PELO DELL'ACQUA

LA LAGUNA DA ESPLORARE
CERCANDO GHIOTTE MERENDE VIVE
DA INGOIARE

PER POI VOLARE VIA
AL RONZIO FASTIDIOSO
DEL MOTORE DELLO SCOOTER

CERTO NON ANDAVO IN NESSUN POSTO

ERO QUEL POSTO
QUELL'ODORE DENSO
QUELLE IMMAGINI

SINCRONIZZATE COL PENSIERO DI TE

ENTRAMBI NON ERAVAMO IN NESSUN POSTO

ERAVAMO
UN LUOGO DELL'ANIMA
E DELLA MENTE

BAGGIANATE

BAGGIANATE
E c'hanno le armi di distruzione di massa
       MA VA LÀ QUELLI C' HANNO
       TUTTO IL PETROLIO CHE RIMANE
E il califfato va debellato
       TOGLIENDOGLI I LAND ROVER CHE GLI 
       ABBIAMO FORNITO
E allora ci sono le energie alternative
        E LE SETTE SORELLE CON LE BRACCIA
        CONSERTE
E la colpa è tutta dei comunisti
        E ANCHE DEI SANCULOTTI E DEI
        CARTAGINESI
E allora andiamo di nuovo a votare
        MA VOTARE COSA E COME
E oggi è la festa del lavoro
        PRECARIO ASSENTE DISOCCUPATO
E le Coree si abbracciano e si danno la mano
        DOPO 70 ANNI CHE LI ABBIAMO FATTI
        SCANNARE TRA LORO
E i fascismi li abbiamo debellati
        E SI SONO RIFATTI UNA MASCHERA DI
        BELLETTO
E le donne hanno pari dignità
        SE NON VANNO IN GIRO DA SOLE
E Israele si difende dalle sassate
        FUCILANDO A VISTA PALESTINESI INERMI
E la plastica è il futuro dell'umanità
        CON ISOLE IMMENSE  GALLEGGIANTI 
        SUGLI   OCEANI
E il pianeta va a salvato
        MASSACRANDO GLI ULTIMI LUPI E ORSI
E la tecnologia è quel che ci vuole
        COI ROBOT E I DRONI ONNISCIENTI

nuvole grigie incombono
su questo primo maggio ricorrente
la desolazione si veste a festa
la speranza è nascosta in uova di pasqua
fatte di surrogati di cacao

andiamo amore a fare questo picnic
portiamoci almeno l'ombrello nucleare
la schisceta con braciole già pronte
di suini vissuti urlando dolore

hai trovato nel freezer qualche frammento
di umanità residua ad origine controllata
ce ne hai ancora un po' di voglia
di fare la rivoluzione

oppure bendiamoci bene gli occhi

e ciechi giochiamo a mosca cieca


E parrebbe allora...

e parrebbe allora
il vaticinio degli aruspici
che hanno guardato
il volo degli uccelli
annunciare nelle tempeste
e nel putiferio dello sconquasso
generale attimi di celeste
deliziosa serenità gaudiosa
 parrebbe forse

ma non è certo

senza vittime sacrificali
se non quelle già scontate
e destinate dalla sorte
neppure possibile guardare
bruciando le loro interiora
cosa sia stato destinato
dagli dei scuri
e voglio credere al volo degli aironi
e delle cornacchie e delle cicogne
che annunciano

forse può darsi

il tuo sorriso extrasistole
gioioso
e neppure io domando
nè lo aspetto
nè oso

navigo così a vista
la cabrio argentata
che mi sta portando da te
salute salvezza
e batticuore calmo
sono sufficienti al mio cuore antico

le tue labbra
bon bon saporiti e morbidi
alla frutta per il mio pasto frugale
di satiro

mi basta l'armonia presente
e pacata di questo giorno

perché questo comunque è certo

tra poco ti incontro tanto
il mandolino garbato
delle tue parole tintinnanti
come acqua che sgorga
e che danno pace al mio cuore
intonato e in rima
con la parola
che io ti pronuncio
e che da te
ascolto

amore

sabato 14 aprile 2018

ILLUSIONISMI

ILLUSIONISMI



e lo facevano
praticamente per gioco
e non sempre poi
quello di incontrarsi
come se venissero da altri posti
"Sei già tornato dal lavoro?"
" Sì sì Ho fatto tante cose
Ora ti racconto ...."
e lui le raccontava
lei ascoltava compiaciuta  chiedeva
e poi raccontava lei
 giocavano come mariti e mogli
ma meglio
non c'erano mai stati
 problemi su a chi toccasse
 vuotare la lavastoviglie
anzi a volte era lei
che lo faceva
per gioco/non gioco da moglie
e lui ne era intenerito
e gli venivano le lacrime agli occhi
ed era bello così senza obblighi
 condizionamenti camicie di forza
 ed era bello così
essere molto meglio che sposati
 ciascuno libero lontano
 quel tanto che basta
da aver voglia immensa di vedersi
e di nuovo vedersi
e di nuovo  vedersi ancora
e raggiungersi dovunque
e intanto non essere
l'uno addosso all'altro a pesarsi asfittici

lui la baciava ogni tanto
solo ogni tanto
dietro le curve della strada
o dietro gli alberi
e lei diceva no non facciamoci vedere
ed aveva proprio ragione
 perché anche fossero stati
sposati davvero
nessuno ci avrebbe creduto
e a maggior ragione
a esser visti baciarsi così

non facciamoci vedere

ma loro si amavano
e si baciavano lo stesso
camminando nel bosco

la baciava guardingo

e le scriveva delle non/poesie
 per finta per gioco
 giocavano molto
erano molto bambini
anche se erano molto adulti

quel tanto che basta
per sapere bene
il linguaggio dell'amore
per saperlo praticare
con pronuncia spigliata

lui la pensava

e intanto
guidava
l'auto
argentata