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venerdì 16 giugno 2017

RASSEGNAZIONE/RASSEGNARSI

RASSEGNAZIONE/RASSEGNARSI
per apprestarsi con lunghe scale di legno
a smantellare luminarie e festoni
ormai desueti da riporre a riposo
nelle scatole di cartone con l'ovatta
l'opaco colore della sera metteva le calze di lana
andava smorzandosi il traffico sulla carrareccia
voli neri di rondini squittenti scarabocchiavano l'azzurro
di ghirigori indistinti a protestare nervosi
dietro il camposanto le stoppie di raccolti mietuti
le ultime rane si lasciavano inghiottire
anche dai corvi gracchianti ora che
il grigio argentato degli aironi si era assopito
nelle custodie nere consunte vennero riposti
i corni inglesi e i violini di legno vibrante
nella tasca le radiche fiammate riposavano inutili
pipe spente ricordi sfumati di fumate vaporose
campane distratte
tardavano
dai loro campanili
smilzi
ad annunciare
mestamente
compieta

Nanni OMODEO ZORINI Qfwfq

E CHE DIRE ALLORA?

E CHE DIRE ALLORA
OGNI VOLTA
CHE SPUNTA DACCAPO
UNA NUOVA ALBA
DI SOLE E AZZURRO?
Nanni Omodeo Zorini Qfwfq

LA ROSA DI NEANDERTHAL

LA ROSA DI NEANDERTHAL

                                                                                                                                                                 e retrodatarlo ancora un poco  dunque allora
dice che forse si potrebbe addirittura così tanto
300.000 anni sono una bella sberla certo
sapiens erectus neanderthal nelle varietà
ma  la prego  se lo sa mi dica quanto
è rimasto della bestia umana di allora
con tutte le mutazioni genetiche del caso
che oggi lo vede pure lei sopravvive ma tanto

sorride imbarazzato sornione l'antropologo
ma correggo paleoantropologo mi scusi
e restiamo entrambi col dubbio di quanta bestia
sopravviva oggi nei geni per fare scempio
così tanto

per me lo so almeno un poco di quello che
dell'animale umano mi rimane dentro come
hom salbadg detto all'ossolana e mi fa
selvaggio bruto rabbioso ma anche
dolce e garbato ad adorare il sorgere del sole
e la donna regina che amo
non so leggere la mappa cromosomica
ma provo almeno a interpretare le mie emozioni

e sorride intanto la fioraia
che mi porge la rosa
con un po' di stagnola
perché le dico che anche oggi
i petali rossi incarnati
non finiranno nella mia insalata frugale
con le cicorie di campo

l'antropologo paleo è ora fuori campo
non è più in voce se non
nei miei padiglioni auricolari
e nei miei residui mnestici anche se continuo
a colloquiare con lui per un poco mentre
ammorbidisco e carezzo lisciandolo
il residuo villoso rimasto perché fra poco
mi tornerà il batticuore che il cielo dei tuoi occhi
sempre mi regala regale baronessina

lascio il perizoma e lo scialle di pelle di capra
l'arco e le frecce e  la lancia dalla punta di selce
la faretra di giunco ammorbidito
sul lettuccio di coperta di orso
dentro al rifugio di fronde e fango secco
indosso il mio migliore sguardo paleolitico
quello che regalo al sole quando sorge sovrano

una rosa nelle mani tra i denti e nel cuore

rosa rossa la prego gambo lungo sì certo
con i nuovi vezzi e abitudini appena inventati
pitecantropo dall'anima dolce ma solo
quel tanto che basta solo perché mi trema il cuore
e mi appresto a farlo tremare pure a te

e con tutte queste migliaia di anni addosso
ora parto
e arrivo
da te
che mi aspetti

Nanni Omodeo Zorini Qfwfq

RISCATTARE RICORDI

RISCATTARE RICORDI
(sdoganare?)
sì lo so lo senti anche tu
questo ronzio del silenzio
tanto assordante che non potresti altrimenti
lo so lo sappiamo
bevi pure a piccoli sorsi
il verde intenso tutto fresco
dalla borraccia di parole e immagini surgelate
nel pensiero e nella memoria
col fluire calmo  pacato disteso
rinfrescati i polsi al lavatoio

e c'è frammenti di lago sfumato
che svapora su su in alto
calderara interiore
la strada ferrata incassata
nel suo piccolo canyon
la chiesa ottagonale barocca
e le case sontuose di qua di là
tutt'intorno e vedi e pensa
tutto questo è stato vissuto vent'anni
e dormiva adagiato scomposto
lenzuola per aria
più vivido che mai ha ora ripreso a pulsare
entrando nei tuoi occhi
lacrime scendono dai miei
ora finalmente  non più spostato
rimosso
infilato distrattamente in un cassetto
il tuo sguardo l’ha rigenerato
dandogli fiato
di nuovo ancora
per sempre
si
Nanni Omodeo Zorini Qfwfq

Jazz

bi- bidibidibidibi.dì.   bum-buuuuu
che focalizza la voce
con suono di basso pizzicato ritmato
con do-don sonorissimi delle dita su piano-
- forte e ci possiamo far stare anche
parole a cadenza con significati
come queste qui che giocano a saltacavallina
gelo lancinante pervaso e volti gelati
sbuffano da  froge fumi di vapore
e subito si ghiaccia con rabeschi congelati
di risa immobili vergate di silenzio
e bi-bi-bibibi-bì muti perdono sonorità
divenuti pesanti come alabastro e
lettere di cristallo opaco e smorto
rimangono a vacillare sospese un instante
per poi sbriciolarsi come polvere di vetro
dolorosa ahi dolorosa si dolorosa proprio
Bi biri biri biri biri biri biri BI
Ma senza più allegria di sorta perché muta
Ormai la sabbia vetrosa dei risi
E  sordo ogni ascolto scomparso
Finché il piano decide di nuovo di dare colore
Saltapicchio arcobaleno divertito ci prova
con do-don plim-plì pliiiiiiiiiii
E riprende la corsa bizzarra compiaciuta
Fino allo scroscio finale dei battimani tonanti
Nanni OMODEO ZORINI Qfwfq

mercoledì 7 giugno 2017

RASSEGNAZIONE/RASSEGNARSI

RASSEGNAZIONE/RASSEGNARSI
per apprestarsi con lunghe scale di legno
a smantellare luminarie e festoni
ormai desueti da riporre a riposo
nelle scatole di cartone con l'ovatta
l'opaco colore della sera metteva le calze di lana
andava smorzandosi il traffico sulla carrareccia
voli neri di rondini squittenti scarabocchiavano l'azzurro
di ghirigori indistinti a protestare nervosi
dietro il camposanto le stoppie di raccolti mietuti
le ultime rane si lasciavano inghiottire
anche dai corvi gracchianti ora che
il grigio argentato degli aironi si era assopito
nelle custodie nere consunte vennero riposti
i corni inglesi e i violini di legno vibrante
nella tasca le radiche fiammate riposavano inutili
pipe spente ricordi sfumati di fumate vaporose
campane distratte
tardavano
dai loro campanili
smilzi
ad annunciare
mestamente
compieta
Nanni OMODEO ZORINI Qfwfq

CHICCHI DI SANGUE

quei piccoli fantasmi minuscoli
evanescenti insistenti rannicchiati
chicchi purpurei di melograno
dentro la scorza dura e legnosa
vibranti corde di violino
pulsano e si addormentano qua e là
con le loro fiammelle intense
murmuri sequenze di afasia
a volte anche i pensieri
sono impronunciabili come silenzi
e solo le parole fluiscono
mute intangibili esterrefatte
di se stesse nel loro suono sordo
gocce di sangue raggrumato e rappreso
grumi sordi che navigano verso l'estinzione
finché non sorge ancora l'azzurro del cielo
per farci galleggiare nuovi soli
soli
nuovi


ma soli

NUARA, NUARA,...

"Novara, Novara, la bela sitá
Si mangia se beve e allegri se stà. ...
(" Costantino Nigra " Canti popolari del Piemonte)
Una vecchia canzone di repertorio, che parla di questa cittadina grigia nebbiosa e piena di zanzare. Dice che ci si sta allegri perché si mangia e si beve, e che le donne hanno tanta ambizione specie se portano abiti che i dragoni hanno comprato loro. Ovviamente queste donne non sono novaresi tipiche neanche di 150 anni fa. Però alla fine i polli sono ben cotti e capponi arrostiti, perciò invita le belle novaresi a essere felici se vogliono guarire…
Sembra quasi suggerire che dal grigiore di qualche secolo fa fosse necessario guarire bevendo e mangiando… Magra consolazione!
Un'onda di malinconia per questa cartolina molto datata.
Non amo particolarmente questa città anche se ci sono nato e vissuto intensamente e molto a lungo.
La cupola antonelliana ricorda molto un bottiglione o una margherita di barbera. Ed è una variante della mole antonelliana. Nella piazza delle erbe non c'è più il mercato e non è più coperta di teloni per ospitarcelo. Rimane sempre la "colonna che suda" che è tradizione che segnali le mutazioni del tempo.
Tutto segue i tempi: mega negozi di occhiali, biancheria intima, scarpe… I portici ospitano dilaganti bar con i loro tavolini riforniti di aperitivi dai colori improbabili e da piatti di patatine e spicchi di pizza. Quella che il neologismo molto brutto definisce “apericena”. Di nuovo si mangia e si beve, si cerca l'allegria, con chiacchiere insipide e formali. Mancano forse solo i dragoni.
Il castello visconteo, già rovinato dalle trasformazioni dei secoli, ha una torretta orribile di mattoni rossi … Voluta da una amministrazione comunale insipiente.
Qualche residuo di palazzo primo novecento e di art decò e liberty…
L'immensa fatiscente protagonista di "cuore di pietra", Casa Bossi, anch'essa opera dell'Antonelli, attende inutilmente di essere ripristinata… Ma dal suo aspetto si può capire che non ci spera più tanto.
Sì, lo confesso, io vivo in questa città. L'ho girata e rigirata con auto e moto di varie epoche e fogge, in bicicletta e a piedi. Seguendo ogni volta l'andazzo delle nuove direzioni dei sensi unici.
Ci sono forse posti più belli, città più affascinanti.
Ma a me è capitata questa.
Mi ci sono abituato.
Me la tengo così com’è.
Però non riesco ad amarla.
C'ho amato moltissime donne. Le ho incontrate conosciute perdute dimenticate.
Anche se forse ho dei dubbi di averle davvero conosciute. Forse le ho sfiorate. Avvicinate. Ma tutto scorre come un fiume.
“Panta rei, os potamos.”
Le immagini sono sempre ogni volta diverse nelle fotografie rispetto alla realtà. E soprattutto rispetto al ricordo che ne abbiamo. Nei nostri microchip cerebrali e neuronali, ci sono forse degli originali ormai sbiaditi color seppia.

IL COMMIATO

IL COMMIATO 
La moto ondeggiava dolcemente piegandosi per assecondare le curve. Un sole giallo di itterizia indugiava ancora prima di fare il passo definitivo. Il fresco dell'aria era scarsissimo. "Ci vuol altro" si disse.
E intanto ruminava dentro quella specie di racconto.
«Per primo era il corvo che aveva parlato.
-Perché vedi, la decisione anche sarebbe bell'e presa. Così. Di testa. Di becco. Ma dopo? E il dopo quello che ti sconcerta.
Con calma serafica e massiccia, dopo essersi portato alla bocca con la proboscide un ciuffo d'erba e di foglie raccattate lì intorno, il pachiderma alla fine parlò:
-Voi corvi, senza offesa, sia ben chiaro, siete a mio parere animali un po' tristi. A cominciare da quel colore di catrame e di fuligine che avete. Raccogliete tutte le schifezze per nutrirvene. Non potreste mangiare anche voi foglie ed erba? 
Sì, anche la vostra è una consuetudine e costumanza ecologica e ambientalista. Raccattate le carcasse e fate pulizia.
Non certo come gli umani…!
Però, lasciami dire, quando diventate stanchi, come tu mi dici che sei ora, non avete un posto vostro dove andare per addormentarvi nel silenzio.
Io trovo più funzionale il nostro sistema. Noi si va, piano piano, senza fretta, e quando si arriva si aspetta che venga il momento…
-Lasciami gracchiare la mia invidia da questo punto di vista. 
Ma come fare? Mica posso io vecchio corvaccio spelacchiato decidere di provare a riunire l'assemblea generale dei miei consimili. 
Fare la proposta. 
Metterla ai voti. 
Maggioranze, minoranze, astenuti…
Non la finiremmo più.
Il nero pennuto aveva fatto una piccola divagazione raccogliendo qualcosa tra le foglie sparse per terra. E inghiottendola.
L'elefante ruminava lentamente con i suoi molari immensi come paracarri.
Era chiaro che la pensavano allo stesso modo. Ma non c'era una soluzione comune.
Da tempo entrambi meditavano ed elaboravano il commiato finale.
Le albe e le aurore avevano cominciato ad ingrigirsi.
I sorrisi a diventare sempre più rarefatti.
I sogni si erano trasformati, un po’ alla volta, in incubi.
Il tramonto, lento, implacabile, ma risoluto stava intanto risolvendosi come sua abitudine.
La notte, fresca, piena di silenzio e di vuoto, solcata da rumori indistinti, si era già messa le pantofole e muoveva i primi passi. Aveva indossato la sua vestaglia di seta scura.»
Mesto? Rassegnato? Boh, si disse tra sé, abbordando l'ultima curva prima di lasciare lo svincolo della tangenziale. Un racconto è sempre un racconto. Se vuole dire qualcosa, se ci riesce, bontà sua.
Nelle orecchie lento e accorato gli risuonava il miserere di Allegri.


venerdì 28 aprile 2017

odore di diesel

beh certo lo ricordi anche tu quell'odore un po' aspro
amaro del motore diesel quando lo avviavamo
poi ti accucciavi appollaiata al tuo posto nel camper
prima o poi il tuo sguardo mi chiedeva dolce
se ti contavo ancora le storie mentre ingranavo le marce
noiose narrazioni di vita materiale di egizi e romani
infine arrivavano Pierino Pierone Gallo Cristallo
e Testa di bufala la tua preferita e ascoltavi sognando
col sottofondo borbottio del motore navigando autostrade
perché sai l'ho sentito uguale oggi quell'odore diesel
e mi sono ritrovato con te ancora un'altra volta
a quando eravamo bambini insieme e giravamo il mondo
accompagnati delle fiabe italiane di Calvino
con gli occhi di dentro pieni dell'ologramma fiabesco
e quelli fuori che vedevano alberi pianure e campagne
che volavano via veloci compagni di viaggio
e te lo dico così di sfuggita con la profonda nostalgia
e la tenerezza che ci portiamo dentro per sempre

martedì 25 aprile 2017

QUARTA PARETE

QUARTA PARETE …
e piace sai a volte
soffermarsi sull'orlo della strada
ad ammirare sorrisi sguardi parole gesti
come quando su velluti di poltrone
vediamo fiorire vite parallele e racconti magici
raccontati con l'anima e con tutto il corpo
da restare esterrefatti e attoniti

a volte cì piace gustare racconti vivi
partecipati da partecipare
da confondersi quasi sulla scena
entrandoci dentro con tutto se stesso
nella comunione autentica noi quarta parete
e lo so lo sappiamo bene tutti
che rimangono degli altrovi sconvolti
che pure ci premono sul cuore
ma pure ci piace magari solo a volte
nettarci l'anima così inebriati
ondate di parole gesti luci emozioni sogni
e noi e loro fusi insieme
e il racconto vivo diventa sempre più vero
come quando nuotiamo nello sguardo amato
azzurro al fosforo di cielo
che diventa esso stesso teatro
per perdercisi insieme nell'assoluto
eh sì piace proprio tanto gustare all'infinito
anche questo come scrivere dunque è un atto d'amore

resurrezione,sì

RESURREZIONE-PASSAGGI (vedi, Artemisia? È proprio questo....!)

quasi a simulare un passaggio
da condizione letargica di morte apparente
standby
risveglio resurrezione puoi dire tu
non talmudica non messianica
né evangelica resurrectio
risveglio e passaggio da uno stato larvale
ho visto il tuo sguardo che mi parlava
intenso radioso e pulito come quello
questa mattina che anche il ficus beniamina regalava
con le prime incerte timide neonate foglioline
a raccontarmi la sua allegria temporanea stagionale
perché prima ci eravamo rassegnati nel sonno
torpore antico e attendevamo la sveglia
il suono della tromba
per vivere sorridere correre
buttare all'aria tutto
tenendoci per mano gioia mia e
possiamo buttare le gambe
in giro saltando come matti
finché la stagione della vita
ce lo consente fin quando non avranno
spento le ultime candele
della nostra processione
con il tutum incessante dell'orologio cardiaco
ascoltavo la tua voce unica sognata
attesa sperata autentica vitale
mio risveglio mia resurrezione
mia canzone d'allegria mio fiato vitale mia buona pasqua
laica però
lo sai
molto laica
molto carnale

c'era quel vivere...

c'era quel vivere quotidiano nell'accontentarsi
le routine abituali la lista della spesa lo straccio da passare
il latte da comprare col secchiello ma solo quando c'era
in coda per il pane e la carne e i formaggi
gli occhi sempre bassi a farsi i fatti propri
nelle case le cucine dai pavimenti passati a cera
perché lo facevano tutti e ti sentivi controllata
tra vicini parenti congiunti tutti insomma
dalla scatola di legno grigliata della radio
le valvole luminose come braci raccontavano
con voci roche alternate a frivole canzoni

pericoloso girare la manopola delle sintonie
ascoltando il gracchiare di voci sconosciute
solo volte si affacciavano parole vere libere
abbassando il volume e alzando gli sguardi
timidi e sospettosi per non essere scoperti

tremava il cuore a fantasticare una possibile libertà
di gesti di atti di parole di possibile ribellione
sapevi che era possibile proibito e sublime
uscire dalla gabbia quotidiana finché
i colpi secchi di vecchi fucili annunciarono
che altri per fortuna rischiando avevano cominciato

ci passa ora addosso come un vento rituale
il fugace ricordo di quei primi atti a resistere
altri vanno con bandiere rosse e tricolori
perché è l'epoca delle ricorrenze il nostro tempo

perché rimani dunque ancora legata a gesti desueti
quando sai che vorresti urlare la tua personale
liberazione fuggendo e inventando il presente e il futuro
e covi dentro sogni di speranza e di rinascita
nel tu tum batticuore mormorando a mezza voce
che forse magari vedremo un giorno di questi
prenderai la tua vita il tuo corpo i tuoi sensi nelle tue mani
per farlo anche tu questo atto ribelle totale assoluto
lasciando ad altri le cose che fanno tutti
e butterai fuori le risa che tieni celate di dentro
che regali soltanto nell'intimo proibito e segreto

liberare resistenza liberare parole liberare sogni
non occorre guardare il calendario per scegliere il momento
ti prude la voglia aspetti il coraggio tenti sguardi in su
sornioni e bambini e mormorii che presto molto presto
lo farai certo che lo farai prima o poi lo farai e sai
che la voglia è forte e aspetti che ti venga un raptus
ribelle bizzarro libero di sorrisi e di urla felici

liberazione è pronta
lo sai dentro lo vuoi
lo vorresti forse anche
ma i gesti ancora pigri
rimangono a crogiolarsi
dentro il pigiama
che ti avevano confezionato
su misura
tiepido e comodo
ingombrante
nello sguardo bambino
che guarda in su

 buttare all'aria tutto quanto
afferrare il presente
e il futuro
dire parole ferme
per un eterno
definitivo
assoluto
25 aprile


mercoledì 22 marzo 2017

ANEGAR EN AMORE

ANEGAR EN AMORE
                       “pazzi d'amore
                                               da morire”
a trastullarsi in castelli di carte
giocando d’eccesso
per iperboli smodate
sopra tono apposta
inadeguate ormai le parole d'uso
tragica farsa del parlare
per cercare di dirlo lo stesso
con unghie sul senso comune
ci siamo talvolta trovati anche noi
a guardarci stupiti
esterrefatti compiaciuti boriosi
in fuga dai significati consueti
e consunti del parlare quotidiano
spaventati noi stessi talvolta
e dal possibile naufragio del senso
resilienti alzando il volo
a vette più alte eccelse sublimi

giocavamo d'azzardo
cancellando a sorrisi lo spavento nascente
carezzandoci le mani
carezzandoci i volti
carezzando l'effetto finale

ridi contenta ora
t'è piaciuto giocare questo nuovo gioco
t'è piaciuto rischiare di perdersi
t'è piaciuto ritrovarsi
t'è piaciuto all'unisono muovere
nuovi passi di danza

perché certo abbiamo scherzato
ma scherzavamo sul serio
mica per finta lo sappiamo

e suggelliamo di risate sonanti
la vittoria sul senso quotidiano
e di nuovo ancora più in alto
ANNEGHIAMO D'AMORE

SOGNI...?

SOGNI...?
ho sognato di scriverti versi
         ieri sognavo di entrarti nella carne
               ora sto sognando d'essermi svegliato
che dici sei proprio una costante
ti sogno e ti vivo di continuo
è grave o c'è un rimedio magico
la luna piena ha iniziato a calare
smorzando il suo influsso
devo adattarmi amore
che posso farci mai

UDEBARRIAN

"UDABERRIAN"
col nome basco della primavera
buttiamo parole coriandoli nell'aria
a piovere giù da inzupparci tutti
petali di rosa sfumati e carnosi
tentando di dire tutto il possibile
abbraccio sorriso carezza
bisbiglio amoroso e speranza
baluginio di colori e sguardi
mani protese sguardi complici
tremori passione attesa
nostalgia saudade ricordo
sogno melodia violini
l'arpa pizzicata regala luci
rinascita continua di resurrezione
germogli nuovi di verde più tenero
inventando leggendo danzando
versi all'infinito su nel cielo
sui muri bianchi di calce
su pezzi di carta di formaggio
su monitor tremanti di stupore
su sguardi estasiati d'azzurro

                                come il tuo ora certo

                                che ascolta e ride contento

domenica 26 febbraio 2017

anche

anche
provare a farsene una ragione
se possibile
spesso arduo faticoso spossante
anche
carezzare di sguardi l'azzurro velato
di nuvolaglia
aspettando squarci improvvisi tersi
anche
estenuanti ricerche nel sogno per dargli
parvenze
almeno di realtà concreta  tangibile palpabile

anche questo sforzo estenuante
anche vederti partire e tornare
anche sussurrare il tuo nome
anche tutta quanta saperti
anche ghermire la tua immagine morbida
anche la tua pelle bianca di latte di luna di mandorla

anche tutto
o solo in parte
di sfuggita
di corsa
col tremore
di gusto

galleggia
sospeso nell'aria
il tuo riso d'argento
i cristalli di rocca
degli occhi regalati ogni volta
con anima lieve
che m'inebria pulita

e giochiamo
a far finta che tu non sei qui
ma sappiamo molto bene
che questa presenza squisita
si dilata
da quando ti ho incontrata
e infilo le dita aperte
nei tuoi capelli di seta dorata

la sera intanto
gioca a nascondino
affrontando anche lei
la strada che corri tu
lei almeno di certo se n'è fatta una ragione
contenta
pregna di te
Nan

lunedì 13 febbraio 2017

SINTONIE SOGNATE

SINTONIE SOGNATE
⁠⁠⁠era stato il 12 febbraio poco prima delle cinque
m'avevi detto che riposavi e come spesso faccio
mi ero infilato nel tuo sogno nel dormiveglia
nel tuo guardare il soffitto in penombra
nel tuo fantasticare volando leggera
t'ho vista in un breve fremito sobbalzare
mentre entravo guardandomi intorno
fiutando il profumo di gardenia diffuso
aggirandomi a prender possesso dell'aria
e del tempo che sfarinava giù sabbia bianca
e intanto ti muovevi anche tu nuotando
nel sogno mio che ti visitava tutta
e neppure servivano parole
bastava quella presenza quell'esserci
infilati dentro l'uno nell'altro sommesso
a sognarti da sveglia mentre sveglio ti sogno
possederti nell'assenza lambirti
così solo con la lingua muta che parla
l'idioma che sappiamo a memoria
appreso nelle lunghe lezioni magiche
nella nostra aula amorosa palpitanti
stupefatti stupendamente stupiti storditi
si era stato il 12 febbraio ed erano circa le cinque ormai
tu camminavi volando leggera dentro di me
ed io mi aggiravo nel tuo sangue nelle tue vene
un sogno unico sintonizzato in sincronia perfetta
e mi perdevo in te che ti stavi perdendo in me

martedì 24 gennaio 2017

MERENDA DI SAPORI COLORITI

MERENDA DI SAPORI COLORITI





tracimavano fuori dalla tazza di nuvoaglia bianca
colate purpuree di succo di lampone e marmellata di rosa canina
da potere intingerci le dita da leccare
sfiorando il blu cobalto dei tendaggi sospesi
assaggia il sangue intenso e saporoso
che ti porgo dalle labbra
il fine gennaio morde rabbioso di gelo
spandendo vapori profumati di essenze amorose
e non te lo racconto tutto questo
lo stai sentendo già anche tu
estatici rapiti di assenza presente
tamburelliamo insieme lontani e congiunti
accorati accordati all'unisono un

domenica 22 gennaio 2017

STAZIONE CHE VAI

STAZIONE CHE VAI
aspettavo il 9.55 o forse no
era il 10.55 o può darsi anche
l'11.55 difficile dirlo perché io intanto aspettavo
e non era colpa della stazione
o dell'annuncio della voce sintetica
o della scritta nei led luminosi
se vogliamo non era colpa di nessuno
neppure del treno che poteva essere stato
benissimo soppresso cancellato dimenticato
e forse neppure del mio insulso
gratuito immotivato attendere
perché la vera sostanza è che i treni
non sono certo fatti per arrivare
e tantomeno puntuali
soprattutto se ti metti in testa
di voler credere per fede che arrivino
le stazioni i treni gli annunci la speranza
l'attesa il proprio batticuore tremante
l'appetito d'amore il sogno le pulsioni
sono forse soltanto modi di dire
stati dell'animo immotivati
dolorosi e teneri insieme
che è meglio riporre nel cassetto
delle cose improbabili
e senza neppure averlo annunciato
il 9.55 e il 10 55 e l'11 55
smettono di essere prevedibili
attesi attendibili auspicabili sperati
è molto probabile che nessun treno
né ora né mai abbia in mente davvero di arrivare
oppure arriva quando lo decide lui
con un tuffo al cuore spasmodico
dolcissimo e insieme cruento
l'essenziale è non aspettare treni
né appuntamenti né lettere d'amore
e neppure l'amore stesso che se c'è
c'è e basta zitto zitto scontroso
allegro esasperato sardonico ubriaco
e non è dato sapere se c'è o se non c'è
l'unica è uscire dalle stazioni possibili
da tutte e da tutti i luoghi di attesa
rinunciare alle attese restare in sur place
guardandosi in giro provare
a scrutare gli azzurri dei cieli nevosi
le strade ingombre come un dato di fatto
con i soccorsi che tardano sempre
e non sanno e non vogliono rimediare
ai disastri ormai sempre irreversibili
la strada ora è pulita inutilmente
e lo fa solo per gioco con nonchalance
quel che c'è sospeso nell'aria rimane lì sospeso
fin quando decide di allargarti il cuore
perché non può più farne a meno
ripongo dunque nel cassetto la tua immagine
l'azzurro al fosforo del tuo sguardo
come una sorpresa nell'uovo di pasqua
da bambini quando trovavamo
anellini falsamente dorati
e riuscivamo a gustare l'entusiasmo
perché essere bambini è fantastico
gratuito totalmente regalato
e ti lascia comunque strascichi
nell'anima che durano
durano molto a lungo
ma solo finché durano
finché gli va
di durare
così




lunedì 9 gennaio 2017

COMPIACIUTA SOLITARIETÀ

COMPIACIUTA SOLITARIETÀ

"In interiore homine habitat veritas”

con sguardo pulito e sgombro
guardare fuori con coerenza
cestinando fasulli specchietti
per allodole sprovvedute
nel mare torbido dell'esistente
escludere cotillon body e ammiccamenti

parole terse inequivocabili
e questo solo può essere il nostro vivere solo
solitaria avventura che inventa
raccontandoli nuovi orizzonti
"solo et pensoso i più deserti campi-
vo mesurando a passi tardi et lenti-
e gli occhi cerco per fuggire intenti-
ove vestigio  human l'arena stampi-"
ripeto con l'aretino Francesco
e guardo lo inferno con dispitto
anche quando vien da chiedersi se
"vale la pena di essere solo-
per essere sempre più solo?"

luminarie fasulle e apparenze
omologate pulsioni seriali
fastidiose e compulsive
che fanno già tutti per abitudine

anche il sogno appare ma lui illumina
la strada e scalda e consola
gli do la mano compagno del cammino
e cerco solo gesti e sguardi di intesa
complici convinti risoluti scevri

del resto non mi curo
ma guardo e passo

Paré e mia vess

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“PARE’ E MIA VESS, L’E’ CUME FILA’ E MIA TESS”
per dire insomma che appparire senza poi essere davvero
così è quasi come filare il filo senza poi nulla tessere
si dicevano proprio nel tempo dell'apparire l'epoca in cui
l'immagine dominava soffocando l'esistenza
e nascondendo il reale con maschere su maschere
simulacri per ogni evenienza per simulare entità fittizie
per auguri di feste e cerimonie ufficiali
per incontri galanti per seduzione  e per lutto
e solo chi  refrattario  viaggia a volto nudo
appare davvero malato e deviante per  sua
patologica trasparenza autentica
ridicolo e messo alla berlina

facies di cartapesta improbabile con la fissità
della espressione statica definitiva al teatro
dell'apparire e basta da cambiare con rapidi
gesti dietro quinte e velari di garza bagnata anche loro
per la recita del fittizio lasciano a casa
le anime i sorrisi e le lacrime e quant'altro
perché il pubblico destinatario non è pronto
e non capisce un linguaggio di volti veri

e il dire ti amo ci sono ti penso ti vivo
nasconde e cela tutto il rimosso destinato altrove
riposto sotterrato nella tomba dell'intimo
e le parole asincrone raccontano emozioni inverse
pantomima tragica di abitudine rassegnata

allineate in fila sulla rastrelliera son pelouche da colpire

ti desidero tanto che voglia-
            -  dài che poi faccio altro altrove con altri
non so neppur io se mi piaci –
            -  ti sogno e mi trema il cuore sempre
dimmi tutto se vuoi  -
              - ma che lagna mi hai stufato davvero
che piacere vediamoci sai –
               - dagli un taglio che ho fretta ho da fare
il tuo nudo mi mozza il fiato –
               - e le rughe sono male nascoste
sei ciò che ho sempre sognato –
                - ma non regge il confronto con altro
ogni volta di più sono contento –
               - e per ora in apnea mi contento

VOGLIO TUTTO MA TANTO MA TANTO-
- VOGLIO TANTO MA TUTTO DAVVERO

osa dire murmure l'ultima maschera titubante
con vergogna del proprio nudo totale assoluto
teme lo scherno e da sola si masturba a schermirsi

perdiamoci pure insieme tutti quanti
simulacri fasulli e rare anime vere

a pochi però davvero sta tremando il cuore nel fondo

domenica 18 dicembre 2016

GIOCHIAMO ANCORA...?


GIOCHIAMO ANCORA...?
ma pensavo che anche ora a tornare ti trovavo
che tu c'eri sempre finora ci contavo
e sono rimasta lì interdetta
disorientata e faceva male
anche non averti pregato prima
di stare ad aspettarmi ed ora
scoprivo che non c'eri più forse
probabilmente non c'eri mai stato
né io c'ero stata mai per te
va bene si lo so che era solo un sogno
ma un sogno malato
tu anche fuori dal sogno sempre
 mi mandi saluti con la mano
mi rassicuri dicendo ogni volta
bambina ritorna
bambina ci sono
bambina siici
è la regola del gioco sai bambina
e ora con questo sogno sanguinante in mano
risento le mie parole che non rispondevano nulla
e ti dicevano soltanto che poi ne parlavamo
anche allora stupidamente interdetta
mi mancavano parole pronte
mi mancava il si che voglia dire si
o i forse che non dicono nulla
rimandando a un domani
che intanto va a fare altri girotondi
e altre capriole in altri altrove
così senza motivo perché tanto
tu c'eri come sempre e credevo
fosse impossibile che tu non ci fossi più
ma neppure nel sogno
e mi ero girata intorno
a fare altre cose
delle cose così veder gente
ma al ritorno non pensavo potessi non esserci più
ora ti dico però bambino
quello che questa bambina che sono
un po' ingenua e sprovveduta
scioccherella forse
ha pensato del nostro giocare infinito
te lo voglio dire subito senza aspettare
un domani e un altro dopodomani
sta pronto ad ascoltarmi
bambino
eccomi
ora ti dico...
Nanni Omodeo Zorini Qfwfq

giovedì 15 dicembre 2016

OSSERVO UNA FOTO





SUL RETRO GUALCITO...

sul retro gualcito
di note della spesa
 
e minuscoli scontrini fiscali
miniature sghembe di versi
d'amore o di lacrime
urlate sottovoce
col cuore in subbuglio
tremante e palpitante
ritrovate poi nelle tasche
con polvere di tabacco e cenere
di pipa fumata
ancora di nuovo compulsive
parole qui digitate
da buttare al vento di ascolti
differiti distanti eppure vicini
e mani protese
così
di nuovo
ancora
fin quando il fiato dura
ostinato e cocciuto
con sguardi di intesa
Nanni Omodeo Zorini Qfwfq
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