scegli argomenti:

domenica 2 luglio 2017

"Sì, dev'essere così, forse… (o no?)"


La scena può apparire completamente vuota. Solo in un angolo a sinistra un piccolo tavolo da lavoro, con un computer, un uomo ci sta seduto davanti, indossa una cuffia con microfono, e sta dettando un testo con un software di riconoscimento vocale.
Una luce evidenzia la sua posizione e lui, potrebbe essere un occhio di bue; il resto della scena rimane al buio. Mano a mano che lui detta ed evoca la vicenda, la luce intensa ad occhio di bue va gradualmente scemando, la sua voce diviene sempre più flebile fino a scomparire; e altre luci con un crescendo lento evidenziano nella scena le vicende che lui narra. I personaggi/attori prendono vita e voce. Gli arredi possono essere essenziali. Ridotti all'osso. Semplificati. Alcune sedie orientate alternativamente in un senso né nell'altro possono rappresentare i posti a sedere del vaporetto. Altre sedie intorno a un tavolino rappresentano l'interno di un bar. Alcune immagini evocate nella narrazione possono essere proiettate su un telone di sfondo. Ferme o in movimento. Senza di esse l'evocazione della ambientazione resterà totalmente a carico della fantasia e immaginazione dello spettatore.
Si alternano brevissimi flash/quadri, di pochissimi minuti, sei in tutto, e altri due quadri più consistenti di circa 20 minuti ciascuno.
Sequenza: il primo quadro; i tre primi flash uno dopo l'altro; il secondo quadro; gli ultimi tre flash.

PRIMO QUADRO – (personaggi/attori: NARRATORE, UOMO, DONNA. Il narratore a fasi alterne può risultare vecchissimo, sia nell'aspetto e nella voce; e successivamente mostrarsi ai tanti giovanile e con voce stentorea…)
Le prime battute sono scoordinate e poco comprensibili. Poi comincia a dettare al computer.
NARRATORE-(borbotta) … d'altra parte, dovrò pur cominciare anche oggi…
 "Al lavoro"… Si accende o no questo cavolo qui…? "Al lavoro"…
Con grande sciabordìo d'acqua, il vaporetto numero 87/C stava avvicinandosi al pontile. A gomito a gomito tenevano pronto il biglietto o l'abbonamento. Con un'ultima bordata e i motori tutta e indietro, lo scafo si avvicinò facendo ondeggiare tutto il tavolato.
L'addetto col berrettino a visiera aveva incanalato i passeggeri in discesa e in arrivo in una corsia per l'uscita. La gomena era fissata al suo piolo. Sferrazzando la transenna di metallo rientrò su se stessa…
"San Zaccaria, diretta… Avanti con calma…"
Sfiorandosi appena, volti diversi, sguardi distratti, borsa a tracolla, entrarono in cabina. L'uomo aveva guardato di sfuggita le altre persone. Di poco avanti a lui una giovane donna, i cui capelli svolazzavano.
C'erano ancora molti posti vuoti. Lui ne trovò uno in direzione di marcia.
La ragazza sull'altro lato, alcune file più avanti, in direzione opposta.
Per un istante veloce i loro sguardi si incrociarono. Poi tornarono a guardare davanti a sé.
Lui cercava di assumere un'aria distratta, ma ogni volta andava a cercare i lineamenti di quel volto. Li trovò. Li mise a fuoco. Incappò più di una volta in un sorriso smorzato, vago, non intenzionale.
Lui regalava il proprio, appena abbozzato, con malcelata intenzione.
Teneva d'occhio la mappa che aveva nelle mani.
Provando a indovinare quante fermate mancassero.
"Rialto…"
Gli sguardi di nuovo si incrociarono. Entrambi mentalmente cercavano di seguire un percorso che non avevano ben imparato a memoria.
Ad un certo punto, con sguardo d'intesa, lei mosse la mano come a dire che ci voleva ancora un po'. Lui assentì socchiudendo gli occhi. Poi provò ad azzardare un numero con le dita: cinque? Sette? Provando ad indovinare il numero delle fermate.
Poi fu lui a borbottare a mezza voce, usando molto il labiale: "però questa è una diretta magari ne fa di meno di fermate…"
E si aiutava indicando con le dita, "questa", e con la mano ad indicare la velocità, cercò di farsi capire…
Intanto si era liberato un posto accanto a lei.
Con uno sguardo pieno di discrezione, per non apparire invadente, le fece segno col dito. Lei guardò il posto vuoto e gli rimandò un mezzo sorriso.
Aveva gradito e acconsentito.

(La luce che pone in primo piano il narratore sta lentamente scemando. Si illumina la zona al centro del palcoscenico. UOMO, si è appena alzato, ha scambiato sorrisi di assenso, e si sta sedendo accanto alla ragazza…)
UOMO-io tutte le volte che ci vengo, mi sento sempre tanto sicuro di me… Ma ogni volta mi trovo abbastanza imbranato… Vedo che lei è più pratica di me… Forse è veneziana o comunque ci viene più di frequente…
RAGAZZA-… Ma neanche per sogno… Anch'io mi sto guardando intorno un po' disorientata… Lei almeno ho visto che ha una mappa in mano…
(Lui dispiega la mappa e le fa vedere il punto in cui si trovano)
UOMO- abbiamo appena passato Rialto, e non ci voleva tanto perché ci siamo passati proprio sotto… Facciamo tutto questo percorso qui… Io devo giusto andare da quelle parti di San Zaccaria…
più o meno anch'io, devo rivedere sul mio bigliettino come si chiama la calle dove ho la pensione… "Calle sacrestia", vado alla mia locanda che a dir la verità non mi piace per niente. Avrei tanto desiderato trovarmi almeno con le finestre sopra un canale… A lei forse è andata meglio?
RAGAZZA-ecco, io sono qui, qui c'è la mia pensione…
Si, le mie finestre sono su un canale. L'idea è bella.
Anche se… questo intenso odore lagunare come di fiori appassiti, entra ancora più violentemente dentro…
Ma se la sua pensione non le piace, può sempre cambiarla… ma magari ha già finito il suo soggiorno… e comunque mi scusi non sono certo fatti miei…
UOMO-ma, ci mancherebbe… No, sono venuto per un convegno, che ormai è agli sgoccioli, e a dir la verità mi sono anche abbastanza stufato.
Avevo giusto in mente di approfittarne per gironzolare un po' questa città affascinante, defunta, imbalsamata, che non smette mai comunque di attrarre…
Lei è in vacanza?
Di già che ci sono, mi permetto anch'io di curiosare e di farmi i fatti suoi… Ma le assicuro che non è tenuta a rispondermi…
RAGAZZA-ah ah ah… Non ho segreti, e poi anche a me piace tanto conoscere persone nuove, sconosciute totalmente… Trovo che sia più piacevole e più bello confidarsi con qualcuno che non abbiamo mai visto e che non conosciamo per niente…
Mi sono accorta, anzi, mi ci hanno fatto accorgere in ufficio, che avevo ancora alcuni giorni di ferie da smaltire. E ci tenevano che io le facessi fuori, per evitare magari di perderle, soprattutto in questo periodo in cui nessuno chiede ferie.
Allora ne ho approfittato per venire a trovare una vecchia conoscente. E anch'io, come lei, ho ancora qualche giorno per annusare l'odore di Venezia… Per curiosare le calli… Cercando soprattutto luoghi e angoli dove non sono mai passata… Il gusto della scoperta… Come quello degli incontri interessanti con gli sconosciuti…
Uomo-… Vedo che intanto con la coda dell'occhio lei segue la mappa, vuol dire che sarà la mia guida se me lo permette, anzi, quasi quasi questa piantina l'affido a lei…
Se non ha nulla in contrario…
Ragazza-… Ah ah ah ah, affare fatto, assumo l'incarico, con piacere volentieri…
Mi piace rendermi utile…,
Magari si domanderà cosa ci faccio tutta sola a Venezia, in questa stagione, in queste nebbie, a gironzolare sui vaporetti …
E poi, come forse le ho già detto, mi piace scoprire, persone luoghi emozioni ambienti odori panorami paesaggi…
E di già che sono in vena di confidenze e di autocoscienza, le posso anche raccontare che da pochissimo tempo ho rotto un rapporto al quale ero legata da troppo tempo, e che diventava sempre di più una palla al piede, una cosa fine a se stessa. Ma non voglio annoiarla su questa faccenda che per me è quasi totalmente cancellata e rimossa. Ho scoperto con grande piacere la bellezza dell'essere totalmente libera. Di esplorare il mondo…
Uomo-… Parole magiche… No, non è un complimento, mi creda, tutte le volte che io vado fuori dalla mia realtà abituale, anche se ci vado con un impegno preciso di fare questo e questo, quasi sempre cerco l'occasione, o me la lascio capitare addosso… ma apposta lo faccio, tanto so che non è difficilissimo ritrovare l'orientamento e tornare sui propri passi. L'avevo fatto con grande piacere anni fa a Praga… Perdermi, curiosare in giro, andare a bere una birra, ascoltare i rumori, le voci e le parlate straniere, gli odori, le impressioni… Sì certo, mi è capitato di farlo anche a Budapest… A Parigi…
In passato a volte ero andato con gruppi di amici e conoscenti, talvolta anche con la compagna che avevo allora, a fare dei viaggi. Ma mi asfissiava, mi stressava, mi ammazzava di noia il dover seguire un carnet prestabilito: dobbiamo ancora vedere la basilica tal dei tali, il palazzo talaltro… La pinacoteca pinco pallino….no, non è che non interessassero basiliche pinacoteche rassegne palazzi… Ma dopo un po' era un'indigestione.
Già in questi tipi di vacanze si cammina tantissimo.
Quasi sempre ogni giorno si è in un posto diverso. Ma alla fine, per il gusto di perdere l'orientamento, anche allora qualche volta facevo delle fughe.
 "Se non vi spiace magari domani faccio un giro per conto mio…",
dicevo, e dopo un po' sapevano che andavo a zonzo, ramingo, aspettando di vedere cose nuove, inaspettate, non cercate, non segnate sulle guide turistiche… La mia compagna naturalmente quando ce l'avevo mi guardava un po' in cagnesco e si faceva delle strane idee maliziose.
Ragazza-non so quanti giorni hai tu… Oh, mi scusi, mi è scappato di darle del tu…
Uomo-brava, hai fatto bene a sbagliarti, stavo proprio stufandomi di darti del lei… Non ti ho mai vista, non ti ho chiesto neanche ancora il nome, e magari se vuoi non te lo chiederò mai e neppure ti dirò il mio… Però trovavo stucchevole, fasullo, artificioso il darci del lei… E comunque, anche se non ti dico il mio nome e tu non mi dici il tuo, permettimi di stringerti la mano, piacere di averti incontrata sul vaporetto numero 87/C…
Ragazza- si , che così è meglio, ti stavo chiedendo quanti giorni tu avessi a disposizione ancora… Io per me non lo so… Senz'altro diversi giorni… Me li gioco io… Abbastanza per gironzolare insieme a perderci in questa città incantata, in questo cimitero luminoso di ricordi…… Piacere mio… Stava per scapparmi di dirti il mio nome… Ma è più bello giocare così… Facevamo che i nostri nomi non esistevano… Oppure se vuoi io ogni tanto ti chiamo con un nome di quelli che mi piace… E tu fai altrettanto… Ti va?
"SAN ZACCARIA"
allora ci tocca scendere…, E dato che io sono la guida, non perdermi d'occhio… Si, se vuoi ti autorizzo anche a prendermi a braccetto, fa parte del gioco, no?
Uomo- no… Cioè… Voglio dire… Io e già da diverso tempo che sono tornato single…
Ma ti risparmio le mie vicende sentimentali. Credo che sia almeno un anno o forse di più, che ho deciso di interrompere… Ma è meglio che lasci stare l'argomento, sono può darsi che ti incuriosisca, e mi tocca poi confessarti che di relazione ne ho avute tantissime… Ma per il momento facevamo che non te l'ho mai detto… Altrimenti mi chiedi subito di togliere il mio braccio dal tuo, e mi dici che non vuoi assolutamente saperne o avere a che fare con un dongiovanni incallito impenitente… Naturalmente esagero…
Sì, credo proprio che vada bene così, per il poco tempo che abbiamo a disposizione in questi giorni, meglio che ci occupiamo a perderci in laguna, tra i canali e le calli, dove troveremo senz'altro qualche ristorantino tipico, evitando accuratamente i McDonald e le pizzerie seriali… Facevamo così, mi pare bello, il passato non c'è stato, non esiste, è una vecchia fotografia dai colori stinti, facevamo allora che tutto è cominciato poco fa, mezz'ora fa diciamo, quando abbiamo deciso, o qualcun altro o la città stessa con la sua magia l'ha deciso, di incontrarci o di farci incontrare… Spero di non stancarti, io parlo sempre molto a ruota libera… Ma vedo che anche te piace… Andiamo avanti così, ti va?
Ragazza-… Ecco… Dalla tua piantina che mi hai generosamente affidato, credo proprio che dobbiamo prendere per questa calle larga qui. Se ti va ti faccio vedere dove sono alloggiata. Poi decidi tu. Magari chiediamo se li intorno c'è qualche altra pensioncina, e se ti va togli le tue cose da quell'altra che non ti piace, così diventiamo vicini di casa…
Uomo-si potrebbe dire che ha un'aria cadente, un po' tutta la città, i muri hanno l'intonaco che si sta scrostando… Tutte queste case le hanno costruite su delle palafitte, le fondamenta di tronchi piantati nella sabbia, e continuano a inzupparsi e si imbevono dell'acqua salmastra limacciosa e grigia… Non saprei neppure io dire se tutto l'insieme ha un'aria triste, malinconica, decadente…
 Il fatto è che tutto questo è mescolato con i palazzi grandiosi le basiliche che arrivano in alto puntando verso il cielo. È tutto un miscuglio, un ibrido, una mescolanza di secoli passati, una tomba vestita da festa…
Una cosa che non sopporto, è quella che tutte le calli sono piene soltanto di esercizi di negozi fasulli. Tutti vendono pizzi e merletti di Torcello, vetri soffiati di Murano…
L'altro giorno per curiosità mi sono fatto fare una confidenza. C'erano due ragazze che non erano titolari del negozio, e mi hanno confidato che è tutta roba fatta in Cina… Costa molto meno… E per i destinatari della sceneggiata per turisti, va bene così… È tutto un immenso supermercato di negozi di oggetti posticci e fasulli…
Però non me ne frega niente … Basta solo non entrarci, non comprare questa paccottiglia, giocare a far finta che Venezia sia quella che era una volta… Decenni o secoli fa…
A me piace giocare così.
Ragazza- ecco questa è la mia pensione. Però non ne ho viste altre qui intorno. Se non ti scoccia e non ti imbarazza chiedo se hanno una camera libera. Ti va? Guarda che non sto cercando di sedurti… Ma naturalmente sto scherzando anche con questa battuta del cavolo…
Entro solo un momento.
(Esce e rientra subito in scena)
dice che ne hanno proprio una che pure si affaccia sul canale.
Non voglio forzarti. Vedo che però sei d'accordo. Allora adesso mi porti a casa tua prendiamo le tue cianfrusaglie, e qui dico di tenermi la camera, ok?
Però questo umido si infila dentro nelle ossa e sotto i vestiti. Non trovi anche tu che faccia un po' freddino?
(Lui le passa il braccio sulla spalla. Lei lo lascia fare complice)
si cammina sempre tanto qui a Venezia.
Ore e ore, chilometri e chilometri… Più che stanchi, si diventa un pochino come imbabbiati, storditi, è un po' come una droga, come avere bevuto un bicchiere…
Da’ un leggero stordimento abbastanza piacevole, non trovi?
Pensa. Fino a un paio d'ore fa tu non esistevi assolutamente per me. E io non esistevo assolutamente per te. Ora so che sto parlando spontaneamente, senza pudore o remore, e mi trovo perfettamente a mio agio nel farlo. Forse proprio perché non t'ho mai vista, né incontrata, non so chi sei, e per ciò stesso mi trovo perfettamente bene.
Con lui… Oh, mi ero ripromessa di non parlare di lui, è una cosa ancora così recente fresca, che ancora mi sento addosso un po' della sua presenza… Con lui, forse i primi tempi riuscivamo a parlare un po' così come facciamo io e te adesso. Forse proprio perché anche io e lui allora eravamo degli estranei. Stavamo curiosandoci addosso e dentro l'un l'altro. Scoprendoci. Esplorandoci vicendevolmente l'un l'altro. Non sto a dire ora che la scoperta è andata via via scemando, l'entusiasmo smorzandosi, e ho verificato che non c'era davvero nulla da scoprire.
Eppure, forse succede sempre proprio così, in quei momenti, sei talmente entusiasta, euforica, ottimista, e ti piaci moltissimo per questa cosa che ti sta capitando, o così sembra, che più che un vero e proprio interesse per l'altra persona, forse è proprio di noi che proviamo entusiasmo, narcisisticamente. Io mi piacevo molto di più. Mi sentivo nuova. Rinnovata. E anche lui, mi pare di ricordare, dicesse qualcosa del genere di sé.
Ma non ne sono neanche troppo sicura. Mi viene il dubbio ora che lo facesse solo per compiacermi…
Per sedurmi, o come si dice in situazioni del genere, aveva interesse a portarmi a letto e poi quando c'è riuscito sono diventata una minestra riscaldata…
Forse sono un po' troppo cattiva ma ho ancora il dente avvelenato  …
Uomo-  ti confesso che mi piace molto come stai parlando così a ruota libera e ti ringrazio della confidenza che mi stai regalando. Anch'io mi sento perfettamente a mio agio con te, forse anche proprio perché fino a qualche ora fa eri una sconosciuta e io lo ero per te.
Oppure… Magari no…
Però mi è sorto un dubbio, te lo dico ma senza malizia…
Mi hai appena raccontato che anche con lui all'inizio ti sembrava di avere questa affinità, intimità… E la stessa cosa capitava a me,… Con la mia ultima lei… Con la mia ultima relazione, voglio dire…
Ecco, qualcosa di simile a quello che stavi dicendo tu… A me sembrava allora, e mi è sembrato per un po' di tempo, che io e lei rappresentassimo un miracolo, una combinazione rara, eccezionale, irripetibile non so se riesco a spiegarmi… Trovavo lei assolutamente diversa da tutte le altre donne che avevo incontrato e conosciuto. E d'altra parte anche lei mi diceva la stessa cosa…
Ma forse, come stai dicendo tu, faceva parte del gioco, della situazione…
Entrambi stavamo adeguandoci allo stato d'animo dell'altro, alle sue parole, quello che esprimeva, un po' per andargli dietro…, Influenzati reciprocamente… Ripensandoci, mi viene il dubbio che lei cercasse di non deludermi,, di convincersi di quello che dicevo… Era il gioco…
Ma quello che ti volevo chiedere, scusami se ti sembro un po' brutale, maldestro, indelicato… Voglio dire… Cioè… In questo momento, ci siamo appena conosciuti, stiamo cercando di studiarsi di scoprirci e di giocare il gusto della sorpresa, la cosa ci pare eccezionale, inverosimile, unica… Ma, mettiamo il caso, fra qualche giorno tu andrai per la tua strada e io andrò per la mia e ci resterà soltanto un numero di telefono sul cellulare… mettiamo    il caso voglio dire, che continuiamo a frequentarci, conoscerci… Lo butto lì, solamente a livello teorico, per ragionarci sopra… Hai capito cosa voglio dire…
Pensi forse anche tu, o temi forse anche tu, che per un po' di mesi o fra qualche anno… (Mi è scappato di dire una parola troppo grossa scusami), mettiamo il caso solamente per ipotesi, per il gusto di parlarne, di ragionarci, mettiamo il caso che fra un po' di tempo riguardiamo all'indietro. A quest'incontro casuale, fortuito, sul vaporetto 87/C, a diventare temporaneamente vicini di casa, cioè voglio dire di pensione… Viene anche a te il dubbio, con beneficio di inventario, s'intende, che ripensandoci all'indietro non ci sembri assolutamente poi così eccezionale questo momento, questa situazione, queste cose qui che ci stiamo dicendo?
Ma ora sto dicendo sciocchezze solenni, sto rischiando di rovinare l'atmosfera magica della nostra nuova amicizia…
Ragazza-  ah ah ah… Ma non star a scusarti, capita anche a me a volte di fare dei pensieri così un po' bizzarri…
No, certo, non è affatto inopportuno quello che dici e neppure particolarmente bizzarro o strano… Hai fatto un ragionamento molto lineare… Ma anche a me, proprio mentre stavi dicendo le tue parole, mi è venuto come un leggero batticuore, come se stessimo rischiando di incrinare, disturbare, mandare a pallino questa nostra recentissima amicizia… Forse è meglio davvero che lasciamo perdere il discorso…
 E continuiamo se non ti dispiace a vivere il presente.
Ti accompagno, se ti va naturalmente, a prender le tue cose e poi ti sistemi qui…
Mi pare che a due passi da qui ci sia un ristorantino, anzi, più che un vero e proprio ristorante, una specie di self-service con qualche tavolino…
Cucinano delle cose locali, tipiche, è una specie di gastronomia, ma almeno non ti propone la solita pizza, degli hamburger o delle bistecche alla milanese…
Se ti va… Visto che tra l'altro, fra un po', potrebbe anche essere l'ora del pranzo…
O tu preferisci non pranzare…?
Uomo-  come non detto… Chiedo venia… Vado a recuperare le mie cose e fra una decina di minuti ritorno. Ottima l'idea della gastronomia e dei piatti tipici… Visto che è ancora abbastanza presto, speriamo di trovare qualche tavolino libero… Al massimo, ci facciamo confezionare cibi e ce le portiamo via da mangiare in camera…
Già, ma in camera tua, o in camera mia? Ah ah ah…
Torno subito…
(Escono entrambi di scena, lui prima di allontanarsi le passa una mano sui capelli, lei lo lascia fare… con un sorriso appena accennato di compiacenza e condivisione... ma non infastidito.
Lui arriva da dove era uscito con una sacca a tracolla. Subito lei lo raggiunge…)
Ragazza-  … Ti stavo guardando dalla finestra del pianerottolo. E appena ti ho visto arrivare con il tuo immenso bagaglio, sono subito scesa… Se vuoi metti pure giù la tua sacca… E poi andiamo ad abboffarci…
(Lui esce e rientra subito senza sacca)
mi pare che si vada da questa parte, fammi vedere come si chiama questa calle… ricordati che ho ancora io la tua piantina della città…
Sì mi pare proprio di sì… Ci mettiamo soltanto qualche minuto…
A me stava davvero venendo un po' fame, stamattina non ho neanche preso la solita brioche, ma ho solo bevuto un caffè… Spero che ti piaccia, che sia di tuo gradimento, altrimenti… la prossima volta lascerò scegliere a te… Ah ah ah…
(Entrambi girano le spalle all'entrata/uscita e muovono alcuni passi nella scena… Lui le ha preso la mano. Non dicono nulla. Dopo qualche spostamento in scena a simulare il cammino verso il ristorante, con rari sguardi di sfuggita l'uno verso l'altra, si avviano verso l'uscita)

Flash 1- SOGNO-INCUBO (personaggi/attori: NARRATORE e SOGNATORE)
NARRATORE-Come altre volte la situazione risultava molto strana. Non sapeva dove si trovasse. Il posto assomigliava a tanti altri e cioè a nessuno. Sullo sfondo c'erano forse persone, movimenti, voci, oggetti… Il ragazzo guardava le proprie mani. Frugava nelle tasche. Si guardava in giro perplesso.
SOGNATORE- "…Che era proprio il mio coltellino preferito, tagliava molto bene, ci ho sempre fatto lavori meravigliosi… Eppure non so più dove l'ho messo… dov'è finito…
In tasca non c'è, e non trovo neanche più le mie biglie di vetro che erano così belle.
E anche questa cosa qui, questo telefonino, non riesco a farlo funzionare. Sul monitor continuano a comparire immagini in movimento con rumori e musichine che non capisco. Non c'è la tastiera. Non so cosa devo cercare e non so neanche come farlo.
E non so neanche dove sono. Dove mi trovo. Che cosa è questo posto qui. Ma questo non è importante. Voglio capire. Voglio vedere. Voglio fare qualcosa e non so ancora bene che cosa… "

Flash 2- FANTASIA D’AMORE (personaggi/attori: NARRATORE, DONNA, il suo amato, non recita non parla e si vede e si intravede soltanto)
 NARRATORE-finalmente lei riusciva a vederlo.
Anche se la sua immagine era ancora confusa. Avvolta di nebbia. L'aveva sempre visto così quando l'aveva incontrato. Da sempre. Era il suo lui. Diverso da tutti gli altri. Unico. Speciale. Riusciva a guardarlo anche così.
Forse non era né bello né brutto. Però era lui
L'immagine vacillava. I particolari cambiavano ma sempre erano quelli di lui. Sentiva il sangue pulsare più forte. Il battito cardiaco più accelerato. Voleva incontrarlo davvero così. Avrebbe cercato di controllarsi. Di nascondere il proprio imbarazzo. E poi? Cosa ci sarebbe stato?
DONNA-Sì. Proprio tu. Solo tu. Da sempre. Per sempre. Uomo dei miei sogni . Quello che ho cercato sempre di incontrare. Prima o poi ti incontro di nuovo. Tu magari mi guardi. Anche ora spesso mi guardi. Poi sposti gli occhi altrove. Magari sei tu che ti avvicini. Che forse mi dici delle cose, non so neanche quali, delle scuse, dei pretesti per attaccare discorso. Io ti rispondo mentre mi trema la voce. Non capisco più niente. Mi impappino. Più ci penso, e più so che sarà bellissimo, straordinario, terribile…

Flash 3 ANESTESIA-ALLUCINAZIONE (personaggi/attori: NARRATORE, UOMO IN PIGIAMA)
UOMO IN PIGIAMA-"-sono caduto in una situazione nuova. Vedo soltanto luci confuse che saltano qua e là. È tutto un caleidoscopio. E sento rumori confusi, musiche, suoni di tipo psichedelico…
E poi se provo a pensare, non riesco a farlo. Mi mancano le parole. Solo sensazioni. Impressioni. Stati d'animo. Se mancano le parole, se sono scomparse o le hanno annullate, non è possibile più niente neanche pensare.
Forse ero venuto qui per un intervento chirurgico. Mi hanno dato qualcosa che mi ha fatto perdere conoscenza e coscienza. Può darsi che magari tutto sia andato male. Sì, forse è proprio così, visto che non c'è più niente: cose, facce, persone, voci vere, non ci sono più neppure le parole per dirlo, forse tutto è già finito. Forse non c'è più niente. Dev'essere proprio così. Non riesco quasi neanche a pensarlo o a dirlo. Non mi fa né paura né altro. Dev'essere che il mondo e la realtà sono finiti. Dev'essere che io sono morto e sono in un'altra dimensione sconosciuta. Non è dolorosa. Sono solo confuso e meravigliato. Però non la capisco.
E  poi, che cosa ci sarà al di là di questa musica e di questi colori che saltellano in giro? Buio? Fantasmi orribili? Un niente pieno di tutto questo?"
NARRATORE-Poi si era alzato, barcollando, reggendo la boccia della flebo che gli entrava nel braccio. Vide che era nella cameretta di una clinica. Frugò nella tasca del giaccone per cercare da fumare. Si avvicinò alla toilette. Provarono inutilmente a fermarlo. Sentì il mani sulle sue braccia. Parole femminili  confuse quasi di rimprovero. Diede alcune avide boccate di fumo. Non riusciva a parlare bene aveva la bocca tutta impastata e ingranata.
La realtà era tornata. Il lettino d'acciaio. Il lenzuolo il copriletto bianco. Le veneziane abbassate per far entrare poca luce. Provò a guardarsi ancora intorno. Tutto quanto ballava. Però esisteva. Allora non era morto!

2° quadro GLI ANNI INDIETRO- (NARRATORE, UOMO 1, UOMO 2, DONNA)
Scena  vuota. Luce sulla scena vuota, quattro sedie intorno a un tavolino simulano un bar. La luce  poi si attenua e svanisce lasciando il posto a quella alla sinistra dove c'è il narratore con il suo tavolino. Potrebbe avere cambiato posizione o abbigliamento.
Il narratore inizia a parlare.
NARRATORE-  … Ora andiamo un pochino a veder indietro, qualche anno…
Dalla destra entra un uomo. In una mano tiene dei fogli piegati. Si guarda intorno. Cava di tasca lo smartfone. Ci guarda il monitor.
legge ad alta voce:
UOMO 1.-  "Arrivo alle quattro. Spero di trovar subito il parcheggio. Ciao"
(lui passeggia guardandosi intorno. Ad un tratto gli squilli al telefono)
"Sì, ho visto che sei tu… Sono appena arrivato, fai pure con comodo, che aspetto… Io ti ho portato le carte. Ok. A fra poco allora…"
(Sempre da destra arriva un altro uomo)
UOMO 2- … Eccomi… Scusami… Sto arrivando… E molto che aspetti?
Io ho già portato i documenti, vedo che anche tu ce li hai.
Senti, sediamoci li… (Si siedono al tavolino)
Però è un sacco di tempo che non ti vedevo. Cosa saranno? 10… 15 anni? Più o meno… Vedo che non sei cambiato per niente… O almeno come sono cambiato anch'io. Come vedi ho perso un po' di capelli, ho messo su pancia… Niente di eccezionale, solo un po', alle donne piacciono gli uomini con la pancia… Ma guarda che vedo che anche tu non hai più quella tua silhouettes che avevi una volta… Eh... il tempo passa per tutti… altro che… Come te la passi vecchio mio?
Beh, io come al solito, quel solito lavoro squallido, che però mi permette di essere autonomo, di fare la mia vita, e … di continuare a pagare l'assegno quella là…
No, da un po' di tempo mi lascia tranquillo, niente più le raccomandate del suo avvocato. Abbiamo concordato la cifra, ci siamo divise le cose che erano di tutti e due insieme, e poi figli non ne avevamo… Più comodo così… Non è che non mi sarebbe piaciuto di averne, magari uno o due, ma quando abbiamo cominciato a parlarne eravamo già abbastanza in rotta…
Tutti i giorni, era un continuo accanimento, una bufera, un litigio assurdo e senza motivo… Ogni pretesto era buono. Lei si divertiva, secondo me lo faceva apposta, a ricordare male quello che secondo lei avevo detto…
"… Ma mi avevi detto che saresti andato tu a ritirare il piumone… No, guarda che me lo ricordo bene… Tutte le volte così… Sembra che lo fai apposta…"
Sulle prime io ci cascavo come uno scemo. E  stavo lì a fare il pignolo, a tagliare un capello in quattro, a ricordare particolari, addirittura ricordarle dove eravamo in quale parte della casa quando ne avevamo parlato… Ma cribbio, non c'era niente da fare… Poi mi ero rassegnato, cercavo di rimediare, di ricomporre il conflitto, di darle ragione, anche se dentro mi rodevo perché ero convinto di avere ragione io. Qualche volta c'era anche scappata qualche tenerezza. Così, come i primi tempi che stavamo insieme… Una parolina dolce, una coccola, lei andava in bagno a farsi la doccia… Usciva ancora un po' bagnata e grondante, teneva apposta l'accappatoio un po' slacciato… Era proprio furba…
In quel modo mi aveva fatto diverse volte cambiare umore…
Ma un po' alla volta i litigi erano diventati cronici, ricorrenti, abituali…
Era quasi come se si è lei che io ne avessimo bisogno… Era un rito abituale, un'alternativa un po' brutto è un po' squallida rispetto a quelle che avevamo nei primi mesi o nei primi anni di convivenza.
Brontolando, e senza quasi scambiarci parole, io preparavo la tavola e lei scaldava qualcosa nel microonde… O viceversa… Lo sai che mi è sempre piaciuto cucinare e a volte, quando avevo tempo, mi divertivo farlo.
La cena era un mortorio. Una messa funebre. Solo mezze parole biascicate.
"il pane è un po' raffermo mai quello di ieri… Se tu vuoi bere il vino bianco nel frigo. Io non ho voglia. Bevo dell'acqua. Com'è che questa roba non è ancora calda? Questo cavolo di microonde funziona solo quando vuole lui…"
Me n'ero quasi fatto una ragione, tant'è vero che avevo cominciato a vedermi qualche volta con quella ragazzetta giovane dell'ufficio vendite. Niente di speciale. Abbastanza carina ma assolutamente insipida. Non sapeva di niente. Tante  buone maniere, paroline dolci, salamelecchi, le solite parole e frasi.
Io naturalmente stavo al gioco. Visto che a casa andavo sempre in bianco, lo trovavo comodo, consolante, appagante almeno dal punto di vista erotico sessuale…
Un tempo noi uomini dicevamo: "ogni mancata è perduta".
Poi a un certo punto il fulmine che speravo rinviato per sempre. Una raccomandata del suo avvocato.
"Mi corre l'obbligo di informarla, che a nome della mia cliente, signora tal dei tali, con lei regolarmente coniugata, le chiedo la separazione, che voglio auspicare consensuale…"
E di lì, il tira e molla continuo, assegno si/assegno no, io avevo un reddito molto più alto del suo, e non poteva e non voleva perdere il livello di vita precedente… E i mobili che se li prendeva? La casa era intestata ad entrambi anche se me l'ero pagata tutta io. Cominciò il viavai delle processioni degli eventuali acquirenti. Poi alla fine è arrivata una soluzione. Il mercato in quel momento era abbastanza basso, ma ero riuscito ad acquistare due appartamentini non troppo piccoli, uno per me e uno per lei.
Ma scusami… Sai come sono fatto io… Appena tacco parlare, nessuno mi ferma più… Parlami di te piuttosto…
UOMO 1-  … Ma no, certo che no, non è un problema… Dopo tanti anni mi hai fatto un resoconto abbastanza veloce di te… Anche tu non sei cambiato per niente… Voglio dire a parte qualche capello in meno e qualche chilo in più. Io come ricorderai forse già da molti anni vivevo da solo. Avevo messo da parte  matrimoni e convivenze. Dopo quell'ultima vicenda squallida che mi era costata un sacco di soldi. Perché ero stato uno srtupido. L'avvocato me l'aveva poi detto: mai intestare le proprietà anche facendo patti scritti. Quelli contano come il due di picche. In pratica ci aveva ormai rinunciato.
La tipa aveva cercato qualcosa di meglio, intendo dire dal punto di vista economico… Degli amici mi hanno detto che l’avevano vista diverse volte con omaccioni molto più anziani di me, tutti in tiro ed eleganti… Aveva trovato dove attaccare il cappello…
Ma queste sono cose passate e sepolte.
Faccio la mia solita vita che facevo qualche decennio fa. L'attività è faticose pesante, ma mi ha sempre soddisfatto. Ho sempre saputo accontentarmi.
Ma ti ricordi quella volta, sarà stato più di vent'anni fa o addirittura 25… Ci eravamo visti quand'era successo quel fattaccio. Sai a cosa mi riferisco.
Dopo l'incidente eravamo tutti rimasti scossi. Turbati. Sconvolti.
Era sempre stata una donna bellissima e affascinante. A me non era particolarmente simpatica, anche se qualche volta avevamo avuto qualcosa di intimo. Ma niente di definitivo o di troppo stabile.
Con le sue maniere di gran dama, però era brava a recitare quella parte…
E poi, quel giorno, mi arriva la telefonata: "… Sì, proprio lei, sulla tangenziale… Ora c'è solo un groviglio di lamiere, non ti consiglio di andare a vederla perché non la riconosceresti…
Credo che la cerimonia sarà martedì alle cinque. Ci vediamo lì, se tu puoi, rivedremo anche gli altri e le altre amiche di un tempo…
Certo, spiace moltissimo anche a me, non me lo dire… A presto"
C'era  tantissima gente. ma come al solito in situazioni del genere, ognuno parlava dei fatti suoi conti gli stava vicino. Al massimo qualcuno in modo un po' macabro raccontava i particolari di come l'avevano trovata. Della dinamica dell'incidente. Del sorpasso azzardato. Delle lamiere contorte.
È stato allora che abbiamo fatto io e te una lunga chiacchierata. Anche noi parlavamo di tutt'altro. Mi pare di ricordare che tu mi avessi raccontato della tua infanzia. Di quando andavate con la tua banda di amici a rubare la frutta e poi vi inseguivano col bastone urlando.
E di quella ragazzina che ti eri fatto a scuola, della scuffia che ti eri preso, di quanto ci eri stato male quando la rivista in discoteca con quell'altro a fare la scema…
E, i tuoi, se non sono indiscreto, che fine hanno fatto? Ci sono ancora?
In quegli anni facevamo la militanza politica ricordi?
"Padroni, borghesi, ancora pochi mesi…" era uno dei nostri slogan preferiti. Veniva  bene ritmato tutti insieme in coro. E le riunioni, in quello scantinato pieno di fumo, dove c'era sempre qualche rompi scatole che doveva presentare delle emozioni d'ordine…
Ricordo che una volta quella vecchia compagna che faceva la bottegaia, e che alle riunioni si addormentava sempre sodo, ad un certo punto si era svegliata di soprassalto, e aveva buttato lì una battuta: "… Io sono proprio d'accordo con quello che ha detto il compagno tal dei tali…"
Nessuno aveva avuto il coraggio e il pudore di trattenere le risa: il compagno nominato quella sera non c'era!
E poi i volantinaggi, i picchetti alle fabbriche, e ci chiedevano i documenti e rischiava di denunce…
Acqua passata.
Era stato proprio in quegli anni se non sbaglio, che avevo avuto quel mio colpo di fulmine.
Ci eravamo conosciuti in una di quelle camminate estenuanti, che io in genere cercavo di evitare, per pigrizia. Alla fine mi avevano convinto.
L'avevo subito notata. Guardava con l'aria un po' civetta e un po' provocante. Aveva un bel modo di ridere. Si era associata per tutto il cammino per ore accanto a me, ridendo e dicendo stupidate…
La sera avevamo bevuto tanto, su all'alpeggio, nella baita. Puzzavamo di fumo di legna misto a quello di sigaretta. Avevamo mangiato scatolette e affettati. Lei continuava a riempire il bicchiere, e poi se lo riempiva anche lei, trangugiava tutto d'un fiato, e le scendevano rigagnoli purpurei dalla bocca sulla guancia.
Ci eravamo inciucchiti di brutto. O di bello. Non saprei dire.
Poi eravamo andati a dormire nei letti a castello. Lei si era infilata nel mio sacco a pelo. Non faceva troppo caldo, però lei ci era venuta soltanto con le mutandine e col seno nudo. Avevo cercato di fare altrettanto. Il vino che aveva in corpo non mi faceva sentire il freddo.
Dopo un po' di maneggiamenti, lei si era aperta, ma chi era scappato da tutti e due di fare dei mugolii di piacere…
Dopo un po' qualcuno cominciò a tossire forte, fin quando una voce incazzata aveva gridato "se qualcuno ha voglia di farsi una scopata, può andare di sotto che non c'è nessuno… Qui preferiremmo dormire porco giuda."
L'urlo, per quanto avesse scosso abbastanza me, non mi aveva impedito di concludere gli ultimi assalti pelvici. E mi ero scaricato dentro di lei. Avevamo riso. Sottovoce. E avevamo dormito tutta la notte avvinghiati l'uno all'altra. Sudati come bestie.
Al mattino ero intronato e avevo un cerchio alla testa.
Nella sacca militare insieme alle sigarette mi ero portato delle aspirine per ogni evenienza. Con il caffè ne avevo mandata giù una.
Lei aveva ancora un riso scurrile e osceno, ma un pochino più appannato.
Alla gita successiva che facemmo, avevo cercato di raggiungerla nel gruppo… Ma lei era voluta salire in macchina con degli altri. E stava già facendo la svenevole e la cretina con un altro, con una faccia nuova…
Ci ero rimasto un po' di sasso, ma me l'ero aspettato.
Anni dopo l'ho incontrata. Molto elegante, casual, alternativa e con gli zoccoloni… Con quei vestiti svolazzanti lunghi fino ai piedi. Era sposata. E quando ci eravamo appartati un secondo, mi aveva detto che quello era davvero l'uomo della sua vita, e che era innamorata di lui quasi quanto lo era stata di me… Alla faccia!
UOMO 2-  sì, me la ricordo, era davvero una donna notevole, ci avevo fatto anch'io delle fantasie… Lo so, pare che tutti dicessero che da quando si era sposata era diventata fedelissima, donna di casa, di lusso e molto benestante, molto attenta e sfoggiava il suo nuovo ruolo…
Ma dì, tornando all'incidente sulla tangenziale, ti ricordi che quando poi è finita quella funzione, siamo andati a firmare sul registro, e abbiamo visto il suo compagno di allora. Con gli occhi cerchiati e lucidi. Nessuno di noi due ha osato neanche stringergli la mano. Ci sembrava di disturbarlo. Di rovinare quella cosa orribile che era il suo lutto di quel momento, e del quale sembrava molto geloso e goloso.
Dato che ne abbiamo parlato, mi ricordo quando interveniva le riunioni anche lei. Con quel suo tono compassato. La sua voce bellissima e un po' recitata.
E lì, alla cerimonia, c'era solo della gente che chiacchierava, ricordava, e quel grosso blocco di legno lucido, che conteneva il suo corpo ricomposto.
Ma senti, è bello chiacchierare, ma ho portato i fogli. Guarda un po' tu se vanno bene. Sono quelli che mi hai chiesto tu.
UOMO 1-  … Sì… Si… Mi sembra che vada tutto bene… Fai vedere questo… Ok… Io ho portato questi altri… Mi pare che tu debba firmare qui, mi hanno già fatto la crocetta, sì, proprio lì, vedo che già la biro meno male… Io firmo i tuoi… E siamo a posto…
 (Entra una donna. Saluta uno dei due. Si accosta)
DONNA- … Ma ecco dove ti eri cacciato… (Dice a UOMO 2) Ti avevo già cercato in piazzetta… Salve… (Rivolta all'altro)
Ma forse sono un po' in anticipo. Mi fate sedere con voi? Grazie.
Avevo paura di non trovare parcheggio qui in zona. E allora mi sono mossa prima. Continuate pure. Di cosa parlate di bello? Calcio? Politica? Donne…? Ma va là che voi uomini parlate solo di questo.
(I due sorridono imbarazzati. Si guardano. Ma non ribattono)
UOMO 1-… Niente, dovevamo sbrigare una faccenda e l'abbiamo già fatto. Intanto ne abbiamo approfittato per ripescare dei vecchi ricordi. Di tanti anni fa. Un po' di tutto.
Forse lei conosceva quella nostra amica che aveva avuto quell'incidente terribile sulla tangenziale?
DONNA- come no, ne abbiamo parlato per molto tempo. Era stata una cosa sconvolgente mi ricordo. Uno scontro frontale…
UOMO 2-  io ricordo che era avvenuto per un sorpasso azzardato… Sulla tangenziale si viaggia a senso unico. Impossibile uno scontro frontale…
DONNA- ma sei sicuro che fosse stato sulla tangenziale? Era la cosa… Come si chiamava… Era una donna molto affascinante ricordo.
UOMO 2-   lasciamola riposare in pace, poi si parlava di quando facevamo la militanza politica, qualche volta eri venuta anche tu, con il tuo ragazzo…
DONNA- mi ricordo, ma quanto fumavate tra tutti… Secondo me vi piaceva trovarvi come si fa al bar, a parlare di calcio, ad accapigliarsi, a far la voce grossa… Io poi mi sono stufata, e anche lui. Abbiamo cominciato a frequentare altri posti.
Ah, lo sai chi ho incontrato poco fa? Non puoi crederci…! Ti ricordi quel tale che veniva in piscina con noi, sarà stato due o tre estati fa… Si ricordava di me, si ricordava benissimo anche di te e del mio compagno. Però era di corsa… Dice che lui ora va in palestra. Aveva dei tatuaggi sulle braccia e uno sul collo. Io non so se mi piacciono. Al massimo mi sono fatta fare questo qui alla caviglia, una cosa delicata e garbata, una farfallina...
Dài, non fate gli scemi, pensate subito a quella cosa là voi…
A me non piacciono troppo i tatuaggi vistosi che coprono tutto il corpo. Ma una cosina così, semplice e delicata…
Ciàh, se volete vi lascio continuare i vostri discorsi… Come? Avete già combinato tutto? Vedo che hai dei fogli, e anche lui… Avete fatto affari, ma sono fatti vostri non mi interessano…
Fatevi pure i vostri affari…
UOMO 1-
( si alza, sorride e saluta l'amico e la ragazza. E si allontana. Poco dopo anche i due si alzano ed escono di scena da un'altra parte)
UOMO 2-… Se c'è qualcosa che non va ancora dammi un colpo di telefono e ci accordiamo… (Dice mentre è quasi uscito di scena)

Flash 4. LITIGIO-RICORDO (personaggi/attori: NARRATORE, DONNA, UOMO)
NARRATORE-  un ricordo; con i suoi particolari, sembrava reale, poi gradualmente si smontava, con due o tre versioni e varianti sempre diverse, anche magari solo per inezie. Un  uomo e una donna.
Uno  spazio immenso, brulicante di persone a gruppi. Molte auto erano rimaste fuori nei parcheggi. Altre si affollavano per essere caricate. Tutte incolonnate. Le sagome immense delle navi/traghetto. La più vicina a loro recava un'immensa scritta sulla fiancata bianca "SELENIA". Scambiarono tra loro uno sguardo e un cenno di sorriso. Stupiti affascinati da quella sagoma sovrastante che incombeva sul loro.
Ogni tanto la colonna di auto davanti a loro avanzava di qualche metro. Per non accendere continuamente il motore, a volte lui la spingeva avanti così. Guardò l'orologio. Mancavano ancora 40 minuti.
Poi lei gli aveva detto:
DONNA-“…sono contenta, sai? È bellissimo…”
NARRATORE- O forse no. Doveva avergli chiesto:
DONNA-"dove hai messo la borraccia dell'acqua fresca?"
NARRATORE- Dei marinai vestiti di bianco col cappello a visiera e col megafono davano istruzioni che però non si riuscivano a comprendere bene da lontano.
DONNA- “-Sono contenta, sai? È bellissimo…
UOMO-La borraccia credo di averla messa sul sedile di dietro prova a guardare…
Speriamo che si sbrighino perché io mi sto un po' rompendo le scatole
DONNA-…è bellissimo anche questo cielo azzurro e il sole che scotta sulla pelle
UOMO-  ti ripeto che se vuoi la borraccia devi cercartela da sola. Io devo stare attento a seguire la colonna se no quelli dietro si mettono a suonare e si arrabbiano
DONNA-non capisco perché mi rispondi così bruscamente… Stiamo andando in vacanza per due settimane, no?
UOMO-Sì, passala anche a me che mi sta venendo sete”
NARRATORE- Lei guardava un omaccione alto dai muscoli gonfiati coperti di tatuaggi. Alcune macchine davanti a loro.
Quando lui se ne accorse ebbe un leggero moto di disappunto.
Lei aveva sempre affermato che negli uomini non guardava il corpo o l'aspetto fisico. E intanto continuava a lanciargli delle occhiate di sfuggita. Golose.
DONNA-Ma tu te lo sei sognato, caro mio! Figurati se io guardo quel bestione li! Non è certo il mio tipo di uomo.
NARRATORE- Eppure lui ne era molto convinto.

Flash 5- UN MONDO DA SOGNO (personaggi/attori: NARRATORE, RAGAZZA)
NARRATORE- La ragazza stava guardandosi in giro.
Traffico, rumori, smog, rifiuti.
I media raccontavano di situazione terrificanti.
Distruzioni, bombardamenti, massacri, annegamenti, fame…
Lei  cullava dentro di sé il suo sogno.
RAGAZZA- … un ricordo d'infanzia. Ero stata nella valle, rotolandomi nei prati , raccogliendo  fiori. Sentivo uccellini trillare e ne vedevo i voli solcare il cielo.
La nonna era in disparte che lavorava a maglia. Come faceva sempre. Seduta accucciata su un sasso.
Dal lato della collina scendevano diversi rigagnoli d'acqua.
Con piccole cascatelle di spruzzi bianchi.
Con i piedi nudi calpestavo il tappeto del prato appena tagliato. E ne sentivo la piacevole carezza sulla pelle.
Una valligiana, con il fazzoletto colorato a crocchia sul capo, e l'abito lungo che le ballonzolava intorno, raccoglieva con un rastrello di legno mucchietti di erba tagliata per farla seccare. Faceva il fieno.
Alcune volte ci eravamo sorprese a guardarci  tra noi.
Lanciavo richiami con voce squillante. L'eco rispondeva, lontana, sorda.
Ora cerco di riavvicinare quel ricordo sognato e sognante e di sovrapporlo al presente amaro.
E ci aggiungo pensieri.
Vedo scomparire i modi bruschi sgarbati della gente sui mezzi pubblici.
Trovo sguardi amici. Scambio sorrisi tranquilli.
Mentre traverso il marciapiede, coccolo dentro quelle immagini lontane, sognandole.
E intanto mi sento un vago cenno di sorriso interiore che mi incurva le labbra.
Quando? Dove? Con chi?
Copro con il lenzuolo del cielo azzurro la brutta città grigia con i suoi manifesti pubblicitari.
E regalo rami fioriti al posto delle insegne."

Flash 6-RICORDI DA ADOLESCENTE
 RAGAZZO-… Che combinazione… Un volto, una foto sul socialnetwork, per quanto diversa,  me ne ha richiamata un'altra, lontana, stupenda, piacevolissima, struggente direi…
E non è la prima volta che mi capita una cosa così…
E piano piano metto a fuoco quel ricordo.
Un lungomare come tanti, panchine, palmizi, la ringhiera di metallo plastificato verniciata di verde, spiaggia libera davanti, corpi luccicanti di olio solare, odore intenso di salmastro e di vacanza…
Appena dopo il liceo.
Appoggiato con i gomiti alla ringhiera.
Gettato a terra l'ultimo mozzicone.
Sulla destra, a fianco a me, pochi metri distante.
Guardata solo di sfuggita.
Mini shorts e prendisole copriseno.
Credere che stesse guardando proprio me me e non la torre diroccata alla mia sinistra.
Al successivo incrocio di sguardi, lei guarda intensamente…
Tutto è velocissimo.
Mangiare gamberoni e trofie al pesto.
La  sera di nuovo sul lungomare, mani che si cercano, che si incontrano, che non si evitano.
Parole all'infinito. Con pensieri fuori campo.
No. Forse mi sbaglio. Era di fianco a me sulla sabbia sotto un piccolo ombrellone.
Sguardi comunque incrociati.
Curiosità reciproca.
Un pallone arrivato per isbaglio rilanciato da dove era venuto.
Sguardo d'intesa con un mezzo sorriso.

RAGAZZA-È meglio che non ci vediamo più… Sabato arriva il mio ragazzo… È stato bello però…

RAGAZZO-Deglutire un boccone amaro di saliva.
Non buttar via subito la speranza.
Incontrarla avvinghiata al suo lui. Neppure mi vede. Mi ha già cancellato.
Un SMS: «ti ho incontrata sulla linea verde, sei scesa a Porta Genova… Mi sono nascosto in mezzo alla gente…»
(Ragazzo silenzioso immobile)
Oppure anche: « lo so… Eri proprio tu sulla metro verde, 18 59, scendevi a Porta Genova… Ti va di mangiare ancora i gamberoni…?»

RAGAZZA- Ma anche: «stavo scendendo alla fermata, non ho voluto apposta guardarti, perché mi batteva il cuore… Da un anno e mezzo mi sono sposata… Se ti incontro un'altra volta ti racconto tutto… Scrivimi se vuoi… Ci sono…
A lui non ho mai raccontato niente di noi. Però lo racconto ogni tanto a me stessa»
(scena buia)

Nessun commento: